CULTURA

Atelier d'artista: Sophie Westerlind

Attraversando un giardino "incantato" - che è il regno dei gatti e si mostra in tutto il suo splendore una volta varcata la soglia di un palazzo della Giudecca affacciato sulla Laguna - si raggiunge l'atelier di Sophie Westerlind, pittrice svedese che vive e lavora a Venezia.

"Sono nata e cresciuta in Svezia e ho iniziato il mio percorso di studi a Londra, al Central Saint Martins e al Royal College of Art. Sono rimasta a Londra sei anni, indirizzando i miei studi principalmente sul disegno dal vero, che ho sempre vissuto come una sfida, perché in ogni situazione ho cercato di scoprire che cosa mi accadeva intorno disegnando con la presenza di altre persone. Il disegno dal vivo mi ha poi condotto alla pittura. Dopo la laurea, tenendo a mente le parole di un mio professore che mi aveva consigliato di continuare a dipingere dal vero e studiare anatomia per la pittura figurativa, ho deciso di spostarmi in Italia e ho iniziato a girare per trovare l'accademia giusta per me. Ho scelto Venezia, mi sono trasferita e subito questa città mi ha fatto stare bene, pensavo di restare due anni ma sono qui da dieci. All'Accademia ho studiato pittura e scultura concentrandomi sui maestri del Rinascimento, in particolare Tintoretto: mi ha fatto scoprire un mondo, soprattutto per quanto riguarda l'espressività nel linguaggio del corpo e l'utilizzo delle figure per creare una tensione, una certa energia".

All'Accademia di Venezia ho studiato pittura e scultura, concentrandomi sui maestri del Rinascimento, in particolare Tintoretto Sophie Westerlind

Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

Realizzate con pastelli a olio su lino, in cui grande importanza viene data alla "potenza della variazione dei segni", le opere di Sophie Westerlind sono ritratti che nascono dalle relazioni, dagli incontri. "Mi piace dipingere dal vero. Per fare un ritratto il tempo è concentrato: c'è adrenalina. Ora capisco molto bene gli artisti che scelgono di ritrarre gli stessi soggetti più volte: quando la persona che posa è già preparata e conosce la situazione si crea una bellissima collaborazione, è come suonare insieme [...] Se lavoro dal vivo, per ritrarre qualcuno, cerco di preparare lo studio con qualche giorno di anticipo per creare un ambiente accogliente che permetta di sentirsi comodi, se lavoro da sola, partendo per esempio da una fotografia, mi assicuro comunque che tutto sia in ordine: è fondamentale che io mi senta in forma, il più possibile riposata, cerco di arrivare in studio la mattina presto per approfittare della luce naturale, lavo bene i pennelli, faccio ogni cosa con cura, muovendomi come se fosse una cucina, perché in effetti cucinare è bello se è tutto in ordine e con le cose che ti servono a portata di mano".

"Ho lo studio alla Giudecca, alla Palanca, ed è il luogo qui a Venezia dove, dopo tanti traslochi, mi sento più a casa. Per entrare in studio devo attraversare un giardino con tanti gatti, è un luogo tranquillo e mi piace. Vorrei stare solo un po' più in alto per poter godere di più luce naturale ma va benissimo così, considerando la difficoltà di trovare uno studio a Venezia. Vicino alla finestra ho sistemato il tavolo dove lavoro e lì ho appoggiato una lastra di vetro sopra la quale mi piace mischiare i colori". E sul rapporto con Venezia, aggiunge: "Sarà sempre una città importante per me: qui avviene qualcosa di speciale, si possono ammirare le opere dei maestri del Rinascimento entrando semplicemente in una chiesa. Tutta questa storia dell'arte influenza il modo di approcciarsi alla pittura".

Oltre a Tintoretto, ci sono altri artisti che Westerlind considera fondamentali dal punto di vista artistico ma anche umano, figure di grande ispirazione, riferimenti che definisce "eroi", guide per poter affrontare con fiducia e coraggio le sfide nell'arte e, più in generale, nella vita. Due artiste in particolare. "Penso a Alice Neel e alla sua determinazione: lei realizzava ritratti dal vivo, a New York, in un periodo dominato dall'espressionismo astratto. Viveva ogni seduta, ogni incontro, come una sfida e riusciva a dipingere la parte più autentica delle persone che sceglieva di ritrarre. In quell'epoca Neel era totalmente fuori moda: oggi è famosissima, ma colpisce il fatto che sia riuscita a persistere anche quando nessuno la considerava. Il suo è un insegnamento di grande ispirazione per me, perché dimostra come si possa avere un rapporto forte e coerente con la propria pittura, nonostante le difficoltà. Un'altra artista di riferimento è Paula Modersohn-Becker, l'ho scoperta quando studiavo al Royal College of Art: mi ha insegnato a vedere la pittura, i segni. Aveva un rapporto intenso con la morte, e quando è morta era piuttosto giovane: l'impressione è che lei sentisse di avere poco tempo a disposizione e per questo ha scelto di lanciarsi nella pittura, con felicità, serietà e impegno. L'esempio di queste artiste mi aiuta ad accogliere le sfide, perché la mia arte non piacerà sempre a tutti e non sarà sempre facile: è importante trovare conforto in quelli che ti hanno preceduto e scoprire come hanno affrontato la vita".

Ho lo studio alla Giudecca, alla Palanca, ed è il luogo qui a Venezia dove, dopo tanti traslochi, mi sento più a casa Sophie Westerlind

Atelier d'artista

Una serie ideata e realizzata da Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

Intervista di Francesca Boccaletto, riprese e montaggio di Massimo Pistore

Con la consulenza artistica di Giulia Granzotto


Tutti gli episodi della serie Atelier d'artista sono QUI

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