SOCIETÀ

Verso le elezioni europee: la Croazia

La Croazia andrà a votare per il Parlamento europeo per la seconda volta nella sua storia. Si tratta infatti dell’ultimo Paese ad aver aderito all’Unione, essendone divenuta membro soltanto nel 2013. Il Paese è in buona salute economica: lo scorso anno è cresciuto del 2,5% e negli ultimi 5 anni l’incremento del prodotto interno lordo si è sempre mantenuto sugli stessi livelli. Anche i dati sull’occupazione sono favorevoli: dal 2014 la disoccupazione si è dimezzata e oggi si attesta di poco al di sopra della soglia dell’8%. Se visti in prospettiva sono numeri molti buoni ma spesso si  tende a confrontarli con quelli della confinante Slovenia, che “sfoggia” una crescita sopra al 3% annuo e una disoccupazione che è meno della metà di quella croata (3,2%). 

Il Paese sembra quindi scontare un ormai più che ventennale complesso d’inferiorità con la “sorella” ex-jugoslava: la Slovenia è diventata indipendente prima, non ha praticamente patito le crudeltà del conflitto balcanico del 1992-95, è entrata con qualche anno d’anticipo nell’Unione Europea, fa parte dell’Area Schengen e, come detto, mostra migliori indicatori economici. C’è poi un altro dato, forse meno noto ma ugualmente significativo: negli ultimi 8 anni oltre 200mila croati di età compresa tra i 18 e i 30 anni sono emigrati stabilmente all’estero (su una popolazione di poco più di 4 milioni di persone). Inoltre, è sempre più crescente il divario tra la capitale Zagabria e le più importanti località adriatiche e il resto del Paese. La crescita economica è infatti trainata dai servizi e soprattutto dal turismo. Efficaci politiche di promozione internazionale stanno garantendo un significativo afflusso di visitatori stranieri, che però si concentra sulla capitale, sulle isole più belle e verso le località costiere più rinomate. L’entroterra adriatico e soprattutto le zone montuose non sono toccate dal boom turistico e, in assenza di una vera base industriale, mostrano indicatori economici tra i più depressi del continente

La Croazia eleggerà 11 deputati al Parlamento Europeo (dovevano essere 12, ma il rientro in extremis dei rappresentanti britannici impedirà l’acquisizione di un seggio che vi sarebbe stata in caso di avvenuta Brexit). Cinque anni fa il Paese era in recessione economica, con la disoccupazione sopra il 17% e votò appena il 25% degli aventi diritto. Alla guida del governo vi era Zoran Milanovic, espressione di una maggioranza di centrosinistra. Le elezioni europee del 2014 rappresentarono un significativo campanello d’allarme per il suo governo: il principale partito d’opposizione, i conservatori dell’HDZ organizzarono un listone di centrodestra (includendo anche movimenti di estrema destra, come l’HSP-AS) e raggiunsero il 41,4%, staccando di oltre 12 punti il cartello elettorale di centrosinistra, espressione appunto dell’allora governo Milanovic. Due anni più tardi, la coalizione di centrodestra ottenne la maggioranza relativa dei seggi e, previo alleanza con i liberisti di MOST, riuscì a formare l’attuale governo conservatore guidato dal leader dell’HDZ Andrej Plenkovic. 

Nonostante il recente ingresso nell’Unione, il Paese è solo tiepidamente euro-entusiasta e le critiche all’Unione stanno dominando la campagna elettorale. Rispetto a 5 anni fa, l’HDZ ha abbandonato i compagni di strada di estrema destra e si presenta in solitudine. I sondaggi lo accreditano attorno al 25% dei voti, a quota 4-5 seggi. L’SDP insegue a oltre 10 punti percentuali di distacco. I liberisti di MOST, che nel 2015 da partito “neonato”, ottennero un eclatante 13,3% entrando anche in maggioranza di governo, sono ora accreditati di circa la metà dei consensi e sembrano pagare elettoralmente i dissidi interni e la scelta di aver tolto l’appoggio al governo Plenkovic. I due partiti di estrema destra HSP-AS e NHR si presentano con una lista unica, nazionalista ed euroscettica. A loro speculare è invece la lista nota come Amsterdam coalition, che raggruppa sette partiti minori di varia estrazione (due movimenti liberali, il partito dei pensionati, il partito “istriano”, tre piccoli partiti di centro-sinistra) e che è apertamente schierata su posizioni europeiste. Affiliati all’ALDE, devono il nome alla sede della prima riunione costitutiva del gruppo transnazionale. Sia la lista di estrema destra che il listone europeista sono accreditate di circa il 5% ciascuna, dovrebbero quindi lottare per la conquista di un solo seggio. Ci sono poi i “5Stelle di Croazia”, la lista populista e anti-establishment Živi zid, che non solo ricalca le battaglie anti-casta e anti-politica del Movimento 5 Stelle delle origini ma che con gli omologhi italiani ha sottoscritto a livello europeo un’alleanza ufficiale, coinvolgendo anche l’AKKEL greco e il movimento polacco Kukiz’15 guidato dall’ex musicista punk-rock Pawel Kukiz. I sondaggi danno Živi zid in ascesa, attualmente stimato attorno all’8%. Il giovane leader Ivan Vilibor Sinčić (classe 1990) sembra particolarmente apprezzato nelle aree rurali del Paese, quelle economicamente più depresse e dove cova più forte la rabbia verso il governo centrale e le élite di Zagabria.

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