SOCIETÀ

Studentessa indiana al congresso in Italia grazie all'ambasciata tedesca

Ananya Jana è una studentessa di dottorato dell'Indian Institute of Science, lavora a Bangalore, dove sta studiando il genoma di una specie di antilope diffusa nella regione indiana (Antilope cervicapra) per ricostruirne l'origine e l'evoluzione. Il suo lavoro è stato selezionato per una presentazione alla Società italiana di biologia evoluzionistica (Sibe 2019), che sta tenendo in questi giorni a Padova il suo ottavo congresso.

Per arrivare a Padova a tenere la sua presentazione Ananya ha però dovuto faticare non poco. Si è vista infatti rifiutare la richiesta del visto dall'ambasciata italiana per ben due volte, nonostante tutti i documenti da lei presentati fossero in regola.

Ananya Jana, studentessa indiana di biologia evoluzionistica, si è vista rifiutare la domanda di visto due volte dall'ambasciata italiana. Il consolato tedesco ha approvato invece gli stessi documenti.

Un mese prima dell'inizio del congresso Ananaya si era premurata di avere la lettera di invito da parte della Sibe e le lettere di raccomandazione dal suo supervisor e dal suo istituto di ricerca. La prima risposta che ottiene dal consolato italiano dice che “l'invito non è affidabile” (invitation not reliable). I funzionari dell'ufficio VFS per i visti che l'avevano assistita in fase di compilazione, le confermano che i documenti sono in ordine e che ogni settimana si vedono rifiutare dall'ambasciata italiana più di una legittima richiesta di visto. Ananya decide così di ricompilare tutte le carte, procurandosi per la seconda volta tutte le firme di cui ha bisogno e pagando nuovamente per la procedura, che non è rimborsabile. Una settimana dopo arriva il secondo responso del consolato italiano: domanda respinta. Questa volta la dicitura è “invito non confermato” (invitation not confirmed). In calce alla lettera, si consiglia di contattare un avvocato italiano. Lisa Locatello, ricercatrice del dipartimento di biologia dell'università di Padova, con cui Ananya è rimasta in contatto, prova a scrivere all'ambasciata italiana per chiedere delucidazioni, ma non ottiene risposta. I soldi spesi non sono recuperabili e la data del congresso si avvicina.

L'opzione di volo più favorevole per Ananya è attraverso la Germania, a Monaco. Da lì avrebbe poi raggiunto Padova in autobus. Decide perciò di rivolgersi all'ambasciata tedesca, che a differenza di quella italiana, si trova vicina alla sua città. Riesce a parlare di persona ai funzionari dell'ambasciata tedesca, che non riscontrano alcuna irregolarità nella sua richiesta di visto. Presenta allora per la terza volta i suoi documenti, gli stessi passati per l'ambasciata italiana, e nel giro di una settimana vengono accettati. Ananya ottiene dunque il visto per partecipare a una conferenza in Italia dall'ambasciata tedesca.

Le applicazioni per la domanda di visto possono essere pratiche burocratiche impegnative e costose, e per i ricercatori provenienti da certi Paesi possono rappresentare uno scoglio più ingombrante che per altri. Le ragioni per cui l'ambasciata italiana abbia rifiutato per due volte la domanda di Ananya non sono chiare, ma ultimamente sono diversi i casi di ricercatori che incontrano ostacoli in una pratica che dovrebbe facilitare la circolazione di cervelli.

Nel gennaio 2017 ha fatto molto discutere, ad esempio, l'ordine esecutivo anti-immigrazione firmato da Donald Trump: ricercatori dei sette Paesi a maggioranza musulmana colpiti dal provvedimento (Iran, Iraq, Siria, Libia, Somalia, Sudan e Yemen) hanno visto bloccato l'accesso ai loro laboratori e alle conferenze su suolo statunitense.

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