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Anche l'Europa vuole uno spicchio di Luna

La Luna è tornata al centro della scena globale. Stati Uniti, Cina e nuove aziende private stanno accelerando verso la superficie lunare con obiettivi che intrecciano scienza, tecnologia e geopolitica. Dopo decenni in cui l’esplorazione lunare sembrava destinata a rimanere un ricordo delle missioni Apollo, la competizione si è riaperta su basi completamente nuove: non più singoli voli simbolici, ma un percorso graduale che punta a costruire una presenza stabile, infrastrutture permanenti e un’economia cislunare capace di sostenersi nel lungo periodo. In questo scenario, anche l’Europa ha iniziato a rivendicare un proprio ruolo. Non soltanto come partner affidabile della NASA, ma con un piano autonomo che punta a garantire accesso indipendente alla superficie lunare entro la prossima decade. È il progetto Argonaut, il primo lander cargo europeo, divenuto uno dei pilastri della programmazione illustrata al Consiglio ministeriale dell’ESA di fine novembre 2025.

Il Consiglio ministeriale di Brema ha segnato un passaggio politico decisivo per il futuro dell’Agenzia Spaziale Europea. Per la prima volta nella storia dell’ESA, i Paesi membri hanno approvato un budget che supera i 22 miliardi di euro nel triennio 2026–2028, con un incremento di circa il 30% rispetto al ciclo precedente. Una spinta finanziaria significativa, che riflette la volontà di rafforzare l’autonomia spaziale europea in un contesto internazionale sempre più competitivo.

Le risorse non crescono in modo uniforme e rispondono a priorità chiaramente definite: il settore dei lanciatori — reso urgente dalle difficoltà incontrate negli ultimi anni e dalla necessità di garantire un accesso indipendente allo spazio — assorbe una quota sostanziale dell’incremento. Lo stesso accade per la sicurezza spaziale, l’osservazione della Terra e le attività legate al monitoraggio delle minacce in orbita, dai detriti ai fenomeni atmosferici estremi. Tuttavia, nelle pieghe del bilancio emerge una scelta politicamente rilevante: l’esplorazione lunare non è più un capitolo marginale, ma diventa parte integrante della strategia a lungo termine.


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All’interno del programma Terrae Novae, dedicato all’esplorazione umana e robotica, gli Stati membri hanno allocato quasi 3 miliardi di euro nel triennio. La crescita non è imponente rispetto a settori più visibili, ma è sufficiente a garantire continuità e, soprattutto, a sostenere la costruzione delle infrastrutture tecnologiche e operative necessarie per accompagnare la presenza europea vicino e sulla superficie lunare. La Luna entra così a far parte di una pianificazione strutturata, con obiettivi distribuiti lungo un arco temporale che supera il decennio.

Perché la Luna conta per l’Europa

L’interesse europeo per la Luna si colloca nel quadro sviluppato da Terrae Novae: un percorso che attraversa la bassa orbita, la superficie lunare e, più avanti, Marte. La Luna assume un ruolo strategico sotto molteplici aspetti. È un banco di prova ideale per sperimentare tecnologie che potrebbero essere impiegate in missioni ancora più lontane; un laboratorio naturale per studiare l’utilizzo delle risorse in situ; un luogo dove testare sistemi di supporto vitale, infrastrutture energetiche, robotica avanzata e procedure di sopravvivenza di lunga durata.

Le regioni polari, in particolare, sono al centro dell’interesse internazionale. È qui che le missioni orbitali hanno identificato depositi di ghiaccio intrappolati nei crateri perennemente in ombra. La possibilità di estrarre acqua e derivarne ossigeno e propellente è uno degli elementi che definiscono la sostenibilità della futura presenza umana. Se questa capacità verrà dimostrata, la superficie lunare potrà diventare un punto d’appoggio logistico per missioni più ambiziose, riducendo i costi e aumentando le possibilità operative.

In questo contesto, l’ESA mira a consolidare una presenza regolare attorno e sulla Luna, non soltanto attraverso la cooperazione internazionale ma anche tramite capacità proprie. Il direttore generale Josef Aschbacher ha ribadito che la prossima decade dovrà vedere il primo astronauta europeo camminare sulla superficie lunare: un obiettivo che, oltre al valore simbolico, servirebbe a legittimare la partecipazione dell’Europa alla definizione delle regole e delle infrastrutture che guideranno la futura economia cislunare.

Argonaut, il lander europeo per la superficie lunare

Il tassello più concreto della nuova strategia europea è Argonaut, il primo lander cargo dell’ESA. Il programma nasce con l’obiettivo di dotare l’Europa di una capacità autonoma di accesso alla superficie lunare: una condizione sempre più rilevante man mano che la competizione internazionale si intensifica.

Argonaut è progettato per trasportare fino a circa 1,5 tonnellate di carico sulla superficie della Luna. Potrà consegnare infrastrutture scientifiche, moduli di supporto alla presenza umana, strumenti per l’esplorazione del sottosuolo o esperimenti dedicati all’utilizzo delle risorse locali. L’architettura del lander è articolata su tre elementi: il Lunar Descent Element, responsabile della discesa controllata; la Cargo Platform, che costituisce il piano di appoggio del carico; e il payload, variabile a seconda delle missioni.

La progettazione e l’integrazione del modulo di discesa sono affidate a Thales Alenia Space Italia, affiancata da Thales Alenia Space Francia per i sistemi di bordo, Thales Alenia Space Regno Unito per la propulsione, OHB per diversi sottosistemi e Nammo per il motore principale. Si tratta di un consorzio industriale distribuito su più Paesi, che riflette la natura stessa del programma ESA: un equilibrio tra competenze nazionali e visione comune europea.

Secondo il cronoprogramma dell’Agenzia, il primo modello ingegneristico dovrebbe essere completato entro il 2030, mentre la missione inaugurale è prevista intorno al 2031. L’obiettivo è poi garantire voli regolari, con cadenza biennale, così da sostenere un ciclo continuativo di attività scientifiche e infrastrutturali. Se questo ritmo verrà mantenuto, Argonaut potrà diventare uno strumento essenziale per contribuire alla realizzazione di una presenza umana permanente sulla superficie lunare.

L’asse ESA–NASA: la presenza europea dentro Artemis

Accanto alle capacità autonome, l’Europa partecipa alla campagna lunare statunitense attraverso un quadro di cooperazione consolidato. L’ESA fornisce i moduli di servizio ESM della capsula Orion, responsabili di propulsione, energia, aria e acqua per gli astronauti. Questi moduli sono essenziali per le missioni di volo umano verso la Luna e rappresentano uno dei contributi tecnici più rilevanti dell’Europa al programma Artemis.

L’Agenzia contribuisce inoltre alla costruzione della Lunar Gateway, la futura stazione orbitale che fungerà da punto di appoggio per le missioni sulla superficie. I moduli europei sono due: I-Hab, sviluppato in collaborazione con l’agenzia spaziale giapponese JAXA, che offrirà spazi abitativi e sistemi di supporto vitale; ed ESPRIT, un’infrastruttura dedicata alle comunicazioni, alla navigazione e al rifornimento.

In cambio di questi contributi, ESA ha ottenuto tre posti per astronauti e astronaute dell’Unione Europea nelle missioni Artemis (tra questi dovrebbe esserci con quasi assoluta certezza anche l’Italia). La prospettiva è che almeno uno o una di loro possa raggiungere la superficie lunare nella prossima decade, segnando un passaggio storico per la presenza europea nello spazio profondo. Argonaut si inserisce come complemento di questa architettura: pur essendo pensato per garantire capacità autonome, potrà dialogare con campagne internazionali e contribuire alla logistica necessaria per l’esplorazione a lungo termine.

Il contesto americano: i progressi e le sfide di Starship

Sul versante statunitense, il programma Artemis procede parallelamente allo sviluppo del lander lunare selezionato dalla NASA: la variante di Starship realizzata da SpaceX. I test effettuati negli ultimi mesi indicano progressi significativi, ma il profilo di missione dipende da un passaggio tecnologico ancora da dimostrare: il trasferimento di propellente in orbita terrestre. Questa manovra, mai eseguita su scala così ampia, è essenziale per alimentare il lander prima della discesa sulla Luna e rappresenta uno dei punti più delicati dell’intero programma.

SpaceX sta collaborando con la NASA a una revisione dell’architettura del veicolo, con l’obiettivo di semplificare alcune fasi e ridurre il numero di operazioni previste nella sequenza di missione. L’esito di questi test avrà un impatto diretto sulla pianificazione dei prossimi voli Artemis e sulla definizione della finestra utile per il primo allunaggio con equipaggio, attualmente previsto nella seconda metà del decennio. Oltre agli aspetti tecnici, c’è da sottolineare la pressione politica sulla NASA: dal Congresso continuano a piovere critiche e perplessità sui ritardi accumulati da SpaceX con lo spettro della competizione cinese a bussare alla porta della NASA e di SpaceX.


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Uno spicchio di Luna che diventa strategia

Il quadro che emerge è quello di un’Europa che non intende limitarsi a essere partner tecnico della NASA, ma che vuole portare sul tavolo capacità proprie. Lander, infrastrutture orbitali, tecnologie per l’esplorazione e programmi di addestramento dedicati costituiscono un insieme coerente, capace di integrare cooperazione internazionale e autonomia operativa. L’obiettivo è costruire una presenza stabile e regolare nella nuova economia lunare, contribuendo a definire le pratiche e gli standard che guideranno le attività future.

Lo “spicchio di Luna” europeo non è una formula evocativa, ma il risultato di una pianificazione che combina risorse, capacità industriali e accordi internazionali. I prossimi anni diranno se questa struttura riuscirà a trasformarsi in una presenza operativa e continuativa sulla superficie lunare.

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