SCIENZA E RICERCA

Polmoniti e Covid-19: cosa dicono i numeri fino ad ora

Sappiamo che una delle conseguenze più gravi del Covid-19 è l’infezione ai polmoni, che costringe, in stato avanzato, il paziente ad essere sottoposto a terapia intensiva, cioè a venire intubato per poter respirare. Le polmoniti sono state il primo e più evidente sintomo della pandemia a sappiamo che proprio i polmoni a volte sembrano soffrire anche a lungo termine.

Le polmoniti sono state il primo e più evidente sintomo della pandemia

Quante sono state però le polmoniti diagnosticate in Italia? C’è stato un eccesso di infezioni polmonari nel 2020 oppure i dati si possono equiparare a quelli degli anni scorsi?

La risposta più semplice a queste domande è: ancora non lo sappiamo.

Per rispondere con certezza a questi dubbi, visto anche l’attuale andamento della pandemia nel nostro Paese, sarebbe necessario attendere la fine dell’anno e l’analisi delle cause di morte fatta annualmente dall’Istituto superiore di sanità e dall’Istat. Ciò che possiamo fare per ora, per parlare di dati certi, è analizzare ciò che è accaduto nei primi mesi del 2020. Gli ultimi dati disponibili dall’Istat ed accertati per quanto riguarda la mortalità e le cause di morte si riferiscono al 2017 e, leggendoli, possiamo notare come tre anni fa le polmoniti siano state la prima causa di morte di 13.516 persone. 

Restringendo ancora di più il campo e comparando i mesi iniziali della pandemia in Italia, vediamo come tra il 1 marzo ed il 30 aprile 2017 le polmoniti hanno portato alla morte di 8.366 pazienti. Nello stesso periodo del 2020 le morti totali con Covid-19 sono state 27.938. Questo non significa che tutti i decessi siano avvenuti per polmonite interstiziale acuta ma, come vedremo nel dettaglio in seguito, la percentuale di persone che come conseguenza hanno avuto proprio la polmonite è decisamente alta.

Tra il 1 marzo ed il 30 aprile 2020 le morti totali con Covid-19 sono state 27.938

Capire con precisione ad oggi quante sono state le morti con Covid-19 in cui la polmonite ha avuto un ruolo purtroppo letale non è semplice. In attesa che tutti i dati, anche locali,  vengano forniti in modalità open access e machine readable per poter essere meglio analizzati, e che tutte le schede vengano analizzate, possiamo notare, e non è certo una novità, come l’apparato respiratorio sia da tenere sotto controllo sia per quanto riguarda la sintomatologia che, soprattutto, per quanto riguarda le complicanze. Secondo il Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all'infezione da SARS-CoV-2 in Italia, redatto dall’Istituto superiore di sanità, vediamo come il 35% dei ricoverati e poi deceduti presentava come sintomo la tosse. Un dato che parla della sintomatologie e non deve però farci andare fuori strada. L’Istituto superiore di sanità lo scorso luglio ha pubblicato un’analisi condotta su 4.942 schede di morte delle 31.573 segnalazioni pervenute alla Sorveglianza Nazionale Integrata COVID-19 alla data del 25 maggio 2020 (ad oggi i morti sono saliti a 43.589).

L’analisi di queste schede, che rappresentano ad oggi l’11,3% del totale, mette in luce come la polmonite sia presente in 3.977 casi, cioè nell’80,5% del totale. In nessun caso però questa è la causa iniziale del decesso. “La presenza della polmonite - si legge nel report -, malattia causata direttamente dal virus SARS-CoV-2, in una così grande quota conferma il ruolo rilevante di COVID-19 come causa direttamente responsabile della morte nella gran parte dei decessi analizzati”. 

Quindi, cercando di rispondere alla domanda iniziale, ciò che bisognerà comparare sarà il numero totale delle polmoniti, non solo quelle che sono state la prima causa di morte. Se proviamo a stimare quante possano essere state le polmoniti diagnosticate nei pazienti morti con Covid-19 fino ad oggi nel 2020, sui 43.589 morti (dato al 12 novembre 2020), vediamo come potrebbero essere state tra le 34 e le 40 mila, considerando appunto solamente le persone decedute. E’ una stima grossolana ed i dati certi arriveranno nel 2021, ma l’analisi può farci capire i motivi per cui le terapie intensive si riempiono in questo modo. Le polmoniti iniziali potranno non essere il primo sintomo evidente di ricovero (abbiamo visto come per il 35% riportava tosse come sintomo) ma sono sicuramente tra le prime gravi conseguenze.

Ciò che invece non è una stima lo si evince invece dall’ultimo aggiornamento del Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all'infezione da SARS-CoV-2 in Italia dell’Istituto superiore di sanità (aggiornato al 4 novembre). Analizzando i tre periodi della pandemia, cioè il trimestre iniziale (marzo-maggio), il secondo trimestre (giugno-agosto), e il terzo trimestre (settembre-novembre 2020), consapevoli che quest’ultimo è ancora in corso, si vede che i dati sulle polmoniti sono ancora più impattanti dei precedenti.

L’analisi di 5.047 casi ha messo in luce come la polmonite si sia sviluppata come conseguenza dopo il ricovero in 4.629 persone. Il 94% dei decessi quindi è avvenuto con la presenza di una polmonite nel paziente, una percentuale che nei vari trimestri ha visto un’oscillazione. Nel primo trimestre infatti, nelle 4.381 schede analizzate la polmonite, sempre come complicazione durante il ricovero, è stata presente in 4.062 casi, cioè nel 95,3% del totale. Nel trimestre successivo, quindi nei mesi estivi da giugno ad agosto 2020, la percentuale si è abbassata all’80% (le cartelle cliniche analizzate sono state 367), mentre si è alzata nuovamente nel trimestre in corso (settembre - novembre 2020 in cui la polmonite è presente su 275 cartelle cliniche delle 299 analizzate, cioè il 92,3%).

Insomma da tutti questi dati analizzati, in attesa di capire con certezza quante sono state le polmoniti diagnosticate in questo 2020 rispetto agli anni precedenti, abbiamo capito come l’incidenza delle infiammazioni ai polmoni sulle comorbidità sia decisamente elevata e rappresenti la più evidente ed impressionante conseguenza dell’infezione da Sars-Cov-2.

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