SOCIETÀ

I suicidi nel mondo stanno calando

I suicidi nel mondo stanno calando. Analizzando i dati rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità possiamo vedere come dal 1994 ad oggi il tasso di suicidi sia sceso del 38 per cento, che significa più di 4 milioni di persone in meno.

Come abbiamo già avuto modo di approfondire, anche in questo caso cercare una correlazione diretta tra il tasso di suicidi e il prodotto interno lordo di una nazione rischia di essere fuorviante. L’aspetto economico è sicuramente un parametro da valutare ma, come per capire il benessere di uno stato, non può essere l’unico.
 

 

Prendendo ad esempio gli Stati Uniti, paese con un PIL in costante crescita, possiamo vedere come il tasso di suicidi sia aumentato dal 2000 ad oggi, passando da 11,3 persone ogni 100.000 abitanti al 15,3.

Quello degli USA però è un esempio che va in controtendenza con il resto del mondo. Cina, India ed in particolare la Russia infatti, hanno visto calare di molto il tasso di suicidi. Quest’ultimo paese in particolare ha quasi dimezzato le morti volontarie passando da 52.6 persone ogni 100.000 abitanti nel 2000, alle 31 del 2016.

 

 

L’Economist proprio a questo tema ha dedicato la copertina settimanale di domenica 24 novembre, ipotizzando anche delle motivazioni che hanno portato a questo calo.

Una delle ragioni principali, secondo il giornale inglese, è il miglioramento delle condizioni di vita delle donne asiatiche. In molti paesi infatti, sono gli uomini coloro che tendono a suicidarsi di più, ma sia in India che in Cina il tasso di suicidio di giovani donne è sempre stato molto alto.

Dal 1994 ad oggi si sono suicidate 4 milioni di persone in meno

Suicidi in Cina

Il tasso di suicidi di giovani donne indiane e cinesi sembra ora essere diminuito e, secondo l’Economist che riporta uno studio di Jing Jun, professore dell’università Tsinghua di Pechino, sarebbe dovuto ad una maggiore libertà per le donne. Il paper riporta che nel 2002 c’era una correlazione tra l’alto tasso di suicidi tra giovani donne che vivevano in zone rurali e la costrizione: due terzi delle donne che avevano provato a suicidarsi l’avevano fatto a causa di un matrimonio infelice, due quinti perché picchiate dal marito mentre un terzo per i problemi con le suocere.

Suicidi in India

Un discorso analogo lo fa anche il professor Vikram Patel del dipartimento di medicina della Harvard Medical School per quanto riguarda l’India, concludendo che “molti suicidi in India sono dovuti alla mancanza di possibilità dei giovani di scegliersi il proprio partner”. Una volta che questa usanza sociale è stata liberalizzata il tasso di suicidi è calato, in particolar modo tra le giovani donne.

 

Suicidi in Russia

Mentre in India e Cina le persone che tentavano il suicidio erano per lo più giovani donne, in Russia c’era un alto tasso tra gli uomini di mezza età. In questo caso la motivazione economica sembra essere stata la più significativa, in quanto il tasso si è innalzato dopo lo sconvolgimento post Unione Sovietica, abbassandosi solamente negli ultimi anni.

 

Suicidi negli Stati Uniti

Per quanto riguarda il caso degli Stati Uniti invece si può notare come l’innalzamento del tasso di suicidi precedette la crisi dovuta al crack finanziario, ma poi è cresciuto velocemente anche durante il periodo di recessione che ne seguì.

 

Secondo l’Economist però, sono proprio i governi a poter fare molto in materia di prevenzione dei suicidi. Un esempio concreto è quello della Svezia, che non ha subito un incremento dei suicidi durante le recessioni del 1991-’92 o quella del 2007.

Secondo il giornale inglese, questo è stato dovuto a dei servizi sanitari virtuosi e pubblici ed a degli aiuti del governo per poter ritornare un lavoro. L’Economist cita anche uno studio effettuato su 26 paesi europei, che ha mostrato che i tassi di suicidio sono inversamente proporzionali alla spesa per politiche attive del mercato del lavoro.

Un’altra correlazione chiara sembra essere quella tra alcool e suicidi. Il caso concreto è quello della Russia in cui il consumo di alcolici si è dimezzato tra il 2003 ed il 2016, e con lui anche il tasso di suicidi.

Sono i governi a poter fare molto in materia di prevenzione dei suicidi

Come abbiamo notato quindi un deterrente potrebbe essere un virtuoso sistema sanitario. Secondo l’Economist è stato questo uno dei motivi del calo di suicidi tra gli anziani in Gran Bretagna. La malattia a lungo termine è infatti una causa comune di suicidio e gli sforzi per alleviare il dolore dei pazienti possono fare una grande differenza. Il sistema britannico, a livello di cure palliative, è considerato uno dei migliori al mondo, e questo potrebbe aiutare a spiegare il calo dei suicidi.

Un’ulteriore azione che possono compiere i governi per prevenire i suicidi è quella di non mettere i cittadini in situazioni di rischio. È questo il caso delle medicine che negli Stati Uniti sono ancora vendute in barattoli, come ad esempio il paracetamolo di cui si possono acquistare anche 50 compresse alla volta. Su questo tema la Gran Bretagna ha fatto una legge nel 1998, che di fatto limita l’acquisto di aspirina e paracetamolo. Negli anni seguenti c’è stata una diminuzione del 46% di suicidi per intossicazione da aspirina e del 22% per quella da paracetamolo.

Il problema principale degli Stati Uniti però sono le armi. Come abbiamo già avuto modo di analizzare in passato, negli USA c’è un possesso di 88,8 armi per ogni 100 abitanti. Avere una pistola con sé in un momento di decisione impulsiva come spesso è il suicidio, può essere fatale.

 


L’Economist infine accende l’attenzione anche su come il tema dei suidici viene trattato. Secondo il giornale inglese dopo la morte dell’attore Robin Williams, nel 2014, l’emulazione interessò fino a 1.800 persone nei successivi quattro mesi.

c’è sempre una via d’uscita

Quando si parla di suicidi però bisogna sempre sapere che c’è sempre una via d’uscita. Come abbiamo visto è importante essere consapevoli che il proprio paese ha un sistema sanitario che può aiutarci, e l’Italia in questo campo è virtuosa. Oltre a chiamare il 118 infatti, c’è la possibilità di contattare il Telefono Amico.

La Regione Veneto inoltre ha attivato anche un servizio proprio per aiutare chi si sente più in difficoltà. Il progetto si chiama Inoltre: è un servizio gratuito, basta chiamare il numero verde 800 33 43 43, per parlare con un operatore. Il servizio funziona 24 ore su 24 e sette giorni su sette.

POTREBBE INTERESSARTI

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012