Giardini letterari. Oltre la siepe sbocciano fiori e spuntano conigli
La storia di Peter Coniglio, Beatrix Potter - Giardini letterari di Sandra Lawrence, illustrazione di Lucille Clerc (L'Ippocampo, 2026)
"Spostò l’oscillante cortina di edera e spinse. La porta si aprì piano piano". In un istante Frances Hodgson Burnett offre l'accesso a un luogo nascosto che, una volta riscoperto, agirà come cura e nutrimento cambiando la vita di Mary Lennox, protagonista del romanzo Il giardino segreto (1911). E non solo la sua. “Coltivare un giardino significa coltivare se stessi” e, così, l’attenzione dedicata a una natura dimenticata diventa metafora di guarigione e rinascita, concreta opportunità di trasformazione personale.
“Un giardino narrato al passato evoca sempre lo struggimento per qualcosa che mai potrà tornare”, riflette Sandra Lawrence, autrice ed esperta di giardini, nell’introduzione di Giardini letterari, volume da lei scritto e splendidamente illustrato da Lucille Clerc, appena pubblicato dalla casa editrice L’ippocampo. “Non si contano i romanzi nei quali il giardino si lega a doppio filo ai travagli della crescita […] A maggior ragione ci consolano i libri dove il giardino è celebrato unicamente per le gioie che sa regalare” ma, oltre ai richiami a spensieratezza e giochi d'infanzia, il giardino della letteratura può custodire anche misteri, enigmi e storie dolorose o cadute nell’oblio.
Dai giardini di Alice nel paese delle meraviglie a quello dell’universo di Narnia, rispettivamente descritti da Lewis Carroll e C.S. Lewis, dall'orto di Beatrix Potter alla selva imperfetta di Colette, passando per il labirinto di Borges e il microcosmo di Woolf, per il rifugio di Bassani e i campi di tulipani di Dumas. In questo libro le trame immaginarie incontrano le esistenze di autrici e autori che quei luoghi li hanno immaginati spesso partendo da esperienze vissute, da giardini amati, visti, attraversati.
Il giardino incantato di Italo Calvino
Giovannino e Serenella sono i piccoli protagonisti del racconto di Italo Calvino che rintraccia le emozioni dell'infanzia. Calato in un contesto che ricorda il paesaggio della riviera ligure, tanto caro allo scrittore stesso, la storia segue i giochi di due bambini, che vanno a caccia di granchi e corrono lungo le rotaie. La storia inizia quando, entrati uno per volta nel pertugio di una siepe, si ritrovano all’interno di un rigoglioso giardino. Restano stupiti ma si sentono a disagio, sono affascinati da quel luogo magnifico e inaspettato ma percepiscono un pericolo. Si guardano intorno, sono combattuti, vorrebbero divertirsi ma temono di essere scoperti. Scoprono una piscina, si tuffano, poi un tavolo da ping-pong, e giocano, vedono dei domestici posare vassoi pieni di prelibatezze, e le mangiano, ma non riescono a godersela abbastanza, non si gustano i dolci né l’occasione: continuano a chiedersi chi si prenda cura di quel giardino. Quando infine scorgono un bambino in pigiama, pallido e smarrito, sbirciando dalla finestra di una villa, sentono il cuore accelerare e vogliono solo andarsene. Chi è quel bambino, perché sembra un prigioniero? Il cielo si copre di nuove, Giovannino e Serenella provano un senso di amarezza, lasciano il giardino per raggiungere il mare. “Probabilmente di quanto accaduto non parleranno mai più”.
I giardini delle meraviglie di Alice
Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) oppure Attraverso lo specchio (1871)? In entrambi i romanzi la piccola Alice vuole raggiungere un giardino: nel primo vaga inseguendo il Bianconiglio, motore di una storia dominata dal caos, nel secondo segue uno schema preciso, come una partita a scacchi. I giardini di Alice fanno parte di un unico universo? Gli interrogativi attorno alle sue avventure, ai luoghi e ai messaggi nascosti sono da sempre numerosi, gli enigmi sono intricati, e proprio per questo, irresistibili. "Nelle straordinarie fantasticherie di Lewis Carroll compaiono alcuni dei più memorabili giardini della letteratura - racconta Lawrence in Giardini letterari -. Eppure a volte si stenta a ricordare in quali romanzi figurino di preciso, anche per via delle varie trasposizioni cinematografiche e televisive che hanno confuso un po’ le acque. Non sappiamo nemmeno se il paese delle meraviglie e quello oltre lo specchio siano mondi a sé stanti o parti di un unico universo fantastico". E aggiunge: "In molti hanno tentato di localizzare il vero paese delle meraviglie, accampando teorie più o meno verosimili". Il celebre roseto della Regina di Cuori, un chiaro e solido riferimento nell'immaginario di molti di noi grazie al film Disney del 1951, affonderebbe le sue radici nel paesaggio dell’Oxfordshire. Per ricreare le sue geometrie perfette, si dice che Lewis Carroll potrebbe essersi ispirato al talento di Henry Bailey, capo giardiniere di Nuneham Park, luogo che l'autore visitò durante una gita in barca, spostando così il dibattito verso la città di Oxford. Tra le fonti d'ispirazione spiccano le architetture del college di Christ Church, l’atmosfera del decanato della cattedrale e l'Orto Botanico universitario fondato nel 1621.
La storia di Peter Coniglio
La storia inizia con una raccomandazione: una mamma chiede ai suoi quattro figli, Flopsy, Mopsy, Cottontail e Peter, di fare attenzione e non avvicinarsi al giardino di Mr McGregor per non fare la fine del loro papà, diventato ingrediente di un pasticcio di carne. Sembra la trama di un horror, ma i protagonisti di questa storia sono - ahimè - regolarmente inseriti nei menù degli essere umani, perché sono conigli. Mentre le sorelle vanno a raccogliere more, Peter, il più curioso e indisciplinato, corre verso il giardino proibito.
In questa avventura, scritta da Beatrix Potter, si ribaltano i canoni del racconto, vengono stravolte regole, sviluppo e condizioni per raggiungere il classico lieto fine. Precisa Lawrence: "Tradizionalmente, porte e cancelli rappresentano la soglia tra due mondi, e quella attraversata da Peter - un umile portoncino fiancheggiato da siepi di agrifoglio, pianta comune a boschi e giardini - di solito sarebbe stata varcata nel senso opposto dal classico eroe che si lascia alle spalle la civiltà per affrontare la natura selvaggia. Ma Peter non è un eroe come gli altri. L'avventura per lui comincia oltre il limitare del bosco, dove incontrerà la sua nemesi: un attempato ortolano".
Questo giardino, con orto, esiste davvero? Il cottage inglese di Potter nel Lake District sembra l’archetipo perfetto per l’orto di McGregor, in verità la scrittrice acquistò la tenuta di Hill Top nel 1905, tre anni dopo aver dato alle stampe le avventure di Peter Coniglio. L’autrice, che scelse di stravolgere gli schemi narrativi portando un animale selvatico nel mondo degli esseri umani, sembra abbia fatto lo stesso nella vita vera: il giardino letterario non è un riflesso della sua casa reale ma, al contrario, il modello su cui Potter ha plasmato il suo. Per quanto riguarda, in particolare, l'orto di McGregor, Potter poteva prendere ispirazione da quel che vedeva con i propri occhi: all'epoca, negli orti di tutta la Gran Bretagna, esistevano filari di cavoli e fagiolini. Per La storia dei coniglietti Flopsy, scritta diversi anni dopo quella di Peter Coniglio, pare abbia preso ispirazione dal giardino degli zii a Gwaenynog, in Galles.
Il giardino incantato, Italo Calvino - Giardini letterari di Sandra Lawrence, illustrazione di Lucille Clerc (L'Ippocampo)
A Padova, il giardino del dottor Rappaccini
"Molti giovani a Padova pagherebbero oro per essere ammessi tra quei fiori", scrive Nathaniel Hawthorne ne La figlia di Rappaccini (1844), racconto gotico ambientato proprio a Padova. Arrivato in città per studiare all’università, guardando l’esterno dalla finestra della sua stanza, il giovane studente Giovanni Guasconti scopre un giardino di straordinaria quanto inquietante bellezza.
Si tratta del laboratorio a cielo aperto del dottor Giacomo Rappaccini, scienziato che compie esperimenti estremi di botanica proibita. La figlia Beatrice vive prigioniera in questo paradiso terrestre: è la pianta più bella e terribile del giardino, cresciuta tra gli effluvi tossici, è diventata lei stessa veleno puro, capace di uccidere con un semplice soffio. Nonostante questo la sua anima rimane pura, il suo cuore desidera amore. Scrive Lawrence: "Se Rappaccini è il tipico scienziato pazzo della narrativa gotica, la figlia ricalca il profilo della dama rinchiusa nella torre diroccata. Per un dantista come Giovanni, persino il suo nome, Beatrice, è sinonimo di amore. Innocente, leggiadra, prigioniera nel suo giardino, la fanciulla rapisce il cuore dello studente, che non riesce a staccarle gli occhi di dosso neanche quando una goccia caduta dallo stelo di un fiore da lei appena colto uccide una lucertola. E neanche dopo averla vista sospirare per un insetto morto inalando il suo fiato". La storia riporta alla memoria l'amore di Giulietta e Romeo, ma l'atmosfera è certamente più oscura, inquietante. Qui si consuma un amore impossibile e dall'epilogo tragico.
I giardini di Virginia Woolf
Pubblicato nel 1919, il racconto Kew Gardens è un esperimento che lascia spazio a colori, sensazioni e frammenti di vita. Invitando a osservare e sentire, affidandosi ai sensi, Virginia Woolf scrive: "Dall’aiuola ovale si alzavano circa cento steli che si aprivano in petali a forma di cuore o di lingua. Questi fiori sprigionano colori così saturi da sembrare quasi densi: il rosso, il blu e il giallo non sono solo tinte, ma macchie di luce che cadono sulla terra grigia, mescolandosi l'una con l'altra". L'ambientazione botanica non si offre solo come cornice ma è un microcosmo vivo, tra radici, foglie, fiori e piccoli animali. Al centro c'è un'aiuola ovale, attorno a cui si sviluppano scene di vita di persone di passaggio mentre una lumaca si avventura tra le "rocce brune con profondi laghi verdi".
In questo caso non ci sono dubbi sul fatto che questo giardino sia un luogo reale, Woolf lo conosceva bene: la scrittrice presenta i giardini come un luogo aperto, di tutti, e al tempo stesso molto personale. Commenta Lawrence: "Nello stesso anno in cui usciva Kew Gardens, i Woolf acquistarono la proprietà maggiormente associata al loro nome e al Bloomsbury Group: la Monk’s House, a Rodmell, sulla costa meridionale, poco lontano dall’abitazione della sorella a Charleston. Sulle prime, Virginia non era entusiasta della casa, ma il giardino la folgorò al punto da ispirarle poi il racconto Nel frutteto".
I Finzi-Contini di Giorgio Bassani
La vicenda si svolge a Ferrara e inizia nel 1938. Le leggi razziali escludono i giovani ebrei dalla vita sociale, spingendoli a rifugiarsi nel giardino della famiglia aristocratica Finzi-Contini, microcosmo sospeso, oasi di pace e bellezza dove dedicarsi al tennis, agli studi, alle conversazioni, rifugio che sembra proteggere dall'orrore esterno. Quel paradiso, però, è una illusione: non si può ignorare la realtà. Nella storia al centro de Il giardino dei Finzi-Contini (1962) - che nel 1970 diventa anche un film con la regia di Vittorio De Sica - c'è molto del suo autore, Giorgio Bassani. Cresciuto in una facoltosa famiglia ebrea, negli anni dell'università visse l'esperienza delle leggi razziali fasciste. Eppure, nonostante le radici autobiografiche, il romanzo rimane un'invenzione letteraria, a cominciare proprio dal parco che lo ha reso celebre.
"La muraglia senza fine dei Finzi-Contini, con il suo 'solenne portone di quercia scura, privo affatto di maniglie', è pura fantasia, così come 'l’intrico selvoso dei tronchi, dei rami, e del fogliame' al suo interno, su cui svetta lo 'strano, aguzzo profilo della dimora padronale - racconta Lawrence - Alcuni ritengono che il modello di questo paradiso vada ricercato a centinaia di chilometri di distanza da Ferrara. Il Giardino di Ninfa, in provincia di Latina, è stato definito 'il giardino più romantico del mondo'. Fu realizzato a partire dal 1921 dalla famiglia Caetani, che nei decenni seguenti trasformò le rovine dell’omonima città medievale in un’incantevole composizione di rose, torrette e corsi d’acqua. Bassani conosceva molto bene sia il giardino che i suoi proprietari, è dunque plausibile che questo luogo reale si sia insinuato dentro le mura dei Finzi-Contini".
Il labirinto di Borges
"Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano". Quello dell'argentino Jorge Luis Borges è un universo intricato, labirintico. Nel racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano, uscito in lingua originale nel 1941, Borges compone un puzzle in meno di cinquemila parole. Borges smonta l'idea di tempo lineare e introduce una sorta di teoria del multiverso che, a noi, oggi, può sembrare accettabile o familiare, ma che negli anni Quaranta del Novecento non lo era affatto.
Si scopre che il labirinto, costruito dall'antenato del protagonista, non è un luogo fisico fatto di siepi o corridoi, ma un romanzo caotico fatto di scelte. La missione di spionaggio diventa il pretesto per spiegare che il tempo non è una linea retta, ma un giardino di sentieri che si biforcano all'infinito. "Inutile chiedersi se Borges fosse effettivamente appassionato di giardini - commenta l'autrice di Giardini letterari -, perché quello appena evocato non è un giardino in senso letterale, reale o immaginario; ciò che interessa all’autore sono i labirinti della mente. Talvolta descritto come un trait d’union tra modernismo e postmodernismo, il suo è un mondo fatto di realismo magico, dove tutto si gioca sulle scelte che i suoi personaggi fanno o potrebbero fare".
Una mappa dei giardini
"Trattandosi in larga parte di finzioni letterarie, non tutti i giardini che figurano in questo libro sono visitabili, ma talvolta si possono scorgere nei luoghi che hanno ispirato o dove hanno vissuto i loro autori", scrive Sandra Lawrence.
Alcuni di questi giardini sono solo immaginati, altri invece esistono davvero o sono ispirati a luoghi reali. In coda al libro Lawrence propone una guida per poterli visitare: solo alcune aree dei giardini del collegio di Christ Church a Oxford - al centro delle avventure di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson - sono aperte ai visitatori, mentre il Christ Church Meadow è un parco pubblico. L’orto botanico di Kew, al centro del racconto breve scritto nel 1919 da Virginia Woolf, è raggiungibile a piedi dalla stazione della metropolitana di Kew Gardens, a Londra.
Il castello di Loevestein, fortezza di Zaltbommel, al centro del romanzo Il tulipano nero di Alexandre Dumas, è aperto al pubblico, ma "per comprendere appieno la passione storica per i tulipani - precisa Lawrence - si consiglia vivamente una visita al Museo del tulipano nero a Lisse". Gli appassionati de Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani "rimarranno delusi se sperano di trovare il suo parco immaginario a Ferrara, ma consigliamo una visita agli straordinari giardini di Ninfa, in provincia di Latina".