La mantide dalla danza di serpente: scoperta in Sardegna una nuova specie
Ameles serpentiscauda, foto di Roberto Scherini
Chi potrebbe immaginare che in un’epoca in cui esploriamo il mondo tramite i filtri digitali di internet e dell’intelligenza artificiale ci sia ancora qualcosa da scoprire nel giardino dietro casa. O quasi: lungo una spiaggia.
Siamo sulla costa sud-occidentale della Sardegna, tra piante di elicriso e venti carichi di salsedine. Qui Oscar Maioglio, entomologo dell’Associazione Naturalisti Piemontesi, nell’estate del 2024 nota un piccolo insetto, sottile come un filo d’erba, muoversi in modo strano. Scatta qualche foto e la invia subito all’amico Roberto Battiston del Museo di Archeologia e Scienze Naturali di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, che da anni studia le mantidi. Non riconosce però quella che vede in foto.
Foto di Roberto Scherini
I due si convincono che vale la pena approfondire la questione. Seguono nuove osservazioni comportamentali, dibattiti, confronti con musei e altre collezioni. Viene coinvolto anche Andrea Luchetti, genetista dell’Università di Bologna. Anche grazie alle analisi molecolari del suo team viene dissipato ogni dubbio: si tratta di una nuova specie mai osservata prima, un endemismo italiano che fino a ora era rimasto sconosciuto alla scienza. Il lavoro è ora pubblicato su Ethology Ecology & Evolution. Era più di 40 anni che in Italia non veniva scoperta una nuova specie di mantide.
“Dopo ore passate al microscopio a confrontare decine di esemplari di collezioni museali, a sfogliare pagine di letteratura scientifica e confrontare foto, disegni, sequenze e dati di ogni tipo, esiste un momento preciso in cui realizzi che non c'è nulla al mondo di uguale all'animaletto che hai davanti. Allora esclami: wow!” racconta Roberto Battiston. “Si tratta dello stesso wow di quando metti piede in un angolo remoto di foresta vergine o quando scendi in una grotta mai esplorata prima. È quella vertigine dell'ignoto che da sempre ha fatto battere il cuore agli esploratori di mondi nuovi e, posso garantirlo, anche a noi tassonomi, quando ci troviamo per la prima volta al cospetto di una nuova specie”.
Il nome che le è stato assegnato è Ameles serpentiscauda, che sta per mantide nana dalla coda di serpente. “È un nome affascinante che racconta la sua caratteristica più peculiare” spiegano i ricercatori in un comunicato: “durante il corteggiamento il maschio danza muovendo l’addome come un serpente per incantare la femmina. Talvolta sinuoso, talvolta “scattoso” come un sonaglio: un movimento complesso che nessuno aveva mai documentato prima”.
Perdere la testa per amore
Tra moglie e marito è sempre bene non mettere il dito, ma gli scienziati naturalisti sono sempre stati affascinati dalla turbolenta vita di coppia delle mantidi, che può arrivare anche al cannibalismo sessuale: “prima o dopo l'accoppiamento la femmina divora il maschio, che peraltro è in grado di terminare la copula anche se decapitato”.
Ad oggi non esiste una spiegazione evolutiva univoca di questo bizzarro comportamento: potrebbe trattarsi di una strategia molto selettiva di scelta del partner, potrebbe avere a che fare con l’apporto nutritivo necessario alla femmina per produrre più uova, o paradossalmente potrebbe essere un meccanismo che, togliendo risorse alla testa, permette addirittura di migliorare la prestazione del maschio.
Va sottolineato che non sempre il malcapitato ci rimette la testa e anche questo può dipendere da diversi fattori. Il maschio di Ameles sepentiscauda potrebbe aver escogitato una sorta di danza per non far indispettire la femmina. Lo studio infatti documenta “un inaspettato linguaggio d'amore che i maschi scambiano con le femmine per addolcirle ed evitare di essere divorati: è un linguaggio fatto di micro movimenti, indipendenti e coordinati, che rivela una capacità di comunicazione sorprendente per un insetto finora considerato schivo e solitario”.
Sulla sinistra Oscar Maioglio, sulla destra Roberto Battiston
Il fascino di una fragile biodiversità
La scoperta è avvenuta in una zona della Sardegna che oggi risulta piuttosto remota, ma in cui il turismo si sta poco a poco affacciando. Inoltre, in quell’area i pastori portano a pascolare le pecore, che si nutrono dei cespugli su cui vive questa mantide. “Il fenomeno è noto come overgrazing e per le mantidi è un serio problema” spiega Battiston. “Per quanto ne sappiamo oggi la specie vive solo in quell’unico, minuto tratto di costa, con un’estensione di areale di poche centinaia di metri, tanto che il suo stato di conservazione viene già proposto come specie Gravemente Minacciata (Critically Endangered), secondo i criteri dell'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN)”.
“Abbiamo avuto il privilegio di osservare una specie mai vista prima” continua Battiston, “un animale appena scoperto che rischia già di estinguersi e merita tutta la nostra attenzione. Viviamo in un Paese dalla biodiversità straordinaria, che non manca di mostrare ogni anno nuove, inaspettate sorprese. Allo stesso tempo, abbiamo anche la responsabilità di studiarla e prenderci cura di essa”.
Le mantidi sono insetti rari e ancora poco conosciuti. Contano circa 2500 specie in tutto il mondo, poche se paragonate alle centinaia di migliaia di specie di coleotteri o farfalle. Scoprirne una nuova è un evento molto insolito, soprattutto considerando che in Italia, Paese dalla lunga tradizione di studi naturalistici e dalla fauna oramai ben nota, le specie registrate fino ad oggi erano solo 13, come risulta dall'ultima check-list della fauna italiana, curata dallo stesso Battiston.
L'ultima nuova specie è stata descritta in Sicilia nel 1982, più di quarant’anni fa. Per questo, la scoperta della piccola mantide nana dalla coda di serpente ha un peso particolare: significa che la biodiversità italiana è ancora più ricca, ma al contempo più fragile, di quanto crediamo. E riserva ancora molte sorprese.