SOCIETÀ

Cosa abbiamo fatto nel 2023 e come iniziamo il 2024

“Il 2023 è stato un anno tumultuoso” così apre l’ultimo numero della newsletter  del Reuters Institute for the study of journalism. “Guerre, disastri naturali, crisi economiche hanno avuto un impatto sulla vita di milioni di persone su tutta la terra. Ma ci sono state anche buone notizie.” 

Sottoscriviamo questo incipit. È stato un anno pieno e complicato per il mondo intero e lo è stato anche per la redazione de Il Bo Live, che ha cercato di seguire e ragionare sui fatti con un taglio originale, approfondito, non scontato. E nel cercare di non tralasciare nulla di quello che avveniva, soprattutto quando ci sembrava che fosse importante scriverne, parlarne, rifletterci sopra, abbiamo anche deciso di provare a farlo in modi diversi, con qualche scommessa. Abbiamo intrapreso nuove strade pur rimanendo saldamente ancorati al nostro modo di lavorare. Per approfondimenti, non inseguendo ultime ore ma cercando di tenere sempre la barra dritta sugli eventi che coinvolgono o sconvolgono la vita di tante persone e sullo spirito del tempo. 

Ogni anno, negli ultimi giorni del mese di dicembre, leggiamo analisi, report, classifiche e ogni altro formato di bilancio su com’è andata. 

Quest’anno noi vogliamo usare questo momento per raccontarvi un po’ come abbiamo lavorato per portarvi, ogni giorno, contenuti che vi siano utili, curati e approfonditi. Ci leggete in tanti. Siamo la rivista universitaria più seguita in Italia e in realtà abbiamo la soddisfazione di poterci confrontare con altre riviste universitarie a livello internazionale. Anche perché, ricordiamolo, non sono tante le riviste come la nostra. Un magazine digitale che è un vero giornale, pubblicato da una grande università, ma che ha una sua redazione propria e una linea editoriale indipendente. È sempre importante riconoscere che questa scelta dell’Università di Padova è una scelta coraggiosa e anche molto generosa, perché permette a una redazione di lavorare in autonomia e con grande impegno scegliendo i temi, le voci da sentire, i formati da utilizzare, senza porre vincoli se non quelli della qualità e dell’attenzione al mondo della cultura, della scienza, della ricerca, dell’educazione. Ma il nostro pubblico va ben al di là di Padova e del Veneto, dato che più della metà dei nostri lettori sono sparsi in tutta Italia. E una buona fetta ha meno di 40 anni, un dato per noi molto positivo.

E dunque, ecco il nostro 2023. 

I libri de Il Bo Live

Abbiamo aperto avendo tra le mani un libro pubblicato da qualche mese ma che ancora non avevamo potuto portare in giro, per le restrizioni sanitarie dovute alla pandemia. E che quindi aveva ancora tutto il suo percorso da fare. Abbiamo chiuso con un altro libro fresco di stampa. Il primo, Per un’unica conoscenza, è la raccolta di 50 articoli scritti dal nostro amico e collega Pietro Greco nei suoi due anni e mezzo da caporedattore prima di lasciarci, improvvisamente, tre anni fa. Abbiamo portato, finalmente, questo libro in pubblico. A Padova, prima di tutto, all’Università, a marzo di quest’anno. Poi a Ischia, terra di Pietro Greco. E infine a Trieste, a novembre, alla Conferenza nazionale di comunicazione della scienza, dove Pietro Greco ha insegnato a lungo. Ho moderato questi incontri sempre con un certo grado di commozione, assieme ai colleghi del nostro giornale che hanno curato il libro, perché in ogni occasione emergevano aspetti del contributo intellettuale di Pietro Greco che ci facevano sentire quanto sia stato un privilegio poterlo conoscere e lavorare con lui per tanti anni.

Abbiamo chiuso, dicevamo, con un libro fresco di stampa, Il clima che vogliamo. Questo libro segna una svolta per Il Bo Live. Non solo per il suo formato, diverso dagli altri, concepito fin dall’inizio come un libro dove i dati e le infografiche si parlano e complementano i testi. Costruito con un lavoro certosino di scambio continuo tra diverse persone della redazione e il team grafico dell’ufficio comunicazione dell’università di Padova, con una cura e un editing davvero meticolosi. Il libro nasce dalla fortunata serie che ha lo stesso titolo, Il clima che vogliamo, che abbiamo iniziato a pubblicare ormai ad aprile 2021 e che oggi conta più di 200 articoli! Abbiamo messo il tema della crisi climatica al centro del nostro lavoro, ed è uno di quelli cui diamo più peso e spazio. Ma ormai la crisi climatica si intreccia con altre crisi e con molte dimensioni della nostra vita, e la scommessa di questo libro è proprio tracciare le interconnessioni tra la questione clima, la perdita di biodiversità e la crisi ambientale più ampia, trovando però anche quelle storie che possono ispirarci, nonostante la situazione sia molto seria e ben poco positiva, a continuare a lottare per un cambiamento, per un’azione di contrasto. Non vogliamo fare gli ottimisti, visto che i passi avanti, anche dopo la recente Cop28, sono sempre troppo limitati e timidi rispetto alla magnitudo del problema che dovremmo gestire. Però, come scriveva in questi giorni sul New York Times Nicholas Kristof,  giornalista che ha scritto per anni di guerre, genocidi e disastri, “Una cosa che ho imparato tanto tempo fa facendo il mio mestiere è che quando la nostra copertura è costantemente negativa, le persone si arrendono e si occupano di altro. Se vogliamo risolvere i problemi - dalla guerra a Gaza al cambiamento climatico - è importante sapere che un progresso positivo è possibile”. 

Quest’ultimo libro segna però anche una svolta importante per Il Bo Live. Siamo diventati editori dei nostri libri. E potete trovarci sia in libreria che online, grazie a un accordo con il distributore Cierrevecchi. Speriamo che in questo modo siate in tanti a poterci leggere!

Nel mezzo, tra questi due libri, abbiamo fatto molto altro

Continua, con grande regolarità e impegno, la nostra serie In salute, sulle tematiche di medicina, sanità e ricerca medica che include diverse sottoserie tematiche, da quella su salute e lavoro a quella su salute e ambiente a quella, giusto per fare tre esempi, su salute di genere. Con oltre 120 articoli dall’inizio della sua pubblicazione, in marzo 2021, In salute arriva settimanalmente con un nuovo tema, un approfondimento, un aggiornamento, sempre con le voci di esperti delle istituzioni sanitarie e degli enti di ricerca di tutto il paese. 

Nel 2023 abbiamo dato vita a nuove serie, molto diverse per tema e per formato.

Ci siamo dedicati al tema del lavoro, con la serie La trasformazione del lavoro, affrontando la questione lavorativa con particolare attenzione alla generazione più giovane, parlando della great resignation, dello smart working, degli equilibri delicati tra tempo di vita e tempo del lavoro, ma anche guardando alla storia delle lotte per i diritti di chi lavora e perfino alle ricadute nel mondo della cultura e della musica, ispirata alle tematiche del lavoro. Una serie di 12 articoli molto approfonditi, in qualche caso arricchiti da dati e da visualizzazioni infografiche, un fomato che stiamo cercando di esplorare sempre più frequentemente. 

Siamo poi entrati negli Atelier d’artista, con una serie che è di per sé un prodotto artistico, che ci porta dentro gli studi e gli spazi di lavoro, creazione, vita delle persone che di arte vivono, che esplorano diverse espressioni, da quella pittorica alla scultura ad altre forme. Incontri preziosi, intimi, che abbiamo raccontato in 20 video che sono curatissimi nella forma e sempre risultato di un lavoro sul campo, di conversazioni lunghe e mai banali. Uno sguardo rispettoso e affascinato verso il lavoro di chi, con una sensibilità e strumenti e sguardi diversi da quelli che molti di noi usano tutti i giorni, riesce a reinterpretare diversi aspetti della realtà e a restituirci un’esperienza immersiva unica. 

Abbiamo riflettuto su una forma di letteratura che sembra essere ormai molto preponderante nel panorama letterario italiano e non solo, quello dei Romanzi di autofiction, con nove dialoghi con autrici e autori che hanno condiviso con noi le proprie riflessioni sul senso delle autobiografie, del parlare del sé sulle proprie pagine, arrivando a riflettere anche su qualche grande classico come Joseph Conrad. 

Il 2023 è stato, per Il Bo Live, anche l’anno di nuovi formati

Podcast, per cominciare. Ricordandoci che il nostro giornale è nato in stretta connessione con una delle prime radio universitarie italiane, Radio Bue, abbiamo deciso di rispolverare la nostra passione per l’oralità. Siamo andati in giro per l’Europa centrale, per quei paesi che troppo spesso consideriamo semplicemente “ex sovietici”, meno conosciuti perché per decenni sono stati al di là della cortina di ferro, con Kompas, una bussola per l’Europa di mezzo, ogni episodio su un territorio diverso attraverso l’incontro con la storia di un personaggio. 

Abbiamo chiuso l’anno lanciando due nuovi podcast, che saranno disponibili soprattutto nelle prime settimane del 2024. Il primo è una sorta di tracciato tra libri e film che ci aiutano a entrare nel mondo dell’AI, Byte/bite, l'AI a piccoli bocconi. E proprio negli ultimi giorni del 2023 abbiamo iniziato un nuovo percorso, She, green, un racconto piuttosto appassionato delle storie e scelte di sei donne che sono state e sono pioniere nella difesa dell’ambiente in Italia, tra fine ‘900 e gli anni attuali, assieme ad altre voci di donne che le raccontano, commentano e attualizzano. E che possono insegnarci molto. Anche su questo, un po’ di pazienza, perché arriverà a inizio del nuovo anno.

Senza più restrizioni sanitarie, siamo anche tornati sul campo a tutto tondo

Abbiamo seguito l’inaugurazione del nuovo Museo della natura e dell’uomo di Padova, raccontandone la genesi, le scelte curatoriali e intervistando gli ospiti internazionali che sono intervenuti. E siamo stati media partner del Cicap Fest a Padova e del Convegno nazionale della comunicazione della scienza, a Trieste. In entrambi i casi, abbiamo intervistato alcuni dei protagonisti e abbiamo potuto partecipare anche in prima persona, moderando incontri e dibattiti. 

E poi abbiamo dedicato molto tempo ed energia a raccontare il Vajont. Una storia contemporanea. Quest’anno ricorreva il 60esimo anniversario dalla notte del 9 ottobre 1963, quando la frana del monte Toc e l’onda generata nel bacino della diga ha travolto Longarone, uccidendo oltre 2000 persone e distruggendo la vita di chi abitava anche nei villaggi di erto e Casso, ai lati della diga. Siamo andati lì, tra Erto e Casso, ad agosto, per raccogliere le storie e le voci di chi è sopravvissuto e di chi invece ha scelto di andare a vivere in quei territori in anni recenti per dare loro una nuova vita e nuovi sviluppi. E il risultato è un documentario che è stato, probabilmente, il nostro contenuto più visto di tutto l’anno. E che abbiamo voluto poi riportare proprio lì, in montagna, in un incontro pubblico a inizio novembre.

E abbiamo continuato a occuparci dei nostri temi preferiti

Moltissimo di neuroscienze, di cervello e di come questo si comporta tra veglia e sonno, come reagisce ai diversi stimoli esterni, e di come la ricerca in questo campo stia procedendo davvero a passi da gigante, con continue nuove scoperte. Abbiamo riflettuto tanto sul linguaggio e sui linguaggi, e non solo di quelli umani. E abbiamo dato grande attenzione ai temi del rapporto tra noi e l’ecosistema nascente e sempre più ingombrante, tra fascinazione e dubbio, dell’intelligenza artificiale, nelle sue molteplici applicazioni, dalla ricerca alla scrittura, dall’educazione e lo spazio scolastico a quello bellico. Tenendo alta l’attenzione anche sugli aspetti regolatori e sulle vicende dell’AI Act europeo, il primo tentativo a livello mondiale di porre dei vincoli e delle norme su questo settore. 

Ci siamo occupati di ambiente, parlando dello stato di salute di foreste, boschi e mari e oceani. E delle calotte glaciali. E degli insetti e altri animali che rischiano, a causa della crisi della biodiversità, di sparire dalla faccia della terra. 

Abbiamo anche continuato a leggere, guardare film e spettacoli teatrali e ad andare a visitare nuove mostre. E a raccontarvi tutto questo, scegliendo quelle che ci sembravano più significative e originali. 

Ci siamo dedicati a tanti luoghi del mondo poco coperti dai giornali generalisti. Spesso raccontando di elezioni, di movimenti civili, di piccole e grandi proteste, di cambiamenti o di ritorni autoritari.

Abbiamo parlato molto di guerra, di guerre

Ci siamo occupati tanto di Ucraina, ma anche dei nuovi e vecchi conflitti in Africa e in Medio Oriente, per arrivare a coprire, con non poca difficoltà data la complessità del tema e le reazioni molto emotive anche di una parte importante dell’opinione pubblica italiana, del conflitto in corso tra Israele e Hamas, dopo l’attacco del 7 ottobre e la conseguente guerra incessante sulla striscia di Gaza. Abbiamo anche cercate di parlare di pace, di capire quali sono gli strumenti in mano a chi non si arrende all’idea che la risoluzione dei conflitti debba passare necessariamente attraverso la forza. A questo dedicheremo molto più spazio nel 2024.

Alla pace, possibile e necessaria

Al bisogno di capire come riprendere spazi di negoziazione, di accordo, di rispetto dei diritti umani. A come lavorare contro le disuguaglianze. A come trovare modi di gestione della più importante crisi migratoria di sempre che non siano l’accettare passivamente la morte di migliaia di persone, mentre tentano di arrivare in un luogo più sicuro, o la loro sopravvivenza in condizioni indegne di essere definite umane, quando ce la fanno.

Daremo molto spazio a questi temi, continuando a seguire anche gli altri filoni che ci hanno viste impegnate e impegnati in questi mesi.

E ci auguriamo di farlo assieme a voi.

Questo è il nostro augurio, mio e di tutta la nostra redazione, per l’anno che verrà. Quello di continuare a dialogare e cercare, insieme a voi, spazi di un futuro possibile, dignitoso e rispettoso per tutte le persone che vivono su questo nostro, tutto sommato piccolo, pianeta. 

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