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La Cina investe sulla scienza per guidare l’economia del futuro

Nel nuovo ciclo di pianificazione economica della Cina la ricerca scientifica diventa una leva centrale della strategia di sviluppo. Il 15° Piano quinquennale 2026-2030, approvato dall’Assemblea nazionale del popolo nel marzo 2026, stabilisce che la spesa nazionale per ricerca e sviluppo dovrà crescere con un ritmo medio annuo di almeno il 7%. L’obiettivo non è soltanto rafforzare il sistema scientifico del Paese, ma sostenere una trasformazione più ampia dell’economia cinese, sempre più orientata verso tecnologie avanzate e settori ad alto valore aggiunto.

Nel linguaggio politico di Pechino il piano quinquennale resta uno strumento fondamentale di indirizzo economico. Non definisce in modo rigido tutte le politiche pubbliche, ma stabilisce priorità, direzioni di investimento e obiettivi strategici che orientano l’azione dello Stato, delle amministrazioni locali e delle grandi imprese pubbliche. L’enfasi posta sulla ricerca scientifica indica quindi una scelta di fondo: nei prossimi anni la leadership cinese considera l’innovazione tecnologica il principale motore della crescita economica.

La crescita degli investimenti scientifici negli ultimi 20 anni

Negli ultimi due decenni la Cina ha compiuto un salto significativo nella capacità di investimento in ricerca. All’inizio degli anni Duemila il Paese rappresentava una quota marginale della spesa mondiale in ricerca e sviluppo tecnologico. Oggi è il secondo investitore globale dopo gli Stati Uniti. Secondo i dati ufficiali pubblicati dalle autorità cinesi e da organismi internazionali come l’OCSE, la spesa cinese per ricerca e sviluppo ha superato i 3.000 miliardi di yuan annui, pari a oltre 400 miliardi di dollari.

In rapporto al prodotto interno lordo questo equivale a circa il 2,6-2,7%. Si tratta di una quota inferiore a quella statunitense, ma ormai comparabile con quella delle principali economie avanzate. Ancora più rilevante è la dinamica di crescita: negli ultimi anni la spesa in ricerca della Cina è aumentata con ritmi superiori a quelli della maggior parte dei Paesi industrializzati. Il piano quinquennale punta a consolidare questa tendenza, rafforzando il ruolo della scienza come infrastruttura fondamentale dello sviluppo economico.

Parallelamente è cresciuta anche la dimensione del sistema scientifico cinese. Il numero di ricercatori, i finanziamenti universitari, le pubblicazioni accademiche e i brevetti registrati hanno registrato un’espansione molto rapida. In diversi settori scientifici, dalla chimica dei materiali alla fisica applicata, le università e i centri di ricerca cinesi sono ormai tra i principali produttori di conoscenza a livello globale.

Le “nuove forze produttive” dell’economia cinese

Il nuovo piano quinquennale non si limita a consolidare questo trend. L’aumento programmato degli investimenti in ricerca è inserito in una strategia economica più ampia che la leadership cinese definisce costruzione di “nuove forze produttive di qualità”. Il concetto indica un modello di crescita fondato sull’innovazione tecnologica, sulla modernizzazione industriale e sull’integrazione tra ricerca scientifica e sistema produttivo.

In altre parole, Pechino punta a trasformare la scienza in uno strumento diretto di sviluppo economico. Le priorità indicate dal piano riflettono questa impostazione. Tra i settori considerati strategici compaiono i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche, la biotecnologia, i nuovi materiali, l’energia avanzata e l’aerospazio. Si tratta di ambiti nei quali la Cina intende rafforzare la propria autonomia tecnologica e ridurre la dipendenza da fornitori stranieri.

La dimensione geopolitica dell’innovazione è ormai evidente. Le tensioni commerciali e tecnologiche con gli Stati Uniti degli ultimi anni, in particolare sui semiconduttori e sulle tecnologie digitali avanzate, hanno accelerato la decisione di Pechino di investire in modo più sistematico nella ricerca scientifica e nelle filiere industriali strategiche.


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Il confronto con Stati Uniti e Unione europea

Per comprendere il significato del piano cinese è utile collocarlo nel contesto della competizione globale per l’innovazione. Gli Stati Uniti restano il primo investitore mondiale in ricerca e sviluppo. Secondo le stime più recenti, la spesa statunitense supera i 900 miliardi di dollari annui e rappresenta oltre il 3,4% del PIL. Il sistema americano è caratterizzato da un forte contributo del settore privato, ma anche da grandi programmi federali di ricerca in ambito scientifico, tecnologico e militare.

L’Unione europea nel suo complesso investe meno. La spesa media per ricerca nei Paesi membri si colloca intorno al 2,2% del PIL, con differenze significative tra le economie nazionali. Germania, Svezia o Finlandia superano il 3%, mentre altri Stati restano sotto il 2%. Da anni le istituzioni europee hanno fissato l’obiettivo di portare l’investimento complessivo in ricerca al 3% del PIL, ma questo traguardo non è stato ancora raggiunto su scala continentale.

In questo quadro la Cina si colloca in una posizione intermedia, ma con una dinamica di crescita molto più rapida. Il dato più rilevante non è soltanto la dimensione della spesa, ma la velocità con cui aumenta. Se il ritmo previsto dal piano quinquennale verrà mantenuto, il peso della ricerca nell’economia cinese continuerà ad avvicinarsi a quello delle economie più avanzate.

Ricerca e politica industriale

Nel piano quinquennale la ricerca non è trattata come una politica settoriale isolata. Al contrario, viene integrata in un progetto più ampio di trasformazione industriale. L’obiettivo è rafforzare la capacità innovativa delle imprese, sostenere la modernizzazione della manifattura e sviluppare nuove filiere tecnologiche. In questo senso la scienza diventa uno degli strumenti principali della politica industriale cinese.

Il documento approvato dal Parlamento cinese insiste in particolare sul collegamento tra università, centri di ricerca e sistema produttivo. La leadership di Pechino punta a creare ecosistemi dell’innovazione nei quali la ricerca fondamentale, lo sviluppo tecnologico e l’applicazione industriale siano strettamente integrati. Un modello che ricorda, almeno in parte, l’organizzazione dell’innovazione negli Stati Uniti, ma con un ruolo più forte della pianificazione pubblica e delle imprese statali.

Digitalizzazione e trasformazione economica

Accanto alla ricerca scientifica, il piano quinquennale pone grande attenzione anche alla digitalizzazione dell’economia. Tra gli obiettivi indicati compare l’aumento del peso delle industrie centrali dell’economia digitale fino al 12,5% del PIL entro il 2030. Tecnologie come l’intelligenza artificiale, il cloud computing o le reti di nuova generazione vengono considerate infrastrutture essenziali per la crescita futura.

Questa combinazione tra ricerca scientifica, politica industriale e trasformazione digitale riflette la strategia con cui la Cina cerca di ridefinire il proprio modello di sviluppo. Dopo decenni di crescita trainata soprattutto da esportazioni, investimenti infrastrutturali e manifattura a basso costo, l’economia cinese sta cercando di spostarsi verso settori più avanzati dal punto di vista tecnologico e scientifico.

Transizione energetica e obiettivi climatici

Il piano quinquennale dedica spazio anche alla dimensione ambientale e climatica dello sviluppo economico. La Cina conferma l’impegno a ridurre l’intensità carbonica della propria economia, con l’obiettivo di diminuire del 17% le emissioni di CO₂ per unità di PIL nel periodo 2026-2030.

Parallelamente il piano prevede un aumento della quota di energia non fossile nel mix energetico nazionale, che dovrebbe raggiungere circa il 25% entro il 2030. Negli ultimi anni la Cina è già diventata il principale installatore mondiale di capacità eolica e solare, oltre a investire in modo significativo nel nucleare civile e nelle tecnologie di accumulo energetico.

La transizione energetica resta tuttavia intrecciata con l’esigenza di garantire sicurezza energetica e stabilità della crescita. Per questo il piano riconosce che il carbone continuerà a svolgere un ruolo rilevante nel sistema energetico cinese nel medio periodo, in particolare come fonte di stabilizzazione della rete elettrica.

Accanto allo sviluppo delle energie rinnovabili, la strategia climatica cinese punta anche sull’innovazione tecnologica. Tecnologie come batterie avanzate, idrogeno, reti intelligenti e sistemi di cattura e stoccaggio della CO₂ vengono considerate settori industriali strategici. In questo modo la transizione energetica viene integrata nella più ampia politica industriale del Paese. Rimane da capire, sul piano pratico, come gli obiettivi di crescita andranno di pari passo con quelli climatici. D'altra parte, non è la prima volta che la Cina "promette" svolte verdi che poi - nei fatti - tardano ad arrivare.

La sfida non riguarda soltanto l’economia interna. L’innovazione è diventata uno dei principali terreni della competizione internazionale. Dalla produzione di semiconduttori alle tecnologie energetiche, dalla robotica all’intelligenza artificiale, la capacità di sviluppare e controllare nuove tecnologie è sempre più legata al peso geopolitico dei grandi sistemi economici.

In questo contesto l’aumento della spesa in ricerca previsto dal nuovo piano quinquennale rappresenta un segnale chiaro delle ambizioni cinesi. Pechino non punta semplicemente a sostenere la crescita economica, ma a consolidare la propria posizione tra i principali poli scientifici e tecnologici del mondo.

Il ruolo della scienza nella nuova economia cinese

Negli ultimi anni la Cina è già diventata uno dei principali produttori globali di pubblicazioni scientifiche e brevetti. Il prossimo passo, indicato implicitamente dal piano, è trasformare questa massa crescente di conoscenza scientifica in innovazione industriale e competitività economica.

Se la strategia avrà successo, il peso della ricerca nel modello di sviluppo cinese continuerà ad aumentare. E con esso anche il ruolo della scienza nella competizione economica globale. Per gli Stati Uniti, per l’Europa e per gli altri grandi attori dell’economia mondiale, la corsa all’innovazione tecnologica è destinata a diventare uno dei principali fattori che definiranno gli equilibri del prossimo decennio.

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