CULTURA

Marcel Duchamp e la seduzione della copia

"Un artista che ha sfidato costantemente le convenzioni, dal suo ingresso nel mondo dell'arte, a quindici anni, fino alla morte, e che si è rifiutato categoricamente di rispettare le gerarchie commerciali che glorificavano l'originale disprezzando e definendo banali le riproduzioni". Curatore indipendente, attivo tra Parigi e Céret e con un dottorato in Storia dell’arte a Harvard, Paul B. Franklin presenta il protagonista assoluto della nuova mostra allestita alla Collezione Peggy Guggenheim e, dalla terrazza panoramica del museo che affaccia sul Canal Grande, aggiunge: "Per me Marcel Duchamp è vivo, con lui costantemente mi relaziono e tengo una conservazione aperta".

Una sessantina i lavori esposti, provenienti dalla stessa collezione veneziana - Nudo (schizzo), Giovane triste in treno (realizzato tra il 1911 e il 1912 e acquistato da Guggenheim nel 1942) e Scatola in una valigia (1935- 1941) - e da altre istituzioni museali, dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma al Philadelphia Museum of Art, dal Museum of Modern Art di New York al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, a cui si aggiungono una serie di opere meno note dal lascito dell’artista e da collezioni private. La metà dei lavori in mostra proviene dalla preziosa collezione di Attilio Codognato. Marcel Duchamp e la seduzione della copia è la prima personale che il museo veneziano dedica all’artista francese (1887 - 1968) e alla sua “rivoluzione” novecentesca.

“Un duplicato o una ripetizione meccanica hanno lo stesso valore dell’originale”. Con queste parole, pronunciate verso la fine della sua vita, Duchamp riassume il senso di un pensiero rivoluzionario e del suo radicale percorso artistico, senza compromessi. "Ha ripetutamente dimostrato la veridicità di questa affermazione - ha spiegato Franklin presentando la mostra -, proponendo un nuovo paradigma per la storia dell'arte, in base al quale alcune copie e l'originale a cui si rifanno suscitano forme analoghe di piacere estetico. Nel corso della sua carriera realizza dipinti come Nudo (schizzo), Giovane triste in treno e Il re e la regina circondati dai corpi celesti e nudi, ma abbandona ben presto la pittura su tela per sperimentare altro. Tra il 1918 e il 1968 si dedica ad attività creative quasi mai considerate forme d'arte dai suoi contemporanei: "Oltre a queste iniziative, riproduce meticolosamente e ripetutamente i suoi lavori utilizzando tecniche e dimensioni diverse, diffondendo così un cospicuo corpus di opere che altrimenti risulterebbe oggi limitato, senza realizzare nulla di particolarmente innovativo ma riuscendo così ad aggirare il vorace mercato dell'arte. Questa mostra esplora le molteplici modalità adottate dall'artista per riprodurre e duplicare le sue opere senza soccombere alla copia pura e semplice".

Questa mostra esplora le molteplici modalità adottate dall'artista per riprodurre e duplicare le sue opere senza soccombere alla copia pura e semplice Paul B. Franklin, curatore

“I miei fratelli, li adoravo”

La prima sala è dedicata alle origini, in particolare alla famiglia. Marcel Duchamp inizia a scoprire l'arte da adolescente, insieme alla sorella Susanne, seguendo l'esempio dei due fratelli più grandi, Gaston, che dipinge, disegna e crea incisioni con lo pseudonimo di Jacques Villon, e Raymond, che firma le sue sculture come Duchamp-Villon. “I miei fratelli, li adoravo”, raccontava. Così, proprio partendo dagli affetti, al centro delle prime prove del giovanissimo artista ci sono i genitori, i fratelli, la governante di casa.

Ad accogliere i visitatori è A proposito di sorellina, olio su tela realizzato nell'ottobre 1911: ritratto cubista della sorella tredicenne Magdeleine che nell'opera appare più vecchia, per la posizione incurvata e la figura molto sottile. Le proporzioni esagerate, inoltre, fanno pensare a una caricatura. Duchamp la espone nel 1915 come Studio di ragazza, per trasformarla nel più poetico A proposito di sorellina diversi anni più tardi, nel 1936.

Scatola in una valigia e il dono a Peggy Guggenheim

Grande protagonista della mostra, il primo esemplare della serie deluxe della Boîte-en-valise (Scatola in una valigia) viene prenotato e poi acquistato nel 1941 da Peggy Guggenheim: è la prima di venti valigette da viaggio che raccolgono ciascuna sessantanove riproduzioni e miniaturizzazioni dei lavori dell’artista. Si tratta di un museo portatile di repliche creato utilizzando tecniche di riproduzione come il pochoir, simile allo stencil. "Per rendere uniche le opere prodotte in serie, Duchamp aggiunge sempre qualche dettaglio artistico, lo fa per ognuna di esse - racconta Franklin -. Nella Scatola destinata a Guggenheim inserisce una guida a colori fatta a mano, realizzata per una miniatura che riproduceva Il re e la regina circondati dai corpi celesti e nudi", dipinto di cui, ora a Venezia e per la prima volta, viene esposto l'originale del 1912.

"Tutto quello che ho fatto di importante potrebbe stare in una valigia": spiegava Duchamp, riferendosi proprio alla Boîte-en-valise, attorno a cui ruota il progetto espositivo veneziano, compreso il focus dedicato alla relazione d'amicizia e stima reciproca tra l'artista e Peggy Guggenheim, a partire dal primo incontro a Parigi nei primi anni Venti del Novecento. Nella sala dedicata a Temi e variazioni, inatteso ed emozionante omaggio, ascoltiamo l'audio di una intervista del 1975 in cui la mecenate americana, rispondendo alle domande degli artisti Giorgio Fabbris e Giorgio Spiller, condivide ricordi legati al caro amico Duchamp, scomparso ormai da qualche anno. “Non so cosa avrei fatto senza di lui - scrive già nel 1960 nella sua autobiografia Confessions of an Art Addict -. Devo ringraziarlo per avermi introdotto nel mondo dell’arte moderna”.

Tutto quello che ho fatto di importante potrebbe stare in una valigia Marcel Duchamp

Lo studio scientifico e l'intervento di conservazione

Un allestimento multimediale chiude il percorso espositivo e documenta le fasi relative allo studio scientifico e all'intervento di conservazione sull’opera Scatola in una valigia, condotto nel 2019 e nel 2023, nei laboratori di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure e in parte sostenuto da EFG, Institutional patron della Collezione Peggy Guggenheim dal 2006. I risultati sono presentati ora in occasione della mostra e la modellizzazione virtuale offre al pubblico una visione a 360 gradi. Le ricerche condotte per l’identificazione delle tecniche scelte da Duchamp hanno permesso di ricostruire il metodo di assemblaggio dei pezzi di individuare l’origine del sistema per la realizzazione delle serie successive. Per le indagini diagnostiche l’Opificio delle Pietre Dure si è avvalso di una rete di collaborazioni con altri istituti di ricerca, tra cui l’Istituto Nazionale di Ottica del CNR.


Marcel Duchamp e la seduzione della copia

a cura di Paul B. Franklin

14 ottobre 2023 – 18 marzo 2024

Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

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