SOCIETÀ

Giulio Regeni, conoscere la sua storia 10 anni dopo

“Hanno fatto a Giulio quello che hanno fatto a uno di noi. L’hanno trattato come uno di noi. “ Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, lo ha ripetuto più volte, perché questo le è stato detto dagli egiziani, da quella che lei definisce “la parte amica degli egiziani”. Giulio era un ragazzo contemporaneo, un cittadino del mondo, ha detto lei, lui come tanti altri. Non era in guerra, era andato al Cairo a fare ricerca. Lo abbiamo cresciuto così. Studiava, lavorava, viaggiava. “Ho un’immagine di un viso che era diventato piccolo piccolo piccolo. Non vi dico cosa hanno fatto a quel viso. Ho detto ‘qui tutto il male del mondo si è riversato su di lui.’” Così ancora Paola Deffendi nei giorni successivi al ritrovamento del corpo seviziato di suo figlio.

Giulio Regeni, 28 anni compiuti da dieci giorni, sparisce al Cairo nella serata del 25 gennaio 2016. Vive lì perché sta facendo una ricerca sui sindacati egiziani come parte del suo progetto di dottorato presso l’Università di Cambridge in Inghilterra, iniziato nel 2014 sotto il tutoraggio della sociologa Maha Abdelrahman. Il suo corpo verrà ritrovato ai bordi dell’autostrada per Alessandria il 3 febbraio 2016. Anche se le autorità egiziane cercano da subito di spiegare tutto con motivazioni fasulle, dall’incidente stradale a un delitto consumato in ambienti criminali, è immediatamente chiaro che Giulio è stato torturato in modo continuativo e sistematico, e poi ucciso. Dai servizi segreti egiziani, non da malviventi qualsiasi. 

Grazie a chi ha illuminato la strada e impedito l’oblio sulla storia di Giulio Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni

Verità storia e verità giudiziaria, tra depistaggi e sostegno popolare

La verità storica del sequestro, tortura e uccisione di Giulio Regeni è oggi ormai acclarata. Ma nonostante gli sforzi dei magistrati italiani, ben due processi nei confronti di quattro ufficiali della National Security Agency, il servizio segreto egiziano, avviati dalla Procura e dalla Corte d'Assise di Roma sono stati interrotti per questioni procedurali. L’ultima volta nell’ottobre 2025. È solo grazie alla ferma volontà e determinazione della famiglia di Giulio Regeni, una volontà che è potenza morale secondo le parole del senatore Luigi Manconi, e dall’avvocata Alessandra Ballerini che li assiste, a non arrendersi finché non ci sarà una giustizia chiara e definitiva anche sotto il profilo giudiziario. 

Perché la storia di Giulio, come ha sottolineato più volte la madre Paola Deffendi, non è una piccola storia personale. Non riguarda solo la loro famiglia. È una storia globale, che reclama giustizia per tutte le persone. Ad oggi nessuno dei quattro accusati, ufficiali della NSA e dunque dei servizi segreti egiziani, individuati dopo molteplici despistaggi e tentativi di coprire la verità, è mai comparso in un’aula di tribunale. A oggi la verità giudiziaria ancora non c’è proprio. 

L’Egitto è un paese con cui l’Italia ha rapporti militari, economici, è considerato un partner strategico. Eppure un nostro concittadino è stato sequestrato, torturato e ucciso. Il governo egiziano non ha mai voluto collaborare in modo trasparente per rendere giustizia. D’altro canto, come sottolineano tanti attivisti, giornalisti, esperti che raccontano e hanno raccontato l’Egitto in questi anni, questo è quello che è successo e succede ancora a centinaia di oppositori interni al regime autoritario di al Sisi. Ma di fronte a questo, lo Stato italiano è stato tutt’altro che fermo, inerte, senza pretendere fermamente risposte e collaborazione. Anzi. L’Egitto è addirittura considerato paese sicuro dal Ministero degli Esteri italiano, inserito perfino nella lista dei paesi sicuri approvata per legge nel DL 158/2024 sulle misure di protezione internazionale. 

Devono fare paura i processi che non si fanno, ha detto più volte l’avvocata Alessandra Ballerini nei suoi interventi, perché uno stato che non crede nella giustizia e anzi la ostacola è uno stato che viola i diritti delle persone. La perdita di Giulio è una perdita per tutti noi. E la sua storia rappresenta la violazione di tutti i diritti umani fondamentali, a partire dal diritto alla vita a quello dell’intangibilità dei corpi. E il diritto alla verità. 


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Oggi sono dieci anni da quel 25 gennaio, dieci anni senza Giulio e dieci anni di lotta, pressione, manifestazioni in tante città, di continue richieste di verità e giustizia. A partire dal lancio della campagna “Verità per Giulio Regeni” da parte di Amnesty International che ha disegnato lo striscione giallo poi diventato simbolico di questa richiesta. In questi anni, attorno a Giulio e alla sua famiglia, è nata una lotta corale, una lotta collettiva per esigere appunto giustizia e verità, essenziale per tutte e tutti noi che pensiamo e desideriamo vivere in uno stato di diritto. Una lotta che non si ferma, ha detto l’avvocata Ballerini in un’intervista, per tutti i Giulio e le Giulie del mondo, perché sia più difficile commettere tutto il male del mondo in assoluta impunità e sia più difficile continuare a collaborare con regimi che permettono la tortura sistematica e la violazione di tutti i diritti umani. 

Centrale in tutta la vicenda Regeni è dunque anche la partecipazione popolare, quella del cosiddetto popolo giallo. Una partecipazione anche da parte di tanti comuni italiani. Lo striscione giallo “Verità per Giulio Regni” campeggia infatti sulle facciate di migliaia di municipi in tutta Italia. Lo striscione giallo è stato riprodotto in migliaia di braccialetti e bandiere utilizzati dal cosiddetto popolo giallo che attorno alla famiglia di Giulio continua a riunirsi e a chiedere verità (qui ad esempio il gruppo Facebook e il canale YouTube Giulio siamo noi). Un popolo numeroso che non ha voluto arrendersi e che è stato ringraziato esplicitamente dai genitori di Giulio proprio in questi giorni, in occasione delle iniziative per il decennale. 

C’è chi l’oblio lo avrebbe preferito, eccome 

La determinazione limpida e senza esitazioni della famiglia, dell’avvocata, ma anche di tante associazioni e iniziative dal basso non ha trovato purtroppo riscontro nelle istituzioni italiane. Non certo da ora. I governi del nostro paese, non solo l’ultimo, hanno avuto fin da subito una postura fragile e poco dignitosa nei rapporti con l’Egitto e nella richiesta di risposte chiare e precise. Addirittura, al contrario, quella che è prevalsa è sempre una modalità negoziale che ha voluto preservare le alleanze strategiche e commerciali, a scapito della verità e della giustizia. La condotta delle nostre istituzioni nazionali è sempre stata molto ambigua, e complessivamente opaca. Sostanzialmente, oltraggiosa della verità. Un atteggiamento che, d’altra parte, risuona anche a livello locale, se pensiamo ai numerosi sindaci neoeletti di centrodestra di diverse città, tra cui Trieste, la città dove Giulio ha studiato, che si sono affrettati a togliere lo striscione giallo della campagna subito dopo la loro vittoria, quasi a voler sottolineare che la difesa di Giulio sia un affare politico, riducibile allo scontro tra destra e centro-sinistra, e non una questione di diritto universale. 

Oggi, nel decimo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni, vogliamo proporvi dunque di entrare nella sua e nella nostra storia collettiva, perché di questo si tratta, attraverso una selezione dei molti documenti, video, libri, testi che in questi 10 anni sono stati prodotti per tenere alta l’attenzione e non desistere mai dalla richiesta di verità e giustizia. 

Abbiamo costruito un percorso senza la pretesa di completezza, ma con suggerimenti e consigli di lettura e di ascolto di materiali che permettano a chi ci legge, e magari non conosce i dettagli di questa storia, di entrarci al fianco di Giulio Regeni e della sua fortissima famiglia. 

Cosa succede il 25 gennaio - Giulio continua a fare cose...

Partiamo da Fiumicello Villa Vicentina, il paese friuliano dove vive la famiglia Regeni e dal quale Giulio è partito l’ultima volta il 24 gennaio 2016. Qui la giornata di oggi domenica 25 novembre è interamente dedicata a lui, con un programma che si intitola “Giulio continua a fare cose…” Si inizia con il flash mob “10 anni in giallo: un’onda d’urto!”, e poi l’evento Parole, immagini e musica per Giulio cui parteciperanno artisti, come Elisa, Alessandro Bergonzoni e Pif, e di don Luigi Ciotti e dell’ex magistrato Gherardo Colombo, tutte persone che da tempo sostengono pubblicamente la famiglia Regeni. Verso sera ci sarà la Camminata dei diritti fino alPiazzale dei Tigli. Tutta l’iniziativa sarà anche in streaming sul canale You Tube già menzionato  “Giulio siamo Noi

Qui alle 19.41 si farà un minuto di raccoglimento, in filo diretto con tutta Italia. In giro per l’Italia, infatti, in questi anni sono state messe e inaugurate diverse panchine gialle, un simbolo concreto per chi continua a ricordare Giulio e a chiedere giustizia e verità. L’invito è dunque di riunirsi, ovunque, attorno a una panchina gialla per leggere qualche pagina del libro dei genitori di Giulio, di cui parliamo qui sotto, e per unirsi in solidarietà al momento di ricordo ma anche, come sempre, al rinnovo dell’impegno per chiedere verità e giustizia. 

Nella sala consiliare del Comune è anche stata allestita una mostra dallo stesso titolo, che rimarrà aperta a ingresso gratuito fino al 4 febbraio. Un percorso di racconto delle tante iniziative e attività che in questi 10 anni hanno visto protagonista il popolo giallo assieme alla famiglia Regeni nella richiesta di verità e giustizia. 

Nel corso del pomeriggio a Fiumicello Villa Vicentina, verrà anche proiettato in anteprima il docufilm girato da Simone Manetti e distribuito da Fandango, Giulio Regeni - tutto il male del mondo. Il film uscirà poi nelle sale italiane come proiezione speciale nei giorni 2-3-4 febbraio. 

Secondo quanto leggiamo sul sito di Fandango, il film è un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti e ripropone dunque le testimonianze della famiglia, dei genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, e dell'avvocata Alessandra Ballerini, che ripercorrono le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio Regeni. Nel film si ricostruiscono anche le fasi del processo, le deposizioni dei testimoni a giudizio, e si sentono dunque i vari protagonisti della  vicenda.

Giulio fa cose - Un libro di Paola Deffendi e Claudio Regeni, assieme a Alessandra Ballerini (2020)

“Chiediamo una verità processuale nei confronti di chi ha deciso sul destino della sua e delle nostre vite, di chi lo ha torturato, chi ha sviato le indagini, chi ha permesso e permette tutto ciò. Su Giulio sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto ad avere verità.” Il libro, scritto dai genitori di Giulio Regeni, è un punto fondamentale nella battaglia per la verità. I genitori ricostruiscono la storia del sequestro ma anche, e soprattutto, tutta la loro lotta dal 25 gennaio 2016 in poi. Un atto di denuncia, perché come dicono Effendi e Regeni, il mondo della politica non ha mai risposto, né l’Egitto di Al-Sisi ma nemmeno l’Europa e l’Italia, che anzi si è affrettata a rimandare l’ambasciatore al Cairo e poi a continuare a intessere relazioni e accordi militari ed economici. Tutto il male del mondo non è solo quello che Paola e Claudio hanno visto sul volto di Giulio, ma anche quello attorno a Giulio: “omertà, paura, intrighi, depistaggi. Il coraggio è andare avanti, giorno dopo giorno, sapendo che esiste tutto questo.”

Nove giorni al Cairo: tortura e omicidio di Giulio Regeni - aprile 2017

Cinque puntate di una webserie realizzata da Repubblica TV che ha lanciato la campagna Verità per Giulio Regeni assieme ad Amnesty International, firmata da Carlo Bonini e Giuliano Foschini a poco più di un anno dall’omicidio Regeni. Le cinque puntate, disponibili sul sito di Amnesty, sulla piattaforma di RepTV e su You Tube, ripercorrono i momenti salienti della vicenda Regeni, a partire dalla segnalazione della sua scomparsa all’ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, da parte di Gennaro Gervasio, amico di Giulio, che aveva appuntamento con lui la sera del 25 gennaio 2016. Le cinque puntate brevi, tra i 5 e i 7 minuti ciascuna, ripercorrono alcune delle tappe chiavi della vicenda. Attraverso la voce dell’ambasciatore Massari, del medico legale e dei genitori di Giulio le prime tre puntate ripercorrono le fasi della scomparsa, del ritrovamento e della tortura. La quarta puntata affronta un tema che ha fatto molto discutere nei primi anni dopo l’omicidio, e cioè il ruolo dell’Università di Cambridge, il silenzio e la poca partecipazione rispetto a tutta la vicenda. E infine la quinta segue il viaggio dei due autori Carlo Bonini e Giuliano Foschini al Cairo, nei primi giorni dopo l’omicidio e poi le informazioni che riescono a raccogliere, dal ruolo degli informatori che hanno tradito Giulio all’inizio dei depistaggi egiziani fino alla verità appurata fin lì dalla Procura di Roma. 

Giulio Regeni e il male del mondo - Internazionale - 24 gennaio 2018

Una mini storia grafica disegnata da Gianluca Costantini, la cui raffigurazione di Giulio Regeni è poi diventata nota, ripresa da tante testate, cartelloni, manifesti, striscioni. La mini storia riprende alcune delle parole pronunciate da Paola Deffendi nelle giornate successive al ritrovamento del corpo di Giulio Regeni. “Forse è dai tempi del nazifascismo che un italiano non muore dopo essere stato sottoposto a torture” dice Regeni in questa striscia, “Ma io non ero in guerra. Ero lì per fare ricerca”. 

Da Cambridge a Fiumicello: Pif riporta a casa la bici di Giulio Regeni - 25 gennaio 2020

Un reportage realizzato da RepubblicaTV che ripercorre il percorso fatto dal regista e autore Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, per riportare ai genitori di Giulio Regeni la sua bicicletta, rimasta all’Università di Cambridge. Pif è uno dei tanti artisti che è rimasto vicino alla famiglia Regeni in tutti questi anni. Il reportage, della durata di circa 12 minuti, vede Pif muoversi nei giardini e tra i dipartimenti dell’Università di Cambridge per recuperare la bici, smontarla e riportarla in Italia. Con l’occasione, Pif cerca anche di capire se il college abbia deciso di ricordare Giulio in qualche modo, ci porta nella sua stanza allo studentato, nel dipartimento, davanti alla porta di Maha Abdelrahman, la docente che ha inviato Regeni al Cairo per la sua ricerca. E infine riporta la bici a Fiumicello. 

Timbuctu - Regeni e la giustizia - 17 ottobre 2023

“La nostra bussola è stata la coerenza rispetto a quello che eravamo prima, e la coerenza rispetto alla persona di Giulio. Abbiamo sentito che volevano annullarci, farci stare zitti. E allora ci siamo, con il nostro stile, ribellati.” E così è venuta fuori l’azione civica, quella della richiesta di giustizia. Chiare, limpide, le parole di Paola Deffendi che aprono questa puntata di Timbuctu, un podcast che parla con i libri, a cura di Marino Sinibaldi, sempre su Il Post. Parole pronunciate a valle di una conferenza stampa dopo una sentenza della Corte Costituzionale, che ha permesso nell’autunno 2023 di riavviare un processo che si riteneva invece impossibile per questioni procedurali. Sinibaldi torna sulla vicenda Regeni a partire dal libro della famiglia Regeni di cui abbiamo parlato qui sopra. Sottolinea l’importanza e la forza della battaglia sostenuta anche collettivamente. E ripercorre la connessione tra un’opinione pubblica informata e consapevole e la ricerca della verità e della giustizia. 

Il Cairo, 25 gennaio 2016 - Altre indagini - ottobre 2026

Stefano Nazzi, autore del famosissimo podcast Indagini e di Altre indagini per Il Post, ha pubblicato a dicembre due puntate di Altre indagini dedicate alla vicenda di Giulio Regeni. Con le voci di Paola Deffendi, di Alessandra Ballerini, di Laura Cappon, Luigi Manconi, Marino Sinibaldi e Gherardo Colombo, e con estratti di audio da video e documenti utilizzati nei processi, Nazzi ricostruisce in modo molto puntuale e dettagliato, come ci ha abituato da tempo, tutta la storia del sequestro e dell'uccisione, il lavoro minuzioso della magistratura e le posizioni politiche tenute dai governi italiani. Emergono nella storia scritta da Nazzi i ruoli di alcune delle persone che Giulio Regeni ha conosciuto al Cairo, dal leader del sindacato dei venditori ambulanti a due amici di Giulio, il suo coinquilino e una collega di studi, persone che lo tradiscono e diventano informatori dei servizi egiziani. Ci sono le voci e le testimonianze dei pochissimi testimoni che accettano di andare a Roma e raccontare in aula quello che hanno visto o sentito, chi lo ha incrociato nel momento del sequestro e chi durante la prigionia, voci preziose per capire cosa ha vissuto Giulia nei suoi ultimi giorni. Nazzi ricostruisce anche tutti i passaggi politici, a partire da quelli che per primi hanno dovuto gestire la vicenda, il governo di Matteo Renzi e il suo ministro Marco Minniti, fino al governo Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il podcast è disponibile per gli abbonati a Il Post. E naturalmente dà conto, minuziosamente, del lavoro dei magistrati che il processo lo hanno voluto e che continuano a difenderlo. 

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