Minori stranieri non accompagnati: quando l’accoglienza manca, aumenta il carcere
Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, l’Associazione Antigone è una delle poche realtà in Italia che cerca di tenere accesa l’attenzione sulla situazione carceraria nel nostro Paese. Un loro nuovo approfondimento, a firma Francesca Stanizzi e Maria Vittoria Tatangelo, riporta il ragionamento sulla presenza di minori nelle carceri italiane. Tra baby gang, aggressioni, anche il Governo è intervenuto nel 2026 con il “Pacchetto sicurezza, in cui i reati commessi dalle persone con meno di 18 anni sembrano essere un’emergenza in continua ascesa. Ma è veramente così? L’ultimo report sulla criminalità minorile del Ministero dell'Interno non ci aiuta a rispondere concretamente, perché è aggiornato al 2024 e quindi non ci resta che vedere qual è la situazione nelle carceri italiane.
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L’analisi dell’Associazione Antigone ha messo a confronto i minori stranieri non accompagnati nei percorsi di accoglienza e quelli che finiscono nel circuito penale minorile. Innanzitutto vediamo chi sono e quante sono queste persone.
I minori stranieri non accompagnati in Italia sono poco più di 17 mila. Il dato, come spesso succede, non è solo statistico ma è anche e soprattutto politico. Lo è perché, in questo caso, racconta che cosa accade quando un sistema di protezione si indebolisce: i ragazzi più fragili diventano anche quelli più facilmente criminalizzati.
Il picco dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia è arrivato nel 2023, quando avevano superato quota 23 mila.
La maggioranza di questi ragazzi ha tra i 15 e i 17 anni mentre le ragazze sono una minoranza molto ridotta. Le provenienze principali raccontano geografie precise: Egitto, Ucraina, Bangladesh, Gambia, Tunisia, Guinea, Costa d’Avorio. In particolare, resta molto alta l’incidenza dei minori arrivati dal Nord Africa, che rappresentano una quota rilevante anche tra i giovani entrati nel circuito penale minorile.
Ma i numeri ufficiali, da soli, non bastano perché registrano soltanto i minori intercettati dai sistemi istituzionali. Restano fuori quelli che sfuggono all’identificazione, quelli in transito, quelli che spariscono dai radar dell’accoglienza. Come si legge nell'approfondimento dell'Associazione Antigone questi sono “dati ufficiali che, naturalmente, riflettono esclusivamente i minori intercettati dal sistema di monitoraggio ministeriale, da cui deriva come tali numeri rappresentino una stima al ribasso delle presenze reali.”
Il problema non sono i numeri ma il non lasciarli soli
È proprio in questa zona grigia cresce la vulnerabilità: chi non viene preso in carico resta più esposto allo sfruttamento e a tutto ciò che comporta. Anche il modo in cui si parla di questi minori rischia di deformare la questione. Quando si affrontano argomenti del genere, una grande colpa ce l’abbiamo anche noi che facciamo comunicazione. Troppo spesso le migrazioni vengono raccontate solo attraverso i freddi numeri, che servono sicuramente, ma che non possono essere esaustivi quando si parla di esseri umani.
Lo stesso vale per i minori stranieri non accompagnati, che nei discorsi pubblici e istituzionali compaiono come soggetti “difficili”, portatori di problemi comportamentali, dipendenze, traumi non elaborati. Sicuramente le storie che si portano sulle spalle queste persone sono difficili e particolari, ma è proprio lì che deve intervenire uno Stato civile per riuscire ad accoglierli. Lo ribadisce anche l’Associazione Antigone: il sistema di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati dovrebbe reggersi su due passaggi. Una prima fase, legata all’emergenza, all’identificazione e al primo inserimento; una seconda, più strutturata, affidata soprattutto alla rete SAI, il Sistema di accoglienza e integrazione.
Il Sistema SAI
Secondo l’analisi di Antigone, negli ultimi anni le risorse economiche destinate a questo sistema si sono progressivamente ridotte. Il fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, che nel 2016 ammontava a 170 milioni di euro, nel 2026 è sceso a poco più di 115,5 milioni. Un calo di oltre il 32%.
È una riduzione che pesa soprattutto sui Comuni, chiamati a sostenere in prima battuta i costi dell’accoglienza e a chiedere poi il rimborso allo Stato. Il risultato è che molti enti locali si trovano a coprire con fondi propri spese che non vengono integralmente compensate. E quando le risorse statali non bastano, il sistema si inceppa. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta nel 2025 una circolare governativa che ha modificato le modalità di accesso ai contributi, introducendo un meccanismo di erogazione in tranche trimestrali fino a esaurimento delle risorse disponibili. Tradotto: quando il fondo finisce, il peso ricade direttamente sui bilanci comunali.
I posti non bastano
Il secondo problema riguarda la seconda accoglienza, cioè i posti veri e propri. Alla fine del 2025 i posti disponibili nel sistema SAI erano 41.289 in totale, ma quelli specificamente destinati ai minori stranieri non accompagnati erano 6.646. Abbiamo visto prima che, ad oggi, i minori stranieri non accompagnati sono circa 17 mila. Questo significa che molti ragazzi restano troppo a lungo nelle strutture di prima accoglienza, che dovrebbero essere temporanee e invece finiscono per assolvere funzioni per cui non sono pensate. Luoghi nati per la gestione dell’emergenza si trasformano così in spazi di permanenza prolungata, senza strumenti adeguati di inclusione.
C’è poi un altro dato che racconta con chiarezza la fragilità di questo assetto: nel primo semestre del 2025, sono stati 6.090 i minori che si sono allontanati volontariamente dal sistema di accoglienza. La grande maggioranza di questi era arrivata proprio nello stesso anno. Uscire dal sistema, sembra stucchevole ribadirlo, significa spesso entrare in circuiti di sfruttamento e illegalità.
I minori finiscono in carcere
Dal 2020 al 2024 i minori finiti in un istituto di pena sono sempre aumentati passando da 278 a 572. È proprio qui che il ragionamento di Antigone diventa più netto. Come dichiara l’Associazione, mancano dati ufficiali che permettano di stabilire con precisione quanti dei giovani stranieri detenuti siano o siano stati minori non accompagnati, ma durante le visite di Antigone agli istituti hanno potuto verificare “come la quasi totalità in particolare dei ragazzi provenienti dal Nord Africa sia costituita da minori stranieri non accompagnati. La componente dei ragazzi nordafricani nelle carceri minorili è cresciuta enormemente negli ultimi anni. Se nel 2024 la percentuale di ingressi in IPM da parte di ragazzi provenienti da Tunisia, Egitto e Marocco era pari al 33,6% del totale degli ingressi di giovani stranieri, nel 2024 tale percentuale sale al 70,5%. Si riducono invece della metà gli ingressi di giovani provenienti da altri paesi europei”. “Il dato che emerge con maggiore criticità - conclude l’Associazione - riguarda lo scollamento tra l’andamento degli arrivi e quello delle detenzioni. Nonostante la percentuale dei giovani stranieri ristretti rimanga molto elevata – oscillando tra il 40% e il 50% nel biennio 2024 e il 2025 – i dati relativi alle presenze complessive di MSNA sul territorio nazionale hanno mostrato, nel medesimo periodo, un trend opposto. Infatti, i minori non accompagnati censiti sono passati dalle 18.625 persone nel 2024 alle 17.011 nel 2025”.
Insomma, in un Paese che, anche mediaticamente e politicamente, si interroga continuamente su sicurezza e legalità, il tema dei minori stranieri non accompagnati dovrebbe essere un banco di prova chiaro. Da quest’analisi però possiamo trarre anche delle conclusioni: è chiaro che quando il sistema di accoglienza arretra, il carcere finisce per occupare uno spazio che non dovrebbe mai essere il suo.