SOCIETÀ

Violenza contro le donne: formare per prevenire

di Paola Degani e Patrizia Zantedeschi

La violenza degli uomini contro le donne, così come attualmente viene definita nella Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica - Convenzione di Istanbul (Cdl), costituisce una grave violazione dei diritti umani che affonda le sue radici nel patriarcato quale asse storico dell’oppressione femminile. La disparità di potere tra uomini e donne, dato strutturale nella nostra società, da un lato genera la violenza e dall’altro la riproduce. La diseguaglianza ha una matrice socio-culturale radicata nel tempo la cui riproposizione è possibile grazie a rappresentazioni collettive costruite attorno a stereotipi sessisti e a pregiudizi nonché al persistere di condizioni discriminatorie diffuse al cui interno si annida la maggior esposizione delle donne a situazioni di vulnerabilità.  

L'Italia, che nel 2013 ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa, a distanza di due mesi, con il decreto-legge n. 93/2013, ha provveduto ad aggiornare il framegiuridico di riferimento in materia di violenza con una serie di dispositivi inediti. L’introduzione di uno strumento di natura politico-programmatica quale è il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne si colloca all’interno dello scenario che questo trattato internazionale disegna. 

Il Piano, strutturato sulla scorta degli assi di intervento previsti dalla stessa Convenzione, prevede per il sistema anti-violenza processi di governance multi-livello nell’ambito dei quali, seppur in modo disomogeneo e contradditorio, tutti gli attori coinvolti dovrebbero concorrere a valorizzare al massimo il potenziale delle pratiche oggi dispiegabili contro la violenza. 

Prevenzione, protezione e sostegno alle donne da un lato, necessità di perseguire e punire gli uomini autori di violenza dall’altro sono i 4 assi previsti dal Piano. A questi se ne aggiunge un quinto di natura trasversale, che riguarda le politiche integrate per la realizzazione di un sistema di raccolta dati idoneo a misurare il fenomeno in tutte le sue variabili e caratteristiche. 

Per quanto riguarda il primo asse, il Piano propone misure necessarie a promuovere azioni volte a prevenire la violenza nelle sue diverse forme, in particolare nella famiglia, nella scuola e nell'università, nel mondo del lavoro, nei luoghi di detenzione e nella società più in generale, identificando ove necessario, target specifici a cui le azioni dovranno essere rivolte. 

Lavorare sulla prevenzione è da tempo un obiettivo che la letteratura scientifica e i soggetti che a diverso livello operano sul terreno della violenza hanno identificato come fondamentale in un’ottica sia di riduzione delle recidive e perciò di adeguata valutazione del rischio (e del danno), sia di costruzione di relazioni sociali più eque e rispettose e perciò non violente. 

Promuovere un'offerta formativa che garantisca l'educazione al rispetto, all'inclusione e alla parità, anche attraverso una didattica curricolare orientata al superamento di tutte le forme di discriminazione, dei ruoli e degli stereotipi di genere e sostenuta da una coerente formazione del personale scolastico, diviene perciò un’esigenza imprescindibile se si intende realmente rivolgersi ai giovani.

Il Piano coinvolge direttamente il Miur che ha il compito di agire su due livelli: il primo quale soggetto attivo del cambiamento per una cultura del rispetto, della lotta alla discriminazione, alla riproduzione di stereotipi e pregiudizi nonché alla promozione delle pari opportunità; il secondo quale vettore per l’inclusione e l’accompagnamento all'autonomia per le donne e le ragazze vittime di violenza, anche assistita, di mutilazioni genitali femminili, sfruttamento sessuale e ogni altra forma di violenza maschile contro le donne.

In questa direzione crediamo vada riconosciuta l’importanza del portare il tema della violenza all’interno di quei percorsi di studio che più di altri abilitano all’esercizio di professioni che potranno implicare il contatto con donne vittime anche valorizzando l'esperienza professionale delle/dei referenti dei servizi specialistici e generali, e perciò in primis dei Centri Anti violenza. Tale indicazione è peraltro coerente con le logiche operative di lavoro multi-agenzia basate sui principi di collaborazione e sussidiarietà che da tempo sono sollecitate anche dalle arene internazionali. È dunque fondamentale orientare gli interventi nell’ottica di costruire una coscienza sociale, ovvero sviluppare una riflessione sui valori di rispetto dell’altro e uguaglianza, posizionandosi all’interno dei diversi contesti per acquisire un punto di vista sui soggetti, sulle relazioni, sulle pratiche, sul mondo. L’obiettivo è quello di riflettere insieme sulle radici strutturali, sull’intersezionalità, sulle cause e sulle conseguenze del fenomeno, con un focus sulle nuove generazioni. Il sistema scolastico e, più in generale, le agenzie preposte alla formazione, in primis le Università, sono dunque chiamate in causa direttamente in modo importante.

In altre parole, prevenire significa lavorare per la costruzione di uno spazio pubblico e privato in cui uomini e donne possano crescere all’interno di un progetto educativo imperniato su un’autentica idea di eguaglianza e di una diversa e quindi equa condivisione del potere. Oggi questa è la sfida più grande se pensiamo di contrastare la violenza.

Di violenza maschile contro le donne si parlerà all'università di Padova, il 6 novembre 2018, nell'ambito del convegno "I percorsi di fuoriuscita delle donne dalla violenza maschile". 

 

 

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