SOCIETÀ

Povertà educativa in Lombardia: la necessità di un'analisi dettagliata

Con oltre dieci milioni di abitanti la Lombardia è la regione più popolosa d’Italia ed è al sesto posto per PIL tra le regioni europee. Con oltre 1,6 milioni di minori poi, la Lombardia è anche la regione italiana con il maggior numero di residenti con meno di 18 anni. È questa la fascia di popolazione su cui sono concentrate maggiormente le politiche di contrasto alla povertà educativa. 

Un report di Openpolis, in collaborazione con la fondazione “Con i bambini” analizza qual è la situazione della povertà educativa in Lombardia. Un’analisi che parte da un presupposto chiaro: “per intervenire con politiche efficaci, un approccio basato sulle medie regionali appare insufficiente”. 

Per quanto sia chiaro infatti che, studiando le diverse statistiche, il divario tra nord e sud Italia sia ancora marcato, sono diverse le differenze anche all’interno delle singole regioni. In particolare è interessante analizzare un'area estesa e ricca come la Lombardia, che al suo interno ha grandi metropoli internazionali ma anche piccoli borghi. Analizzare la regione con il PIL più alto d'Italia mette in luce come il fenomeno della povertà educativa necessiti un’attenzione dettagliata, e fa capire come questo tema debba tenere in considerazione diverse variabili. Come mette in luce il report di Openpolis “sono tanti gli aspetti da monitorare, che possono sovrapporsi o meno: esclusione sociale; mancanza di servizi educativi, culturali, sociali, sportivi; distanze territoriali e fenomeni demografici come calo delle nascite e spopolamento di interi territori”.

Per quanto riguarda le più strette questioni demografiche più volte abbiamo già affrontato il tema di come l’Italia sia un paese in declino demografico. 551 mila residenti in meno in cinque anni sono la conseguenza di un trend che, salvo politiche mirate ed incisive, non si arresterà a breve. Al lordo degli effetti dell’attuale pandemia da COVID-19, rispetto agli oltre 60 milioni di residenti odierni si prevede che, sulla base dello scenario mediano delle ultime previsioni demografiche effettuate dall’Istat, la popolazione possa scendere a 59,3 milioni entro il 2040 e a 53,8 milioni entro il 2065.

La povertà educativa in Lombardia

La Lombardia, a leggere le statistiche, è una regione in cui il tasso di abbandono prematuro degli studi, quindi lo stop dopo la licenza media, è dell’11% circa. Un numero che, se visto con uno sguardo macro, inserisce la regione nella parte alta della classifica, ben distante dal 22,4% siciliano, dal 19% calabrese o dal 17,9% pugliese. Come abbiamo già detto però, l’analisi sulla povertà educativa necessita di entrare nel dettaglio delle singole realtà.

La Lombardia con 10 milioni di abitanti, 1.506 comuni e 23.864 kmq di superficie ha al suo interno delle sfumature a volte anche molto marcate. La stessa Milano, mette in luce Openpolis, meriterebbe uno studio dettagliato per provare a ricostruire i divari che convivono all’interno della stessa città.

Con questo approccio dettagliato Openpolis e “Con i bambini” hanno analizzato in primo luogo il calo generalizzato dei minori in Italia (-3,19% tra 2012 e 2019), quindi la questione demografica, ed in secondo luogo le conoscenze, dettate anche dalle possibilità, in particolar modo tecniche (presenza o no di reti ultraveloci, digitalizzazione delle scuole, ecc ecc).

Per quanto riguarda gli aspetti demografici la Lombardia è in controtendenza rispetto al dato nazionale. Dal 2012 al 2019, il numero di residenti tra 0 e 17 anni nella regione è aumentato del +0,86%, un dato che la piazza al terzo posto nazionale per aumento dei minori, superata solo da Emilia Romagna (+2,13%) e Lazio (+3,8%). Tutte le altre regioni, fatta eccezione per la Toscana (+0,32%) registrano variazioni negative. Una nota a margine, ma meritevole d’attenzione è il dato della città metropolitana di Milano, che ha avuto un aumento della popolazione minorile del +6,68%.


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Come abbiamo detto le differenze, anche demografiche, però sono molto marcate anche all’interno della stessa regione. Mentre Milano cresce quasi del 7%, sono i territori montani a soffrire uno spopolamento minorile più accentuato.

Oltre a ciò, grandi differenze intra-regionali si notano anche dal punto di vista della digitalizzazione. Anche in questo caso, come già analizzato da Elisabetta Tola su questo giornale, i territori montani o le terre alte che dir si voglia, sono quelle più sofferenti.

I dati sulla digitalizzazione della Lombardia, nel 2019, evidenziavano una regione in linea con quelli nazionali. La banda larga fissa arrivava al 98% delle famiglie (contro una media del 95% nazionale), ma solo il 70% di queste era raggiunta dalla banda larga veloce su rete fissa (pari almeno a 30 Mbps). Al momento dell’analisi di Openpolis solo il 34% era raggiunto dalla banda larga ultraveloce, cioè da connessioni superiori a 100 Mbps.

Anche in questo caso il singolo dato medio regionale però non basta a ricostruire la situazione dell’intero territorio. Come abbiamo detto le terre alte meritano delle analisi a parte ed in Lombardia circa il 10% dei minori residenti vive proprio in comuni classificati dall’Istat come montagna interna. Una percentuale che in termini concreti rappresenta 165.695 minori, cioè la seconda regione italiana dopo il Trentino-Alto Adige. 

                                     

 

 

Come vediamo dal grafico qui sopra, è ancora molta la distanza percentuale tra la città metropolitana di Milano, che ha una percentuale di oltre 55% di famiglie con connessione superiore ai 100mbps, rispetto a territori montani come possono essere inclusi quelli inseriti nella provincia di Sondrio (14%). Questa spaccatura tra pianura e territori montani è ancora più evidente se si analizzano i Paesi interni alla provincia di Sondrio. Mentre nel capoluogo la percentuale di famiglie con una connessione superiore ai 100mbps è del 48%, ci sono comuni come Bormio e Valdidentro che in pratica non presentano la fibra ultra veloce e altri, come Livigno e Tirano, che non superano il 10%.

                                                                 

Tutti i dati che abbiamo visto fino ad ora rappresentano delle analisi basate sul periodo pre pandemia. Da un anno a questa parte però, il digitale ha acquisito un’importanza vitale per diversi campi. Dalla ristorazione, al commercio, dalla telemedicina fino alla didattica, la prova del digitale ora è una di quelle in cui un Paese non può fallire.

Fino ad ora abbiamo parlato di rete nelle famiglie lombarde, ma ciò che è fondamentale, anche in previsione di un nuovo ritorno massiccio alla didattica in presenza, che non ha una tempistica certa ma sicuramente tornerà, è capire se proprio i luoghi dove si fa istruzione sono pronti. Le scuole lombarde a fine 2019 erano cablate con la fibra Ffth solo per il 12%. Sappiamo che la missione per portare la fibra in tutto il territorio italiano sta viaggiando spedita, ma è inevitabile dover prendere un momento per analizzare il dato confrontandolo con il resto del Paese. Il report di Openpolis fa proprio questo, e mette in luce come la Lombardia, nel 2019, da questo punto di vista non fosse tra le regioni italiane più virtuose.   

                                       

Anche in questo caso la singola situazione regionale non aiuta a comprendere il fenomeno. È necessario andare più a fondo per capire che le soluzioni devono essere pensate in modo mirato. Milano, ad esempio, “è la città italiana che, oltre ad avere più famiglie connesse con la banda ultaveloce rispetto alla media regionale, è anche una delle città con maggiore diffusione di dispositivi digitali nelle scuole. Tra i maggiori comuni italiani è quello con la percentuale più elevata di alunni che frequentano una scuola dove ci sono più di 10 computer”.

                                                 

Quasi la metà degli studenti milanesi quindi, si ritrova a studiare in un edificio con oltre 10 pc, contro il 36-37% di Roma e Napoli. “Allo stesso tempo però  - mette in luce Openpolis - non è affatto trascurabile la quota di alunni in scuole che dichiarano 0 dispositivi sul portale: sono il 14% del totale. Tra le maggiori città italiane è la terza con questa percentuale: una quota che può sottintendere forti differenze sul territorio, e che per questo è necessario approfondire a livello subcomunale, scuola per scuola”.

                                       

Tasso di abbandono scolastico in Italia

Ciò che emerge dall’analisi di Openpolis è l’estrema stratificazione delle disparità. Una situazione come quella descritta non permette di organizzare politiche che possano andare bene per tutti ma indubbiamente l’emergenza della povertà educativa dev’essere affrontata in tutta la gerarchia decisionale, cioè sia a livello statale, che regionale e che, con una più bassa autonomia economica ma con un’alta conoscenza del territorio, a livello comunale.

Ai dati sui minorenni poi è utile associare anche l’analisi del tasso di abbandono scolastico. Anche in questo caso tra nord e sud Italia la spaccatura sembra evidente.

Dobbiamo anche essere consapevoli che tutte queste analisi viste fino ad ora sono al lordo della pandemia. Gli effetti che già conosciamo della situazione che stiamo vivendo oramai da un anno sono quelli dell’aumento delle disparità, sia a livello nazionale con una frattura sempre più evidente tra garantiti e non garantiti, che a livello locale con le differenze di opportunità che sono direttamente proporzionali alle possibilità economiche.

L’Italia quando si parla di dispersione scolastica, nel 2018 era al terzo posto tra i 19 paesi dell’area Euro ( 18-24 anni). Solamente Malta con il 17,4% e la Spagna con il 14,5% avevano fatto peggio di noi (14,5%). La media Ue era di 11%.

Dati che devono essere tenuti ben a mente anche oggi. La pandemia ha influito su molti parametri, e crediamo che anche la dispersione scolastica possa averne risentito. Per ora sono supposizioni, bisognerà attendere i dati concreti per vedere se e come le generazioni più giovani sono state colpite dal punto di vista della formazione, consapevoli che proprio loro saranno la classe dirigente del domani, o quantomeno saranno una buona fetta di chi la prossima classe dirigente dovrà sceglierla.

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