Polarizzata, complessa, aperta: la Gen Z all'università
“Se prendiamo in considerazione studenti e studentesse dell’università, possiamo dire che il centro non esiste più: c’è molta polarizzazione”. Sono parole di Asher Colombo, sociologo dell’Università di Bologna e una delle firme di uno studio che ha cercato di fare una fotografia della Generazione Z all’università. I risultati sono da poco stati pubblicati in volume dal Mulino, in un libro intitolato La generazione-Z all'università. Chi sono e cosa pensano i nuovi studenti.
Come sottolinea la quarta di copertina, oggi i nati e le nate a cavallo del 2000 e che stanno lasciando l’università appartengono a una generazione sotto il fuoco incrociato di un intenso dibattito pubblico. Le generazioni precedenti faticano a comprenderne fino in fondo i comportamenti e le opinioni. Chi sono davvero le persone di questa generazione? Quali le loro speranze e le loro inquietudini? La ricerca realizzata dall’Istituto Cattaneo, una fondazione che si occupa di studi politici, sociali, culturali ed economici con sede a Bologna, prova a dare qualche risposta concentrandosi su studenti e studentesse di tre importanti atenei del centro-nord: Padova, Bologna e Milano Bicocca.
Dove si collocano nello spettro politico
In termini generali, l’insieme di studenti e studentesse che frequenta tutte le università italiano rappresentano poco meno della metà dell’intera Generazione Z e, come scrive nell’introduzione Colombo assieme ai suoi due coautori, Gianpiero Dalla Zuanna e Manuela Scioni, essi “appaiono decisamente diversi dai loro coetanei che all’università non vanno”. Sono diversi per l’origine sociale, ma anche per il loro posizionamento valoriale. Abbiamo intervistato Asher Colombo che, oltre a insegnare all’Università di Bologna, è anche presidente dell’Istituto Cattaneo.
La prima cosa che ci dice è che, rispetto alla ricerca di cui parliamo, bisogna “prendere con cautela i risultati”. Significa che non dobbiamo generalizzare troppo, dal momento che i questionari sono stati condotti solamente in tre università. Sul piano scientifico, quindi, questi risultati vanno messi in dialogo con altre ricerche per evitare di prendere fischi per fiaschi. Per esempio, “gli studenti del sud sono presenti”, precisa Colombo, “ma solo come fuori sede al nord”, quindi con storie personali diverse da quelle degli altri studenti meridionali che sono rimasti nei propri contesti per frequentare l’università”.
“ Chi frequenta corsi umanistici è tendenzialmente più spostato a sinistra rispetto a chi frequenta corsi non umanistici Asher Colombo, presidente Istituto Cattaneo
Se tra chi frequenta l’università c’è una profonda sparizione del centro, con una maggiore polarizzazione su destra e sinistra, non si può dire lo stesso per la Generazione Z che non è andata all’università: “sappiamo da altri studi che lì un centro regge ancora”. Nonostante la polarizzazione, “non sorprende” che all’università ci sia una maggioranza schierata decisamente a sinistra, “talvolta più a sinistra della proposta partitica”. Si tratta di una tendenza bene nota dagli studi sull’università, non solo in Italia.
Non si tratta però di una divisione omogenea, spiega Colombo. Se dividiamo il corpo studentesco tra chi frequenta corsi umanistici e chi non umanistici, notiamo che “chi frequenta corsi umanistici è tendenzialmente più spostato a sinistra rispetto a chi frequenta corsi non umanistici”. In questo ultimo caso, si nota una differenza più contenuta rispetto ai coetanei che lavorano.
Una possibile spiegazione storica
I questionari sono stati somministrati all’inizio dell’anno accademico 2023-24, in modo da evitare il più possibile di somministrarli a un gruppo di studenti e studentesse che si erano auto-selezionati durante i primi mesi di università. Dai dati raccolti sulla polarizzazione in ambito politico, scrivono gli autori nel libro, è difficile dire se le differenze tra dentro e fuori l’università “siano la punta estrema di un cambiamento generazionale in corso, ancora debole tra i loro coetanei non studenti, oppure all’opposto che siano la coda di un cambiamento già avvenuto e che sta alle nostre spalle”. Cerchiamo di capire cosa voglia dire.
Colombo spiega che in passato le differenze tra studenti e non erano ancora più marcate. Ad andare all’università era una percentuale molto più piccola rispetto al totale dei giovani. “Ma i dati a nostra disposizione mostrano un trend di convergenza”: la differenza tra la porzione che va all’università e quella che non ci va si sta assottigliando da anni. “C’è una ridotta selezione sociale”, precisa Colombo, “data dall’apertura degli accessi all’università”. In questo senso, quindi, il sociologo e i suoi colleghi propendono per l’interpretazione secondo cui stiamo assistendo a una omogeneizzazione di posizionamento - ancora di là da venire completamente - tra studenti e non studenti.
Generazione Z e società aperta
Spostandoci sul piano dei valori civili, quelli che Colombo definisce come appartenenti alla "cosiddetta società aperta”, si notano altri aspetti interessanti e talvolta sorprendenti. Per esempio, c’è una pressoché totale accettazione dell’omosessualità, sia maschile che femminile. E si tratta di un cambiamento rapido, ci sottolinea Colombo: “solo venti o dieci anni fa la situazione non era questa, mentre oggi gli studenti italiani presentano risposte numericamente simili a quelle dei loro coetanei stranieri”.
Ma non è cambiata solamente la loro diretta visione della sfera dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. “Abbiamo chiesto anche se per i genitori della Generazione Z c’è accettazione”, precisa Colombo, “e più della metà dei genitori - secondo quanto riportato dai figli - sembrano accettare l’omossessualità come parte della normalità”. Solo nel 2017, la percentuale era tra il 15 e il 20%.
La Generazione Z è molto aperta anche nei confronti delle persone migranti. Una fetta molto grossa dei risultati indica che c’è un generale consenso sul fatto che questa categoria di persone sia oggetto di discriminazioni e di atteggiamenti ostili. Con un trend di peggioramento che viene condannato. Le persone che si sono dichiarate come di genere femminile nei questionari, però, presentano una maggiore preoccupazione per l’aumento delle persone migranti nel nostro Paese. “Esprimono una preoccupazione maggiore rispetto ai maschi per la sicurezza”, spiega Colombo.
Ebrei e musulmani
La società immaginata dalla Generazione Z è multietnica di default e non tollera la discriminazione. Stupisce, allora, trovare all’interno dei dati una certa insofferenza nei confronti delle persone ebree. Se in generale l’atteggiamento diffuso è quello dell’inclusività, “emerge comunque una parte non piccola di persone che ha atteggiamenti negativi nei confronti degli ebrei”, spiega Colombo, “molto di più di quanto ci aspettassimo”. Si tratta di accuse di “doppia lealtà” - all’Italia e a Israele -, dell’idea che “gli ebrei esagerano con la Shoah” (lo sostiene circa un terzo degli studenti) o che sono “passati da vittime a carnefici”.
Queste percezioni negative, tra l’altro, sono aumentate dopo il 7 ottobre 2023, in piena raccolta dei dati. “Possiamo vederne l’aumento anche direttamente nei giorni successivi all’attacco di Hamas e prima della controffensiva israeliana”, spiega Colombo. “E quest’aumento è più sensibile soprattutto tra coloro che si schierano a sinistra”.
Stabile, invece, l’impressione che gli “atteggiamenti negativi siano più elevati nei confronti dei musulmani rispetto a quanto accada per gli ebrei”. Ma i dati parlano di atteggiamenti che sono percepiti come più diffusi che nel recente passato.
Come sottolinea Asher Colombo, e come dovrebbe avvenire in tutti i casi di ricerca interessante, dal quadro della Generazione Z che frequenta gli atenei italiani emergono alcune risposte che ci aiutano a capire meglio i giovani, ma si aprono anche nuovi interrogativi. Che avranno bisogno di altre ricerche e altro studio.