SOCIETÀ
L’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro agli arresti domiciliari. Proteste USA

REUTERS/Adriano Machado
A furia di provocare, di lanciare accuse contro i giudici, di arringare le folle nonostante i divieti imposti dalla Corte Suprema, l’ex presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, è finito agli arresti domiciliari. Con un braccialetto elettronico alla caviglia, il divieto di lasciare la sua casa di Brasilia, di uscire la notte e nei fine settimana, e senza la disponibilità di cellulari e dispositivi elettronici con cui accedere ai social network, tutti sequestrati.
Bolsonaro, leader del Partido Liberal (formazione di estrema destra), è attualmente sotto processo perché accusato di aver tentato di organizzare un colpo di Stato dopo aver perso di misura le elezioni presidenziali del 2022 (per lui è in vigore un divieto di ricandidatura fino al 2030). Il golpe prevedeva, secondo l’accusa, anche l’eliminazione fisica dell’attuale presidente Lula e del giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, lo stesso che ha disposto poche ore fa il suo arresto.
Domenica scorsa Bolsonaro si era rivolto direttamente ai suoi sostenitori, riuniti a Rio de Janeiro, parlando in videochiamata attraverso un telefono appartenente a uno dei suoi figli, il senatore Flavio Bolsonaro, in violazione di quanto già disposto dai giudici il 18 luglio scorso: “divieto di utilizzo dei social network, anche tramite terze parti”.
Scrive il giudice de Moraes nella sentenza che ha portato Bolsonaro ai domiciliari: «La flagrante mancanza di rispetto per le misure precauzionali era così evidente che il figlio dell’imputato, il senatore Flavio Bolsonaro, ha deciso di rimuovere il post dal suo profilo Instagram, con l’obiettivo di nascondere la trasgressione legale. La giustizia è cieca, ma non è sciocca: il tribunale non permetterà a un imputato di prenderla in giro, pensando che rimarrà impunito perché ha potere politico ed economico». De Moraes ha anche avvertito che qualsiasi nuova trasgressione porterebbe Bolsonaro alla detenzione in carcere.
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Bolsonaro mostra il braccialetto elettronico REUTERS/Adriano Machado
La simmetria ideologica con Donald Trump
Il riferimento del giudice de Moraes al “potere” di Bolsonaro è senz’altro da ricollegare al sostegno esplicito che ha più volte ricevuto dall’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Come appena due settimane fa, quando Trump ha inviato una lettera di solidarietà all’ex presidente brasiliano nella quale afferma di vedere «il terribile trattamento che sta ricevendo per mano di un sistema ingiusto» che si è rivoltato contro di lui. «Questo processo deve finire immediatamente», ha aggiunto Trump. «Eri un leader molto rispettato e forte che ha servito bene il suo Paese».
A sostegno di questo appoggio incondizionato a Bolsonaro — che non ha mai nascosto il proprio appoggio alla feroce dittatura militare che dal 1964 al 1985 ha guidato il Brasile, ponendosi quasi come erede naturale del militarismo — la Casa Bianca ha disposto un ulteriore aumento dei dazi sui prodotti importati dal Brasile, portandoli dal 40 al 50% (anche se con diverse eccezioni), come “risposta alle azioni del governo brasiliano che rappresentano una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia degli Stati Uniti”.
Nella lettera, che sembra scritta dall’entourage dell’ex presidente brasiliano, il giudice Alexandre de Moraes è ritenuto responsabile di “aver minacciato, perseguitato e intimidito migliaia di suoi oppositori politici, protetto alleati corrotti e soppresso il dissenso, spesso in coordinamento con altri membri del Supremo Tribunal Federal”.
Il presidente brasiliano Lula ha reagito alla decisione americana di imporre limitazioni ai visti dei giudici brasiliani (un provvedimento che di solito viene applicato contro dittatori, oligarchi e criminali internazionali), definendo la mossa “arbitraria e completamente infondata”: «L’interferenza di un Paese nel sistema giudiziario di un altro è inaccettabile e viola i principi fondamentali del rispetto e della sovranità tra le nazioni», ha rimarcato il presidente brasiliano.
«Non c’è nulla che Lula o il Brasile possano fare per il processo di Bolsonaro», ha poi commentato all’Associated Press Carlos Melo, professore di scienze politiche all’Università Insper di San Paolo. «Qualsiasi cambiamento su questa linea sarebbe la capitolazione del Brasile. La situazione di Bolsonaro qui non cambierà. Come si fa a negoziare su questo?»
Un tassello dell’internazionale di estrema destra
Evidentemente Trump e i suoi accoliti considerano il Brasile, e Bolsonaro in particolare (lui o uno dei suoi figli), un tassello imprescindibile per quell’internazionale di estrema destra che sta inesorabilmente conquistando tutti gli snodi più importanti del potere mondiale. Un tassello da riconquistare quanto prima.
Scrive al proposito il magazine no-profit americano Mother Jones: «Il 16 luglio scorso Paulo Figueiredo, un influencer brasiliano di destra e nipote di un ex dittatore militare, era davanti alla Casa Bianca. Al suo fianco c'era Eduardo Bolsonaro, uno dei figli di Jair Bolsonaro. I due rampolli avevano appena avuto “un giro di incontri molto importanti” con funzionari di alto livello del governo degli Stati Uniti. Per mesi, Eduardo e Figueiredo hanno guidato una campagna internazionale per fare pressione sugli Stati Uniti affinché impongano sanzioni al Brasile». Figueiredo, sostiene Mother Jones, è un attore chiave dell’estrema destra brasiliana negli Stati Uniti, che chiede a gran voce l’amnistia sia per Bolsonaro sia per i suoi sostenitori, incarcerati dopo le violente rivolte dell’8 gennaio 2023.
Le minacce del Dipartimento di Stato USA
Le reazioni all’arresto di Jair Bolsonaro sono state immediate. Valdemar Costa Neto, presidente del Partido Liberal, ha definito la decisione dei giudici “un’esagerazione”: «L'ordine di arresto, un giorno dopo le manifestazioni popolari (a cui Bolsonaro non ha partecipato), suona come un desiderio di mettere a tacere buona parte della popolazione brasiliana che, pacificamente, come autorizzato dalla Costituzione, è scesa in piazza per protestare, come consente un regime democratico».
In una dichiarazione apparsa sul social X, di proprietà di Elon Musk, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha affermato di “condannare l’ordine del tribunale brasiliano” e che “riterrà responsabili tutti coloro che favoriscono la condotta sanzionata”. Anche l’Ufficio per gli affari dell’emisfero occidentale del Dipartimento di Stato americano ha accusato il giudice de Moraes, sempre con un post su X, di utilizzare “le istituzioni brasiliane per mettere a tacere l’opposizione e minacciare la democrazia. Porre ancora più restrizioni alla capacità di Jair Bolsonaro di difendersi in pubblico non è un servizio pubblico. Lasciate che Bolsonaro parli”.
Sempre sullo stesso social è intervenuto anche Eduardo Bolsonaro, uno dei figli: «Mio padre è stato arrestato per aver sostenuto, da casa sua, il popolo brasiliano che è sceso in piazza per manifestare contro gli abusi del giudice Alexandre de Moraes, della Corte Suprema Federale. E perché io e i miei fratelli pubblichiamo le sue foto. Un arresto senza crimine, senza prove, senza processo».
Un gruppo di sostenitori dell’ex presidente brasiliano si è riunito davanti alla Torre della Televisione di Brasilia, per poi dirigersi verso l’abitazione di Bolsonaro: al momento non si registrano scontri o episodi di violenza. Il governo brasiliano non ha rilasciato dichiarazioni a commento dell’arresto.