SCIENZA E RICERCA

Selezione del cibo? Per le mosche è questione di sopravvivenza

Spesso quando si avvicinano, specialmente al piatto nel quale stiamo mangiando, il gesto di cacciarle lontano viene spontaneo. Eppure la ricerca e la selezione del cibo da parte delle mosche sembrano essere mosse da ragioni di sopravvivenza

Lo rivela uno studio, A neuronal ensemble encoding adaptive choice during sensory conflict in Drosophila, condotto da un team di ricerca della Yale University e pubblicato sulla rivista Nature Communication.

Secondo Michael Nitabach, autore senior della ricerca e professore di fisiologia cellulare e molecolare, genetica e neuroscienze presso la Yale School of Medicine, le mosche hanno un gusto discriminante che tende ad orientarle verso cibi calorici dolci e nutrienti portandole ad evitare, invece, cibi amari e potenzialmente tossici. Tutto questo sarebbe legato al comportamento di una rete di neuroni presente in una particolare area del cervello dei piccoli insetti che gli scienziati hanno esaminato.

Per provarlo hanno somministrato ad alcuni moscerini della frutta, la Drosophila melanogaster, privati del cibo, alcuni alimenti dolci e nutrienti con l’aggiunta di chinino amaro e cibi meno dolci e meno calorici, ma non amari. Quindi, attraverso il Neuroimaging, o imaging cerebrale (tecnica per la mappatura del sistema nervoso) mentre erano intenti a scegliere il cibo, hanno monitorato l'attività neurale nei loro cervelli.

I risultati delle analisi hanno rivelato che non è solo il gusto a determinare le loro scelte, ma anche l'esperienza precedente (gli animali accumulano informazioni relative all’esperienza passata che influenzano le decisioni future), e la fame, che in questo caso li ha orientati verso cibi più amari ma più calorici. Alla base di queste scelte sta un meccanismo neuronale specifico. Le mosche trasmettono informazioni sensoriali a una regione specifica del loro cervello, dove i segnali vengono codificati, innescando ciò che equivale, per un insetto, ad una decisione esecutiva. I ricercatori hanno scoperto che i modelli di attività neuronale in quest’area del cervello cambiano in modo adattivo quando vengono introdotte nuove scelte alimentari, il che determina la decisione della mosca su quale cibo mangiare.

Gli animali integrano le informazioni sensoriali relative al cibo dall’ambiente che li circonda e questo li costringe a fare scelte di tipo adattivo. Ad esempio la Drosophila, dai frutti in decomposizione, deve bilanciare l’ottenimento del nutrimento essenziale evitando allo stesso tempo di ingerire agenti patogeni, tossine e altri elementi che ne comprometterebbero la sopravvivenza.

Lo studio ha inoltre dimostrato che manipolando i neuroni nelle aree del cervello che alimentano questa regione specifica, la scelta della mosca si modificava. Provocando, ad esempio, una diminuzione dell'attività nei neuroni coinvolti nel metabolismo, hanno scoperto che le mosche affamate erano portate  a ricercare cibo a basso contenuto calorico. E in questo hanno rilevato delle connessioni rispetto alle scelte alimentari dell’uomo.

Secondo Nitabach, l'attività neurale sia nel cervello di una mosca che nel cervello umano è regolata dalla secrezione di neuropeptidi e dal neurotrasmettitore dopamina che nell'uomo aiuta a regolare le sensazioni di ricompensa. I mutamenti che coinvolgono questi neuroni possono alterare il modo in cui il cervello risponde ai diversi tipi di cibo e cioè la neurochimica a volte può imporre scelte alimentari che pensiamo di fare consapevolmente. Questo studio, quindi, contirbuisce a fornire un modello per capire come la fame e gli stati emotivi possano influenzare il nostro comportamento.  

 

 

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