SPAZIO SALUTE

Covid-19: il punto sui vaccini aggiornati e su quelli mucosali

La notizia era attesa: l’Agenzia italiana del farmaco il 14 settembre ha dato il via libera al vaccino bivalente adattato che ha come bersaglio Omicron BA.4 e BA.5, oltre al ceppo originale di Sars-CoV-2. Il vaccino aggiornato – autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) nei giorni scorsi – è Comirnaty di Pfizer Biontech (Comirnaty Original/Omicron BA.4-5), ed è indicato per persone di età pari o superiore a 12 anni che abbiano già ricevuto almeno un ciclo primario di vaccinazione contro Covid-19. Poco tempo prima Ema aveva già autorizzato altri due vaccini bivalenti di Pfizer e Moderna adattati contro la sottovariante Omicron BA.1 (Comirnaty Original/Omicron BA.1 e Spikevax Original/Omicron BA.1), rivolti alla stessa platea di soggetti, già approvati da Aifa e disponibili nel nostro Paese.  

Con l’evolversi della pandemia – si legge in un comunicato dell’Agenzia europea per i medicinali –, la strategia dell’Unione Europea è quella di disporre di un’ampia gamma di vaccini adattati e mirati alle diverse varianti di Sars-CoV-2, in modo che gli Stati membri abbiano una pluralità di opzioni per soddisfare le loro esigenze, quando progettano le loro campagne di vaccinazione. Si tratta di un elemento chiave nella strategia globale di lotta alla pandemia, poiché non è possibile prevedere come il virus si evolverà in futuro e quali varianti circoleranno il prossimo inverno. I vaccini originali, Comirnaty e Spikevax, sono ancora efficaci nel prevenire la malattia grave, l’ospedalizzazione e la morte associate a Covid-19 e dunque continueranno a essere utilizzati nelle campagne di vaccinazione nell’Unione Europea, in particolare per le vaccinazioni primarie.

Le raccomandazioni di Ema ed Ecdc

A ridosso dell’approvazione di Comirnaty Original/Omicron BA.1 e Spikevax Original/Omicron BA.1, in una dichiarazione congiunta del 6 settembre, l’Ema e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) consigliano di somministrare i vaccini bivalenti adattati alle sottovarianti Omicron in via prioritaria alle persone che hanno un rischio maggiore di contrarre la forma grave della malattia, dunque a chi ha un’età pari o superiore ai 60 anni, alle persone immunocompromesse e alle altre persone vulnerabili a partire dai 12 anni di età con patologie preesistenti che le espongono a un rischio maggiore di Covid-19 grave, e alle donne in gravidanza. Anche le persone che vivono e lavorano in case di cura a lungo termine dovrebbero essere considerati in via prioritaria, così come gli operatori sanitari che possono essere maggiormente esposti al contagio in caso di future ondate di Sars-CoV-2 e che risultano fondamentali per il buon funzionamento dei sistemi sanitari.

Le autorità nazionali, sottolineano ancora Ema ed Ecdc, decideranno quali vaccini somministrare e quando, sulla base della situazione epidemiologica, dunque della diffusione dell’infezione, dell’impatto di Covid-19 nella popolazione e dell’emergere di nuove varianti. Peraltro ulteriori adattamenti dei vaccini contro Covid-19 sono inevitabili per affrontare le varianti presenti e future.   

I vaccini autorizzati in Italia

I vaccini finora autorizzati in Italia, da quando ha avuto inizio la pandemia, sono Nuvaxovid di Novavax (approvato da Aifa il 22 dicembre 2021); Janssen di Johnson & Johnson (12 marzo 2021); Vaxzevria di AstraZeneca (30 gennaio 2021), ormai non più utilizzato; Spikevax di Moderna (7 gennaio 2021); e Comirnaty di Pfizer-BioNtech, il primo ad essere stato autorizzato in Unione Europea, il 21 dicembre 2020, e il 22 dicembre dall’Agenzia italiana del farmaco. 

A questi, come abbiamo anticipato, ora vanno ad aggiungersi quelli adattati contro la sottovariante Omicron BA.1 (Comirnaty Original/Omicron BA.1 e Spikevax Original/Omicron BA.1) che Aifa ha approvato il 5 settembre scorso. Con circolare del 7 settembre 2022 il Ministero della Salute raccomanda i nuovi prodotti prioritariamente alle categorie di persone indicate nel comunicato congiunto di Ema ed Ecdc. I vaccini bivalenti sono raccomandati inoltre a coloro che, di età uguale o superiore a 12 anni, non hanno ancora ricevuto la prima dose di richiamo.

Infine, dopo l’approvazione di Aifa del 14 settembre, potrà essere somministrato in Italia anche il vaccino bivalente Comirnaty Original/Omicron BA.4-5, destinato prioritariamente sempre a soggetti di età maggiore a 60 anni o che presentano fattori di rischio. “Secondo il parere della Commissione Tecnico Scientifica – si legge nel comunicato Aifa –, al momento non ci sono elementi per esprimere un giudizio preferenziale nei confronti dei diversi vaccini bivalenti disponibili (ceppo originario BA.1 e BA.4-5): tutti aumentano la protezione contro diverse varianti e aiutano a mantenere una protezione ottimale contro il Covid-19”.

Efficacia dei vaccini aggiornati

Secondo quanto riferisce Ema, alcuni studi hanno dimostrato che i due vaccini Comirnaty Original/Omicron BA.1 e Spikevax bivalente Original/Omicron BA.1 sono in grado di innescare forti risposte immunitarie contro la sottovariante Omicron BA.1 e contro il ceppo originario di Sars-CoV-2 nelle persone precedentemente vaccinate. In particolare, sono risultati più efficaci dei vaccini monovalenti originali contro la sottovariante Omicron BA.1.

Sulla base dei dati clinici disponibili per Comirnaty Original/Omicron BA.1, dei dati di immunogenicità ottenuti da analisi di laboratorio su Comirnaty Original/Omicron BA.4-5 e delle informazioni relative alla qualità e al processo di produzione, il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema ha ritenuto che anche il vaccino adattato contro Omicron BA.4-5, che ha la stessa composizione del precedente, dovrebbe essere più efficace dell’originale monovalente nell’innescare una risposta immunitaria contro le due sottovarianti. Per questo sono in corso studi clinici, i cui risultati saranno via via sottoposti a Ema.

Se questi sono gli esiti delle prime sperimentazioni condotte, stando a quanto riferisce Ewen Callaway su Nature  i vaccini bivalenti offrirebbero in realtà un livello di protezione che poco si discosta da quello offerto da una dose di richiamo con i vaccini originali, specie quando si tratta di evitare la forma grave della malattia e l’ospedalizzazione. Callaway riporta in merito uno studio pubblicato su medRxiv, dunque non ancora sottoposto a peer review, condotto da un gruppo di ricercatori coordinati da Deborah Cromer della University of New South Wales di Sydney.

Gli autori della meta-analisi, che si sono serviti di un modello matematico da loro sviluppato, non si esimono dal sottolineare che i loro risultati non sostituiscono gli studi clinici necessari per valutare l’efficacia del vaccino, e dunque convalidare in futuro le loro previsioni. “Gran parte del beneficio – concludono – sta nel ricevere uno qualsiasi dei booster disponibili (compresi quelli basati sui vaccini originali)”. Secondo i ricercatori, il vantaggio complessivo dei vaccini adattati a una variante sarà probabilmente determinato da fattori come il tempo trascorso dalla vaccinazione (dunque il declino dell’immunità), la disponibilità relativa, il costo e l’accettazione da parte della comunità dei vaccini modificati con una variante rispetto ai vaccini esistenti.

“Penso che i dati sull’efficacia dei nuovi vaccini – osserva Cristiano Salata, professore di microbiologia e virologia all’università di Padova – non siano ancora così numerosi da mettere in evidenza gli eventuali pregi delle nuove formulazioni. Serve del tempo per avere delle evidenze più solide sulla loro efficacia rispetto ai vaccini che sono stati utilizzati nella prima fase vaccinale. Va tuttavia considerato che i vaccini di vecchia formulazione sembrano continuare a proteggere dalla malattia grave e morte e quindi sono da considerarsi validi da un punto di vista sanitario, anche se non proteggono perfettamente dall’infezione. L’importante è che almeno i soggetti a rischio si vaccinino con uno dei vaccini attualmente disponibili, vecchio o nuovo che sia”.

Vaccini nasali e orali: altri due approvati nel mondo

Accanto ai vaccini somministrati per via intramuscolare di cui abbiamo parlato, sono in fase di studio dalla comunità scientifica internazionale anche vaccini mucosali, somministrati in spray o gocce per via orale o nasale. Secondo quanto riportato da Emily Waltz su Nature, a livello globale sono in fase di sviluppo circa 100 vaccini contro Covid-19 per via mucosale, di cui 20 hanno raggiunto la fase di sperimentazione clinica sull’uomo.

Proprio nei giorni scorsi in Cina e in India sono stati approvati due vaccini mucosali contro Covid-19, di cui riferisce la stessa giornalista in un altro articolo su Nature. Quello cinese, sviluppato dalla CanSino Biologics di Tianjin, è un aerosol da inalare per bocca ed è stato approvato come dose di richiamo. Il secondo, invece, è uno spray nasale prodotto dall’azienda indiana Bharat Biotech, da impiegare come ciclo primario di vaccinazione a due dosi. Con questi due, sale il numero di vaccini mucosali contro Covid-19 approvati nel mondo. Nell’ottobre del 2021 l’Iran ha autorizzato un vaccino in tre dosi (la terza in forma di spray nasale) prodotto dal Razi Vaccine and Serum Research Institute di Karaj, alle porte di Teheran, di cui sono state consegnate almeno cinque milioni di dosi al Ministero della Salute iraniano. Waltz riferisce anche di una versione spray intranasale dello Sputnik V, approvata in Russia.  

Potrebbero costituire la svolta?

A livello teorico, i vaccini mucosali potrebbero avere la capacità di offrire una protezione non solo dalla forma grave della malattia, ma anche dai contagi lievi e potrebbero riuscire dunque a bloccare la trasmissione. I vaccini attuali a mRna, somministrati a livello intramuscolare, stimolano una risposta immunitaria nei linfociti T, che distruggono le cellule infette, e nei linfociti B che invece producono anticorpi IgG in grado di riconoscere ed eliminare il virus a livello sistemico, ma in modo non così rapido nel naso e nella gola, porte di ingresso del virus. I vaccini mucosali, invece, andrebbero a stimolare la produzione di anticorpi IgA proprio a livello delle mucose che rivestono le cavità del naso e della bocca: in questo modo, potrebbero riuscire a bloccare l’infezione sul nascere e a impedirne la trasmissione ad altre persone, inducendo la cosiddetta immunità sterilizzante. Gli studi sull’uomo però al momento sono ancora poco numerosi e riuscire a dimostrare l’efficacia di questi vaccini rispetto agli altri non è così semplice. Vaccini mucosali sono già stati sviluppati per altre malattie, tra cui la poliomielite, l’influenza e il colera. La maggior parte di questi vaccini viene assunta per via orale, mentre uno, quello contro l’influenza, viene somministrato attraverso il naso.

“Se i vaccini nasali funzioneranno – osserva Salata –, semplificheranno molto le cose, sia per la questione della distribuzione e somministrazione rispetto a quelli attuali, sia per il fatto che dovrebbero indurre una immunità a livello delle mucose respiratorie che dovrebbe essere più efficace nella protezione dall’infezione. Vedremo come andranno le sperimentazioni in corso e se tale approccio rappresenterà la principale strategia vaccinale per il Covid-19”.

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012