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A che punto è davvero il PNRR, a meno di 100 giorni dalla fine

Mancano meno di cento giorni alla fine del PNRR, la data perentoria del 30 giugno si sta avvicinando. Per capire e analizzare se il Piano nazionale di ripresa e resilienza sia stata una grande opportunità sfruttata o persa ci sarà tempo, ora è importante capire quanti e quali sono i progetti conclusi, quali in ritardo e quali in via di conclusione. 

Sappiamo che negli anni il monitoraggio del PNRR è stato molto difficile per mancanza di trasparenza da parte di chi doveva pubblicare i dati, ora però abbiamo del materiale per poter fare un’analisi a pochi mesi dalla fine.

Il sistema ReGiS: come funziona la macchina dei dati del PNRR

Il 20 marzo scorso infatti, sul portale ItaliaDomani sono stati pubblicati tutti i dataset aggiornati. Il catalogo open data è corposo ma l'aspetto principale, a pochi mesi dalla scadenza, è vedere lo stato dell’arte delle varie missioni. I nuovi dataset sono relativi al sistema ReGiS, cioè la piattaforma sviluppata dalla Ragioneria generale dello Stato che costituisce l’infrastruttura centrale per il monitoraggio del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

ReGiS è, di fatto, il punto unico di raccolta delle informazioni: tutte le amministrazioni coinvolte, sia centrali che territoriali, devono utilizzarlo per adempiere agli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo dei progetti finanziati dal PNRR. Il sistema, previsto dalla legge di bilancio 2021 e disciplinato dal Dpcm del 15 settembre 2021, ha quindi un duplice obiettivo: seguire l’avanzamento del Piano e rendere disponibili i dati.

In teoria, gli aggiornamenti dovrebbero essere mensili. Nella pratica, però, la pubblicazione su italiadomani.gov.itcome abbiamo segnalato più volte, non ha sempre rispettato questa cadenza, contribuendo a rendere più complessa la lettura complessiva dello stato di avanzamento del Piano.

Il funzionamento di questo sistema si basa su due colonne principali: da un lato ci sono i soggetti attuatori, che possono essere enti locali, amministrazioni pubbliche, ma anche soggetti privati e che ricevono i finanziamenti e sono responsabili della realizzazione dei progetti, dall’altro le Unità di missione PNRR, istituite presso le amministrazioni titolari delle misure, che hanno venti giorni per validare le informazioni inserite. Un passaggio cruciale, perché da questa verifica dipende l’affidabilità dell’intero sistema. I primi sono quelli che caricano i dati, entro i primi dieci giorni del mese successivo al periodo di riferimento.

All’interno di ReGiS poi, le informazioni sono organizzate in tre grandi sezioni.
La prima riguarda le misure (investimenti e riforme), dove si trovano i dati di programmazione: risorse, cronoprogrammi, classificazione per missioni e componenti, indicatori europei, oltre al cosiddetto tagging climatico e digitale.

La seconda è dedicata a milestone e target, cioè agli obiettivi intermedi e finali che permettono di verificare l’avanzamento del Piano, sia sul piano formale sia su quello sostanziale.

Infine ci sono i progetti, il livello più operativo, dove i soggetti attuatori inseriscono le informazioni di dettaglio: dal Codice unico di progetto (CUP) al Codice locale (CLP), fino allo stato di avanzamento finanziario, fisico e procedurale. È qui che si registrano anche i dati sui soggetti coinvolti e il rispetto dei requisiti richiesti, tra cui uno dei più rilevanti: il principio DNSH.

Il principio DNSH: la condizione ambientale del PNRR

Il DNSH, cioè  Do No Significant Harm è uno dei principi fondamentali del Next Generation EU. Ogni progetto infatti non dovrebbe arrecare un danno significativo all’ambiente e questo non è un criterio accessorio. La possibilità di accesso ai fondi infatti è subordinata al rispetto di questo principio. Inoltre, almeno il 37% delle risorse complessive del PNRR deve contribuire in modo concreto alla transizione ecologica.


Leggi anche: Pnrr: il sistema ReGiS e il principio "climatico" DNSH


Ma cerchiamo ora di capire a che punto siamo. Intanto è bene ricordare che il Piano nazionale di ripresa e resilienza si articola in sei grandi missioni, che sono l’ossatura strategica dell’intero impianto. Nel 2023 poi, il PNRR italiano è stato aggiornato con l’introduzione del capitolo REPowerEU, una componente aggiuntiva pensata a livello europeo per rispondere alla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina e per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

L’ingresso di REPowerEU ha ampliato in modo significativo il perimetro del Piano, introducendo nuove misure e nuove risorse dedicate soprattutto alla sicurezza energetica, alla diversificazione degli approvvigionamenti e all’accelerazione delle energie rinnovabili. Di fatto questa è diventata la Missione 7. Emerge però una piccola anomalia: nel dataset rilasciato il 20 marzo scorso, ad oggi (24 marzo 2026 ndr) mancano i dati della missione 7, cioè proprio RePoweer Eu.

Ci sono però tutte le altre da cui possiamo dedurre che, a meno di 100 giorni dalla fine solo il 33% dei progetti è concluso. Sono quasi 184.000 i progetti ancora in corso e molti di questi hanno una fase di avanzamento ancora primordiale.

Se ci basiamo sui dati rilasciati da ItaliaDomani, che sono quelli ufficiali, vediamo che gran parte di questi riguardano la “Missione 4”, cioè quella riferita all’Istruzione e ricerca. Sono 78.797 i progetti non ancora conclusi della missione 4 e molti di questi avrebbero già dovuto esserlo. Se analizziamo la “data di scadenza”, o per meglio dire la data prevista di conclusione dei lavori, vediamo che di questi quasi 79.000 progetti solamente 12.900 sono quelli che hanno una data prevista di fine progetto successiva al giorno in cui stiamo facendo questa indagine (24 marzo 2026 ndr). 56.079, cioè più del 71% sarebbero già dovuti essere conclusi.

Analizzando i dati poi vediamo che ci sono delle anomalie. La prima è che ben 9.818 è progetti della missione 4 (e 21.293 totali) non hanno una data di scadenza mentre tutti i progetti PNRR che si dovrebbero concludere al 30 giugno 2026 sono ben 40.152.

 

Di questi gran parte sono in esecuzione o in collaudo, ma non mancano progetti a cui dev’essere ancora attribuito il finanziamento (sono sette in questo caso). Se invece analizziamo l’impianto economico dei progetti ancora in corso vediamo che sono una miriade di “piccoli” finanziamenti. La gran parte infatti, (71.934) hanno un finanziamento inferiore ai 200.000 euro.

A meno di cento giorni dalla fine il lavoro da fare è ancora molto. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un progetto che per l’Italia vale 194,4 miliardi di euro. I conti precisi di com’è stato gestito si faranno alla fine, quello che però possiamo già dire è che, dopo un inizio promettente, con il cambio legislatura è cambiata anche la trasparenza e la correttezza nel rilascio di tutti quei dati che però servono a monitorare la situazione. Avere una fotografia aggiornata di tale Piano è fondamentale perché tutte le opere racchiuse in questi quasi 200 miliardi di euro riguardano noi cittadini.

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