SOCIETÀ

Gli impatti del cambiamento climatico sulla salute in Europa

I dati dello European State of the Climate confermano che il Vecchio Continente è una delle aree al mondo che sta subendo le conseguenze più gravi del cambiamento climatico. Se negli ultimi trent’anni il pianeta si è riscaldato a ritmo di 0,27°C ogni dieci anni, in Europa la temperatura è aumentata di 0,56°C ogni decennio, una velocità doppia rispetto alla media globale.

La conseguenza è che da noi le temperature rispetto all’era preindustriale, quando abbiamo iniziato a bruciare grandi quantità di carbone prima, petrolio e gas poi, sono aumentate già di 2,5°C, ossia un grado in più rispetto alla media planetaria.

Le conseguenze si fanno sentire non soltanto sulle dinamiche di circolazione atmosferica, che fan sì che ondate di calore estreme stazionino più a lungo sulle nostre latitudini, ma anche sulla salute delle persone. Verso fine aprile, la rivista medico-scientifica The Lancet ha pubblicato il rapporto Countdown dedicato al legame tra cambiamento climatico e salute in Europa.

Salute ed economia

La quasi totalità delle regioni monitorate dal rapporto (823, ovvero il 99,6% del totale) nel decennio che va dal 2015 al 2024 ha registrato un aumento dei decessi attribuibili al calore, rispetto all’ultima decade del XX secolo (1991 – 2000): questo aumento è in media di 52 morti per milione di abitanti.

Oltre agli effetti diretti di temperature più elevate, ci sono anche indicatori che colgono quelli indiretti: in Europa, il numero medio di ore in un anno in cui l’esposizione al calore rende pericolosa l’attività fisica è aumentato di 60 ore rispetto a trent’anni fa.

Analogamente è cresciuto di un milione il numero di persone che è esposto a insicurezza alimentare, per via delle ondate di calore e della siccità. Se si guardano i parametri economici, il rapporto trova che rispetto alla fine del XX secolo, nel XXI ogni lavoratore europeo in media ha ridotto la sua capacità lavorativa di 24 ore all’anno a causa delle temperature più elevate.

Anche la distribuzione di patogeni che sono portatori di malattie infettive è cambiata nell’ultimo decennio a causa del riscaldamento globale. Il rapporto trova che oggi il virus della dengue incontra condizioni favorevoli in Europa alla trasmissione per un valore che secondo il rapporto è cresciuto del 297% rispetto alla media del periodo che va dal 1981 al 2010. Le nuove condizioni climatiche hanno anche allungato di quasi due settimane la stagione dei pollini, esponendo più persone alle riniti allergiche.

Disuguaglianze

Il rapporto sottolinea anche che le vulnerabilità e gli impatti del cambiamento climatico variano a seconda della fascia sociale di appartenenza. I redditi più bassi soffrono maggiormente le conseguenze dell’insicurezza alimentare, coloro che lavorano all’aperto, nel settore agricolo o edilizio, sono più esposti ai rischi di salute associati alle ondate di calore e chi vive in regioni più povere è più esposto al rischio incendio. Le strategie di adattamento devono considerare queste disparità di impatto, sottolinea The Lancet.

Inquinamento

Sebbene in Europa stiano crescendo stabilmente sia gli investimenti sia l’adozione di energie rinnovabili, che lentamente si sostituiscono ai combustibili fossili, il rapporto sottolinea che vengono annoverate tra le fonti rinnovabili anche le biomasse solide, la cui combustione produce particolato sottile che è associato a numerose malattie respiratorie e cardiovascolari. Nel 2022, rispetto al 2000, le morti associate a questo tipo di inquinamento sono aumentate del 4%, ossia di 1 unità per 100.000 abitanti. Sostituire le vecchie stufe a legna con pompe di calore elettriche dovrebbe essere una priorità, suggerisce il rapporto.

Al pari di settori come i trasporti, anche quello sanitario produce emissioni di gas serra, che tuttavia sono leggermente calate nel 2022 rispetto agli anni precedenti. Le emissioni inquinanti del settore sanitario invece sono aumentate del 24% rispetto a quelle del 2010.

Media e tribunali

Gli indicatori del rapporto evidenziano anche che rispetto agli anni precedenti, nel 2023 è diminuito l’impegno e l’interesse nei confronti del nesso tra salute e clima a diversi livelli: individuale, politico, aziendale e mediatico. A livello legale invece, le cause e le sentenze che affrontano questo legame si sono rivelate una piattaforma efficace per tenere alta l’attenzione.

“La Corte di giustizia internazionale ha stabilito che gli Stati hanno un obbligo giuridico vincolante di agire contro il cambiamento climatico e di riconoscerne gli effetti sul benessere umano e sulla salute del pianeta” ricorda il rapporto.

“Sotto molti aspetti, l’Europa è all’avanguardia nella transizione verso un futuro più sano e sicuro rispetto ad altre regioni del mondo, in particolare grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra. Tuttavia, è necessario un ulteriore slancio, soprattutto nell’attuazione delle politiche di adattamento e mitigazione a livello locale e nazionale, dove si prevede che si concretizzino i benefici per la salute derivanti dall’azione climatica”.

Disparità regionali

In conclusione il rapporto sottolinea che la regione più colpita dagli effetti del cambiamento climatico è quella dell’Europa meridionale, specialmente attraverso la riduzione delle ore lavorative e del prodotto interno lordo.

“Ciononostante, i Paesi europei continuano ad aumentare i sussidi ai combustibili fossili. Sebbene l’Europa resti il maggiore finanziatore pubblico al mondo dell’azione per il clima, la quota di finanziamenti destinati all’adattamento climatico e indirizzati al rafforzamento dei sistemi sanitari è diminuita”.

“Sono necessarie azioni più ambiziose sia sul fronte della mitigazione sia su quello dell’adattamento. Le valutazioni, come quelle relative ai sistemi di allerta precoce (Early Warning Systems) e ai rischi di alluvione in Europa, mostrano che i costi evitati grazie a misure proattive possono superare di gran lunga i costi della loro attuazione”.

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