Tutto è energia (e niente è gratis)
Tutto è energia. A dirlo non è una formula da spiritualità new age, ma una constatazione materiale: l’energia è la grandezza che, in modo impalpabile, forma la realtà che conosciamo. Può manifestarsi come lavoro prodotto da una forza, come calore o movimento, assumere forme chimiche, elettriche, magnetiche, gravitazionali. Può essere positiva o negativa e presentarsi addirittura come materia – in questo sta il senso rivoluzionario della relatività di Einstein.
“Dal punto di vista filosofico, l’energia rappresenta una sorta di essenza universale dei fenomeni fisici”, scrive Roberto Battiston in Energia. Una storia di creazione e distruzione (Raffaello Cortina 2025), nella cinquina dei finalisti al Premio Galileo 2026 per la divulgazione scientifica. “In un certo senso, l’energia e il filo invisibile che tiene assieme il tessuto dell’Universo, la sostanza intangibile di cui sono fatti tutti i processi”.
Il libro ha il merito di tenere insieme il rigore della fisica e la profondità di uno sguardo più ampio: perché storia dell’energia è, anche, storia della vita e della stessa specie umana. Prima ancora di diventare un problema tecnologico o politico, l’energia è infatti ciò che rende possibile ogni processo fisico e biologico. Battiston parte dai fondamenti: il principio di conservazione – l’energia non si crea né si distrugge, si trasforma – e il suo rovescio, il secondo principio della termodinamica, che introduce un elemento meno intuitivo e più inquieto. Ogni trasformazione comporta infatti una perdita di energia “utile”, che si degrada in calore disperso: è il concetto di entropia, quella tendenza universale al disordine che rende impossibile tornare indietro, che fa raffreddare il caffè e invecchiare le stelle.
Dentro questa tensione tra trasformazione e dissipazione si inserisce la storia umana. Per millenni, la nostra capacità di ottenere energia è rimasta ancorata al lavoro muscolare, umano e animale, poi finalmente arrivano il fuoco, l’acqua e il vento. In seguito, molto recentemente, qualcosa cambia ancora: la civiltà impara a estrarre dalla profondità della Terra per incanalarla in motori e impianti, moltiplicandola su scala industriale. È una svolta che non è solo tecnica, ma antropologica.
Eppure, suggerisce Battiston, questo progresso è stato spesso accompagnato dalla sottovalutazione, per non dire cecità, sulle conseguenze. A lungo abbiamo trattato l’energia come una risorsa inesauribile, senza interrogarci troppo sui flussi da cui proviene sui suoi effetti. Solo oggi, davanti alla crisi climatica, quella storia torna a presentare il conto: perché il problema ambientale è, in ultima analisi, un problema energetico.
Il volume non cede né al catastrofismo né all’ingenuità: passa in rassegna le diverse fonti – fossili, rinnovabili, nucleare – mostrando come ognuna comporti costi e benefici, vincoli e opportunità. Carbone, petrolio e gas sono efficienti e concentrati e attorno ad essi abbiamo costruito il mondo moderno, ma restano oggi i principali responsabili delle emissioni di gas serra, oltre a essere fonte di instabilità geopolitica.
Le rinnovabili raccontano una geografia più frammentata. Il solare e l’eolico hanno emissioni molto basse e consumi idrici minimi, ma richiedono spazio e una gestione attenta dell’intermittenza; l’idroelettrico, spesso presentato come pulito, porta con sé trasformazioni profonde degli ecosistemi, mentre le biomasse sollevano un problema meno visibile ma cruciale: l’uso del suolo, che può entrare in competizione con la produzione alimentare.
Il nucleare occupa da parte sua una posizione peculiare: emissioni quasi nulle durante il funzionamento e altissima densità energetica, ma a fronte di nodi irrisolti come la gestione delle scorie, l’accettazione sociale e i possibili usi militari. Tecnologie come la cattura e stoccaggio della CO₂ provano a ridurre l’impatto delle fonti fossili, ma restano ancora marginali e costose.
A oggi non esiste insomma una soluzione magica che sia priva di conseguenze. Ogni scelta energetica è un equilibrio tra vantaggi e costi, tra ciò che si guadagna e ciò che si sposta altrove – nello spazio, nel tempo, nelle vite degli altri. L’energia “pulita” in senso assoluto rimane insomma un miraggio: esistono scelte più o meno sostenibili, più o meno compatibili con un futuro abitabile. Più che aspettare tecnologie miracolose, il punto è dunque imparare innanzitutto a gestire i flussi: ridurre gli sprechi, aumentare l’efficienza, ripensare il rapporto tra produzione e consumo.
In filigrana emerge una tesi che va oltre la divulgazione: il controllo dell’energia è sempre stato una forma di potere. Le società che hanno saputo sfruttare nuove fonti energetiche sono diventate più complesse, più ricche e influenti; questa stessa dinamica apre però questioni politiche e sociali: chi ha accesso all’energia? A quale costo, e con quali conseguenze per gli altri?
Si torna così al punto di partenza. Comunque la si pensi l’energia non è mai una questione neutra, né solamente tecnica. Decidere come produrla significa decidere che tipo di società vogliamo, quali rischi e quali costi accettare, per noi e per i nostri figli. Se tutto è energia allora tutto è anche responsabilità, ed è forse questo il merito del libro di Battiston: ricordarci che la questione non è soltanto capire come funziona il mondo, ma assumersi la parte che ci spetta nel cambiarlo.