UNIVERSITÀ E SCUOLA

Turchia, il rischio d'essere liberi

Il nome della ricercatrice Asli Vatansever compare nel decreto legge 686 del governo turco del 7 febbraio 2017. Con quel decreto il presidente Erdoğan, confermato per altri cinque anni proprio grazie alle elezioni che si sono tenute ieri, radiava da qualsiasi impiego pubblico 4.464 persone, fra le quali circa 330 accademici. Questi si aggiungevano alla lista degli oltre 4.400 docenti licenziati nei mesi precedenti.

Il motivo per cui Asli compare in quella lista è semplice: nel febbraio 2016 firmò una petizione degli Academics for peace a denuncia dei crimini di Stato contro la popolazione curda. “Dopo che il presidente turco Erdoğan tacciò i primi 1128 firmatari come ‘traditori’ e invitò il Consiglio per l'istruzione superiore (YÖK) a infliggere punizioni contro quella ‘banda di disonesti e ignoranti’, iniziammo ad assistere a una serie di ripercussioni, tra cui indagini e procedimenti disciplinari nelle nostre università. Io venni licenziata quello stesso aprile”, ricorda Vatansever.

Da oggi il parlamento non avrà più alcun potere. Tornare in futuro in Turchia è un’opzione che io non posso nemmeno considerare Asli Vatansever

Lasciata dunque la Turchia, ritroviamo Asli Vatansever a Berlino con una borsa di studio per sette mesi al Leibniz-Zentrum moderner Orient. È l’ottobre del 2016. Più tardi, con l’emissione del decreto, a lei, come a tutti i presenti nella “lista nera”, sarebbe stata anche sospesa la validità del passaporto a tempo indefinito: “In breve, lo Stato costringe coloro che sono attualmente all'estero a scegliere tra esilio o fame, mentre coloro che sono ancora in Turchia sono semplicemente condannati a quest'ultima”.

Agosto 2017. Lasciata Berlino, Asli trova ospitalità all’università di Padova. Racconta Claudia Padovani, direttrice del Centro interdipartimentale di ricerca Studi di genere: “Qui Asli continua i suoi studi, grazie a un assegno di ricerca finanziato per metà dall’Institute of International Education Scholar Rescue Fund e per metà dal dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali di Padova, che ha lavorato in sinergia con l’Ateneo, con un convinto sostegno del prorettore alle Relazioni internazionali, Alessandro Paccagnella. Qui al dipartimento Spgi abbiamo sentito l’importanza di dare un segno concreto. Certo ospitare Asli è una forma di solidarietà, ma allo stesso tempo è anche un’azione che nasce da un sincero interesse verso gli studi che sta conducendo la ricercatrice e che toccano la sua personale esperienza”. Dal maggio del 2017, infatti, l’università di Padova aderisce alla rete Scholar at Risk che favorisce iniziative a sostegno di ricercatori di tutto il mondo la cui libertà è a rischio, costretti spesso a lasciare il lavoro nelle università o a fuggire dal proprio Paese per ragioni politiche; talora imprigionati o uccisi, minacciati personalmente o negli affetti.

“In Italia – spiega Gabriele Nicoli del dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali – siamo la prima università ad accogliere una ricercatrice nella rete Scholar at Risk. Si tratta di una iniziativa ‘apripista’, sia all’interno del nostro Ateneo per consolidare una certa buona prassi, sia per altre università italiane che aderiscono alla rete Scholar at Risk. Ed è un’azione umanitaria alla quale l’ateneo si è sentito chiamato”.  

Asi Vatansever da agosto sarà nuovamente a Berlino per un anno. “Ho smesso di fare piani a lunga scadenza diverso tempo fa – racconta la studiosa - perché la mia situazione non lo permette. Le elezioni di ieri sono probabilmente le ultime elezioni che vedremo per un bel po’ di tempo. Abbiamo visto come le alleanze conservatrici e nazionaliste si siano ancora una volta consolidate. Da oggi il parlamento non avrà più alcun potere. Tornare in futuro in Turchia è un’opzione che io non posso nemmeno considerare, come non lo è per molti studiosi espatriati. Dobbiamo trovare il modo per risolvere la questione all’interno della comunità accademica, in Europa”.

Ora Asli è in attesa del processo che si terrà a Istanbul e che la vede sul banco degli imputati accusata di propaganda terrorista. Per aver firmato una petizione online a sostegno dei diritti civili di un popolo, di ciò in cui credeva e crede.

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