Lanci orbitali, il 2025 dell’accelerazione globale
Il razzo SLS (Space Launch System) proiettato su uno dei monumenti di Washington DC. Foto: NASA/Bill Ingalls
Il 2025 si chiude con il numero più alto di lanci orbitali mai registrato. Il primato stabilito nel 2024 viene superato con un margine significativo, confermando una traiettoria di crescita che, almeno sul piano quantitativo, non mostra segnali di rallentamento. Dietro il dato aggregato non emerge però un rafforzamento generalizzato delle capacità spaziali globali, ma una dinamica fortemente sbilanciata: l’aumento dei lanci è trainato da pochi attori in grado di sostenere ritmi operativi elevati e continui. Stati Uniti e Cina concentrano la gran parte delle attività, mentre l’Europa rimane in una posizione marginale, soprattutto per quanto riguarda la continuità di accesso autonomo all’orbita.
Un nuovo massimo storico oltre il 2024
Nel corso del 2025 sono stati registrati circa 329 tentativi di lancio orbitale a livello globale, superando nettamente il record dell’anno precedente. Il confronto con il 2024 evidenzia una crescita stimata intorno al 25% del tasso complessivo di lanci. Si tratta di un incremento che non può essere ricondotto a singole campagne eccezionali, ma che riflette una capacità industriale ormai strutturata per una parte rilevante del settore spaziale mondiale.
La distinzione tra tentativi di lancio e missioni pienamente riuscite resta centrale dal punto di vista tecnico. Tuttavia, il numero di operazioni condotte rappresenta un indicatore affidabile della capacità di pianificazione, produzione e gestione delle infrastrutture. Lanciare frequentemente implica disporre di vettori pronti al volo, siti operativi efficienti, catene di fornitura stabili e procedure consolidate.
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La distribuzione geografica dei lanci conferma una forte concentrazione. Stati Uniti e Cina, da sole, rappresentano oltre l’80% delle attività orbitali del 2025. Tutti gli altri Paesi contribuiscono complessivamente a una quota minoritaria, segnalando un divario che non è soltanto numerico, ma strutturale.
Stati Uniti: leadership numerica e concentrazione industriale
Con circa 181 lanci orbitali nel 2025, gli Stati Uniti consolidano la propria posizione di primo Paese al mondo per attività di lancio. Il dato più rilevante riguarda però la composizione interna di questa leadership: circa l’85% dei lanci statunitensi è stato effettuato da SpaceX.
La capacità di sostenere un ritmo così elevato è legata a una combinazione di fattori industriali: il riutilizzo sistematico del primo stadio del Falcon 9, la standardizzazione dei processi, la disponibilità di più siti di lancio operativi e, soprattutto, la necessità di alimentare grandi costellazioni satellitari. Il lancio orbitale non è più un evento eccezionale, ma una fase ordinaria di un ciclo produttivo continuo.
Dal punto di vista del sistema spaziale statunitense, questo modello garantisce un accesso all’orbita senza precedenti per frequenza e affidabilità. Allo stesso tempo, però, evidenzia una forte concentrazione industriale: la leadership nazionale coincide in larga parte con la traiettoria di un singolo operatore privato. La pluralità di vettori e fornitori, storicamente una caratteristica del settore spaziale statunitense, risulta oggi ridotta sul piano operativo, pur restando presente a livello di programmi e investimenti futuri.
La Cina: crescita sostenuta, record di lanci e spinta sulla riusabilità
Il 2025 rappresenta un anno di svolta anche per la Cina, che con circa 92 lanci orbitali stabilisce un nuovo massimo storico nazionale. Il salto rispetto agli anni precedenti è evidente e riduce ulteriormente il divario con gli Stati Uniti sul piano numerico. La crescita cinese si fonda su un sistema articolato, che combina programmi statali consolidati e un numero crescente di operatori commerciali, sostenuti da una pianificazione centrale orientata alla continuità produttiva.
La frequenza dei lanci indica una capacità industriale ormai matura, in grado di sostenere campagne operative ravvicinate senza le discontinuità che avevano caratterizzato il settore fino a pochi anni fa. Le missioni coprono un ampio spettro di applicazioni, dalle comunicazioni all’osservazione della Terra, fino a obiettivi scientifici e strategici, riflettendo un utilizzo dello spazio sempre più integrato nelle politiche industriali e tecnologiche del Paese.
Accanto all’aumento dei volumi, il 2025 segna anche un passaggio rilevante sul piano qualitativo. Nel corso dell’anno Pechino ha portato avanti test significativi di vettori progettati per la riusabilità, un ambito in cui il divario con i sistemi statunitensi resta ampio ma non più immobile. Alcuni lanci sperimentali hanno raggiunto l’orbita prevista senza però completare con successo la fase di rientro e recupero del primo stadio. Dal punto di vista operativo si tratta di risultati incompleti; sul piano industriale, però, forniscono dati ingegneristici essenziali per la messa a punto di sistemi riutilizzabili.
Questi progressi, pur imperfetti, tracciano una traiettoria chiara verso la maturità operativa anche nell’uso di razzi utilizzabili più volte con l’intento di ridurre la distanza con i sistemi di lancio statunitensi in un settore chiave della logistica spaziale. La scelta di investire sulla riusabilità segnala la volontà di sostenere nel tempo un’elevata cadenza di lanci, riducendo costi e vincoli produttivi.
Nel loro insieme, i dati del 2025 confermano la Cina come secondo polo strutturale del settore dei lanci orbitali: non più un semplice inseguitore, ma un attore stabile, sostenuto da investimenti continui e da una strategia di medio-lungo periodo.
Europa: capacità tecnologica senza continuità operativa
Il confronto con l’Europa mette in evidenza uno scarto marcato. Nel 2025 i lanci europei restano limitati a poche unità, un valore marginale se rapportato ai volumi di Stati Uniti e Cina. Il dato riflette una fase di transizione complessa, segnata dalla discontinuità dei principali vettori e dalla necessità di ricorrere, in alcuni casi, a soluzioni di accesso non autonome.
Il paradosso europeo è evidente: a fronte di competenze tecnologiche avanzate e di una filiera industriale di alto livello, la frequenza reale di accesso all’orbita rimane molto bassa. Questo limita non solo la competitività commerciale, ma anche la capacità di programmare missioni istituzionali e scientifiche con margini di flessibilità paragonabili a quelli dei principali concorrenti.
Gli obiettivi dichiarati per il 2026 puntano a un recupero dell’autonomia e della continuità operativa. Tuttavia, il quadro del 2025 fotografa una situazione in cui l’Europa resta distante dai ritmi imposti dai due principali attori globali, con un divario che rischia di consolidarsi nel medio periodo.
Nuovi lanciatori e competizione sulla riusabilità
Il 2025 è anche un anno di transizione tecnologica. Negli Stati Uniti proseguono i test di nuovi sistemi riutilizzabili, tra cui il vettore orbitale sviluppato da Blue Origin, che punta a entrare in servizio operativo nei prossimi anni. L’obiettivo è introdurre una maggiore pluralità industriale in un segmento oggi fortemente concentrato.
La competizione sulla riusabilità emerge così come uno dei principali fattori di differenziazione tra i sistemi di lancio. Non si tratta più di dimostrazioni tecnologiche isolate, ma di scelte industriali necessarie per sostenere nel tempo volumi elevati di missioni.
Cosa indicano i numeri del 2025
I dati del 2025 mostrano con chiarezza che il lancio orbitale è diventato un indicatore sintetico di capacità industriale, organizzativa e strategica. La distanza tra chi riesce a operare con frequenze elevate e chi mantiene un accesso intermittente all’orbita continua ad ampliarsi, con conseguenze dirette sulla competitività e sull’autonomia tecnologica.
Le differenze tra i modelli nazionali emergono con forza: concentrazione e ritmo sostenuto negli Stati Uniti, crescita coordinata e pianificata in Cina, difficoltà strutturali in Europa. In questo quadro, il record del 2025 non è soltanto un traguardo numerico, ma una fotografia degli equilibri in trasformazione nel settore spaziale globale.