SCIENZA E RICERCA

L'Europa e la ricerca: un binomio indissolubile grazie all'European Research Council

Sono passati pochi giorni dalle elezioni europee e il rumore creato dagli slogan da campagna elettorale sta pian piano svanendo. C’è un tema però che viene sempre troppo poco affrontato quando, soprattutto in Italia, si parla di Europa. È un tema che probabilmente non porta molti voti ma che riguarda tutti noi. Stiamo parlando di ricerca e di come proprio l’Unione Europea sia fondamentale per la crescita di tutti noi.

La redazione de Il Bo Live nel suo piccolo ha provato a sentire i tre principali schieramenti italiani su quale fosse le loro idea di politica della scienza per l’Europa. L’Unione infatti è fondamentale per il progresso scientifico e lo è in numerosi modi. Uno di questi è l’European Research Council (ERC), cioè l’agenzia dell'Unione europea dedicata al supporto della ricerca scientifica. L’obiettivo del Consiglio Europeo della ricerca è, come riporta il sito istituzionale, quello di “incoraggiare la ricerca della massima qualità in Europa attraverso finanziamenti competitivi e sostenere la ricerca di frontiera promossa dai ricercatori in tutti i campi della ricerca, sulla base dell’eccellenza scientifica”.

Nata nel 2007, all’interno del Settimo programma quadro, quest’agenzia  è un elemento distintivo di Horizon2020 e, negli anni, ha finanziato numerosi progetti.

Ogni anno infatti, l’ERC seleziona e finanzia i ricercatori migliori e più creativi di tutte le nazionalità e età per realizzare progetti in Europa. Dal 2007 a oggi sono stati circa 9.000 i progetti selezionati per il finanziamento mediante concorsi pubblici e oltre 110.000 gli articoli pubblicati in riviste scientifiche internazionali che riconoscono il sostegno del’ERC. Finanziamenti che hanno portato anche alcuni prestigiosi premi. Sei borsisti infatti hanno vinto il premio Nobel, quattro la medaglia Fields (leggi la storia di Alessio Figalli) e cinque i premi Wolf.

Quali sono i Grants?

L’ERC mette a disposizione tre tipologie diverse di grant: Starting Grants (StG), Consolidator Grants (CoG) ed Advanced Grants (AdG). Il primo è destinato a ricercatori “emergenti” di qualsiasi nazionalità, cioè con minimo due e massimo sette anni di esperienza maturata dopo il conseguimento del dottorato di ricerca (o di un altro titolo equipollente). La durata del finanziamento è fino a 5 anni e l’importo fino a 1,5 milioni di euro.

Il consolidator grant invece mira, come dice il nome stesso, a supportare i ricercatori che stanno consolidando il proprio team o progetto di ricerca indipendente. L’esperienza richiesta quindi dev’essere dai sette ai 12 anni ed il finanziamento può arrivare fino ai 2 milioni di euro.

C’è infine l’advanced grant, cioè la borsa pensata per supportare ricercatori già affermati a livello internazionale. La durata è sempre fino ai 5 anni e l’importo fino a 2,5 milioni di euro.

Andiamo ai numeri

Ora che abbiamo capito le differenze tra le varie borse concesse dall’ERC, andiamo a vedere quante sono state quelle elargite. Nel solo 2018, il Consiglio Europeo della ricerca ha finanziato 403 starting grant, 291 consolidator grant e 222 advanced grant.

Prendendo in considerazione solamente quest’ultimo grant, che è anche quello economicamente più rilevante, è interessante notare come le richieste di finanziamento siano state 2.052, quindi il tasso di successo è stato del 10,8%.

Sono stati 20 gli Stati coinvolti in Advanced Grant sempre nel 2018, e le borse sono finite a progetti di 29 nazionalità diverse.

Per quanto riguarda il consolidator grant invece, le domande ricevute nel 2018 sono state 2.389 mentre quelle finanziate 291, con un tasso di successo del 12,2%. I Paesi coinvolti sono stati 21 mentre i progetti vincitori sono stati di 40 diverse nazionalità.

Infine per quanto riguarda gli ERC Starting Grants 2018 le domande presentate sono state 3.170, 403 quelle finanziate con un tasso di successo del 12.7%. 22 i Paesi coinvolti con 44 nazionalità diverse. Quello che balza all’occhio per tutti e tre i grants però è il gender gap tra le borse finanziate. Sia tra gli starting grants, che tra i consolidator e gli advanced, a farla da padrone sono gli uomini, rispettivamente con il 60,5%, il 68% e addirittura l’80% per gli advanced grants.

I Numeri in Italia

Le opportunità offerte dall’ERC come abbiamo visto fin qui sono innumerevoli ma l’Italia sembra non riuscire a coglierle pienamente. Il nostro Paese infatti nel 2018 si è aggiudicato 15 Starting Grants, 15 Consolidator Grants e 14 Advanced Grants.

La “colpa” non sembra essere dei nostri ricercatori in quanto gli italiani, prendendo in considerazione Starting e Consolidator del 2018 e gli Advanced del 2017, ha vinto 93 progetti, che rapportato al numero di abitanti ci fa salire al terzo posto, dietro solamente a Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi. Questi vincitori però non sembrano rimanere nel loro Paese. L’Italia infatti sono arrivati 41 progetti vincitori che ci inseriscono nella parte bassa della classifica dei vincitori.

Il nostro Paese quindi sembra non riuscire ad attrarre grants, tanto meno quelli di altre nazionalità. Come ha messo in luce un reportage di Scienza in rete, “L’Italia è ultima per capacità di attrarre vincitori da altri paesi. Da quando è in vigore l'ERC, hanno ottenuto un grant in Italia solo 41 scienziati stranieri, l'8% del totale. Negli altri paesi questa percentuale si aggira sempre intorno al 30%”.

Per concludere quindi, i dati fotografano una realtà, quella italiana, in cui la formazione sembra essere ancora di alto livello ma poi, i ricercatori, tendono a portare le proprie competenze (e quindi anche i vantaggi derivanti dai finanziamenti) all’estero.

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