CULTURA

"Ci sono libri che si aprono come mappe"

Il cuore del progetto si rivela in un pensiero veloce che si trasforma, senza sforzo, in un’immagine nitida e poetica: "Ci sono libri che si aprono come mappe". È una considerazione di apertura, contenuta all'interno di una più ampia riflessione attorno all'opera e che, al tempo stesso, si offre come sinossi dell'opera stessa: un’intima avventura di esplorazione alla scoperta di dieci piccole gemme incastonate nella storia della letteratura. Letterarie ed esistenziali, qui le mappe diventano parola-chiave: sono geografie dell'anima, costellate di indizi, tracciate per potersi orientare tra le vicende di alcuni tra gli intellettuali più rappresentativi dell'Ottocento e del Novecento, partendo dai luoghi che li hanno definiti, cambiati profondamente, o che hanno popolato i loro sogni, racconti, romanzi, poesie.


Appartamenti di città, case in campagna, bar di confine, strade affollate in grandi metropoli - da New York a Milano, passando per Tokyo, Londra e Parigi, per citarne alcune - compongono il Piccolo atlante della letteratura. Dove nascono le grandi storie, un volume illustrato da Lida Ziruffo, recentemente pubblicato da Hoppípolla, con i testi di Giulia Ceirano, che per la stessa casa editrice ha scritto La letteratura in cucina e Il cinema in cucina. A lei abbiamo chiesto di raccontare quando e come è nato questo progetto editoriale: "I luoghi degli scrittori e degli artisti che amo sono così tanto parte di me che faccio fatica a dire quale sia la genesi", spiega a Il Bo Live. "Di sicuro questo libro segue le mie geografie, ha esattamente la forma dei miei viaggi e dei miei spostamenti nel mondo […] Per dire, in anni di vita a Parigi, credo di aver visto e rivisto tutte le case museo e le case d'artista della città. Questo è un libro che, da lettrice, avrei voluto esistesse sugli scaffali".

Da Hemingway a Virginia Woolf 

La prima storia del Piccolo atlante è dedicata a Ernest Hemingway e alla sua Key West - forse una delle relazioni più conosciute tra uno scrittore e un luogo - ed è anche quella che Ceirano sente più vicina, per una sorta di somiglianza, di corrispondenza esistenziale. Da qualche mese l’autrice vive a Favignana, un’isola amata e raccontata quotidianamente sul suo profilo Instagram: una scelta di vita ben precisa, “proprio come Hemingway a Key West. In generale mi affascinano i luoghi di confine, al limite del mondo: Key West lo è, ultima isola della Florida, quasi in braccio a Cuba. E a modo suo, anche Hemingway è un uomo, e uno scrittore, che ha abitato i limiti delle cose". Si diceva, la storie contenute in questo volume sono dieci: questa è la prima, non tutte sono note come quella dell'autore de Il vecchio e il mare.

A Parigi, nei primi anni del Novecento, l'appartamento al 27 di Rue de Fleurus, accoglieva vite, amicizie, passaggi, arte e amori profondissimi diventati letteratura: "Praticamente tutti i pomeriggi Gertrude Stein si recava a Montmartre per posare, poi scendeva bighellonando giù per la collina e, di solito, arrivava a Rue de Fleurus attraversando Parigi. Prese così l’abitudine, che non ha più abbandonato, di camminare attraverso la città: ora lo fa in compagnia del cane, all’epoca da sola. E di sabato i Picasso l’accompagnavano a piedi a casa, cenavano insieme e poi cominciava la serata", si legge in Autobiografia di Alice B. Toklas (1933).

Monk's House, nel Sussex, è lontana dalla frenesia di Londra. Lì, con il marito Leonard, Virginia Woolf ha vissuto e sempre lì ha lavorato con dedizione e costanza, in una "stanza tutta per sé": prima un piccolo studio, poi un capanno in giardino e infine un altro capanno in legno, The Lodge. Lo studio definitivo si trovava di fronte a un ippocastano. Scrive in una lettera a Saxon Sydney-Turner, nell'agosto 1926: "Io e Leonard abbiamo comprato un campo e stiamo facendo progetti ambiziosi di ogni genere per metterci terrazze, chioschi, stagni, ninfee, fontane, carpe, pesci rossi, statue di signore nude e polene di navi da guerra che si riflettano in laghi ombrosi". 

Da Londra, il 7 novembre 1962, la poetessa americana Sylvia Plath scrive alla madre Aurelia: "Credo di aver trovato un posto. Per un puro caso sono passata davanti alla via e alla casa [...] dove ho sempre desiderato vivere. La casa era piena di operai e c'era un cartello: Appartamenti da affittare [...] e indovina un po': è la casa di W.B. Yeats con una targa blu sopra la porta che dice che lui visse lì". 

Nell'autunno del 1976 Italo Calvino è a Tokyo, Nikko, Kyoto e Nara: il Giappone lascia una traccia profonda nell'autore, un segno che si trasforma in ispirazione e si traduce presto nel personaggio del signor Palomar, viaggiatore e intellettuale silenzioso, attento osservatore del mondo. 

"Il signor Palomar aspetta il treno da Tokyo per Kyoto. Sul marciapiede della stazione c’è segnato il punto esatto in cui le porte di ciascun vagone verranno a trovarsi al fermarsi del treno. I posti sono tutti prenotati e prima ancora che ci sia il treno i viaggiatori sono già al loro posto, incolonnati tra le strisce bianche che delimitano tante piccole code perpendicolari ai binari. L’agitazione, la confusione, il nervosismo sembrano assenti dalle stazioni giapponesi. I partenti si distribuiscono come su una scacchiera dove tutte le mosse sono predisposte. E gli arrivanti sono convogliati in colate di folla compatta, solida, continua che scorre per le scale meccaniche senza spazio per il disordine: milioni di persone si spostano ogni giorno in treno tra la casa e il lavoro nella sterminata area di Tokyo" [Italo Calvino racconta un viaggio del signor Palomar da Tokyo a Kyoto, Due donne, due volti del Giappone, Corriere della Sera, 5 dicembre 1976].

Ricerca e scrittura

Per il lavoro di ricerca, prima, e di stesura delle storie, poi, "sono partita quasi sempre dall'autore o dall'autrice, proprio perché sono loro i miei punti di partenza anche nelle mie esplorazioni fisiche. Molti dei luoghi di cui parlo nel libro, infatti, li avevo già visitati. Altri, come la Concord di Louisa May Alcott, li ho visti proprio in quest'ultimo periodo, per fare ricerca per il mio atlante". E sul passaggio dall'idea allo sviluppo concreto di un nuovo progetto, Ceirano spiega: "Normalmente, insieme all'editore, definiamo la struttura del libro. In questo caso: titolo, citazione dall'opera dell'autore/autrice, due illustrazioni, un pezzo dedicato al rapporto tra l'autore e il luogo, uno dedicato alla storia del luogo, qualche consiglio con taglio più turistico e, in chiusura, tre consigli di approfondimento, ovvero una lettura, un podcast, un film. Definito questo scheletro, inizio a fare ricerca. Leggo, ascolto, guardo, mi faccio guidare dalle decine di parentesi che si aprono in questa fase del lavoro. Evidenzio le informazioni che mi interessano di più e poi le lascio decantare un po', almeno qualche ora ma, possibilmente, anche qualche giorno. Dopodiché quando, nella mia testa, le cose iniziano ad avere una prima forma, passo alla scrittura e, paradossalmente, questa è la parte che procede più liscia e veloce. Rileggo un centinaio di volte - esagero, ma nemmeno troppo - e via".

Una guida letteraria illustrata

Una raccolta di brevi racconti (di vita) e una guida letteraria illustrata, ecco come si presenta il Piccolo atlante. Ma quale deve essere il tono di voce da adottare, quale l'equilibrio da ricercare per una proposta al confine tra letteratura e itinerario di viaggio? "Non so se esista un tono giusto, o un tono ideale. Io riesco a usare solo il mio - commenta Ceirano -. È un tono che non ho mai strutturato o studiato. È quello con cui racconto, alle mie persone, le storie che amo e i luoghi che visito. Ed è esattamente quello che ho voluto fare con questo libro". 

Chi sono i lettori e le lettrici delle guide d'autore? Esiste forse un profilo ideale? "Mi piace immaginare queste persone più o meno come quelle che io ho intorno, che poi sono il mio genere di essere umano preferito: curiose, capaci di affidarsi agli altri, mai gelose del proprio sapere ma, anzi, disposte a condividerlo. E poi, sempre pronte a nuove esplorazioni profonde, capaci di rivelare nuove prospettive e non solo di restare in superficie. Immagino persone con librerie piene e case dalle luci calde, dove magari c'è anche il mio libro ad arredare, visto che ha illustrazioni incredibilmente belle, grazie a Lida Ziruffo. Sono piuttosto certa che siano fatte proprio così le persone che leggono quello che scrivo".


Piccolo atlante della letteratura. Dove nascono le grandi storie è scritto da Giulia Ceirano e illustrato da Lida Ziruffo (Hoppípolla edizioni)

Autori, autrici e luoghi:  Ernest Hemingway a Key West, Gertrude Stein a Parigi, Francis Scott Fitzgerald in Costa Azzurra, Paul Auster a New York, Alda Merini a Milano, Paul Bowles a Tangeri, Sylvia Plath a Londra, Italo Calvino a Tokyo, Louisa May Alcott a Concord, Virginia Woolf nel Sussex.

Alla fine di ogni capitolo, vengono proposti un approfondimento relativo al luogo raccontato, alcuni suggerimenti sulle attività da svolgere una volta giunti sul posto - cose da fare per scovarne la vera anima -, e ancora, libri da leggere, podcast da ascoltare e film da vedere prima della partenza, per prepararsi all'esperienza.

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