SOCIETÀ

Futuro dell'auto elettrica in UE: dipende tutto dal litio

Il 14 luglio del 2021 la Commissione Europea ha annunciato un pacchetto di proposte sul clima che è diventato noto come Fit for 55. Si tratta di una serie di misure da adottare per arrivare al 2030 con una riduzione del 55% delle emissioni di gas climalteranti rispetto ai valori del 1990. Tra di esse c’è quella che indica il 2035 come data ultima per la produzione di veicoli con motore a scoppio, sia a benzina che diesel. Ne è seguita una grande discussione dovuta ai tempi stretti e alle perplessità dell’industria automobilistica continentale, costretta a rivedere radicalmente la propria strategia. Per farlo, però, servono le batterie. E per costruire le batterie servono grandi quantità di litio, per il quale l’Europa dipende in larga parte dall’importazione.

Il rischio di una scarsità di litio sul mercato è concreto. Lo hanno sottolineato i ministri europei dell’industria che si sono riuniti a Lens, in Francia, tra il 31 gennaio e il primo febbraio scorsi. Al centro delle discussioni c’era una previsione dell’Agenzia internazionale per l'energia (IEA) che prevede che la domanda globale di litio sarà 40 volte maggiore entro il 2040 rispetto ai livelli attuali. Il problema è però la capacità di procurarselo. Secondo un rapporto presentato dal governo francese a gennaio, infatti, l'Europa non riuscirà a soddisfare più del 30% del proprio fabbisogno di litio, oltre che di nichel e cobalto, nel 2030.

 

Già intorno al 2025 potremmo dover affrontare carenze di litio sul mercato Alberto Prina Cerai

I maggiori produttori

Prina Cerai spiega che esistono due tipologie di siti estrattivi. Da una parte abbiamo “quello basato sulle salamoie, concentrate principalmente in America Latina (Cile, Argentina e Bolivia), e che rappresentano circa il 40% della produzione mondiale”. In questo caso, quello che si fa è sostanzialmente asciugare queste distese semi-desertiche e se ne ricava il metallo. L’altro modo per procurarselo sono “le cave di un minerale, lo spodumene, presenti soprattutto in Australia, Canada e in misura minore in Cina e Stati Uniti”.

Statistic: Lithium mine production worldwide from 2010 to 2020 (in metric tons of lithium content) | Statista

 

Nel 2020, secondo un documento della Commissione Europea, l’UE importa dal Cile circa il 78% del litio che utilizza. Ma, oltre all’aumento della domanda, l’estrazione di litio dalle salamoie pone una serie di rischi ambientali. Questo tipo di estrazione, infatti, richiede grandi quantità di acqua da portare in territori desertici, con un costo ambientale importante. Un altro problema degli approvvigionamenti è di natura geopolitica, con la Cina come protagonista principale. Analogamente a quanto abbiamo raccontato per le terre rare in generale, infatti, il gigante asiatico si pone come attore fondamentale nella catena di trasformazione del litio che viene utilizzato a livello industriale. Prima di poter essere impiegato nella manifattura, infatti, “il litio deve raggiungere un grado di purezza che si avvicina al 90%”, spiega Prina Cerai, e chi possiede molto del know-how per farlo è proprio la Cina, che si pone come attore per “trasformare la risorsa in valore aggiunto per scalare la filiera industriale più a valle. È una strategia che Pechino ha impiegato anche per le terre rare” e vorrebbe provare a replicare anche sul litio e il mercato dei semiconduttori”.

 

Il problema delle nuove miniere

Per garantire che la transizione verso i veicoli elettrici sia possibile nei prossimi anni, bisogna procurarsi più litio. Una via è quella di ridurre lo spreco del materiale a fine vita. In questo momento il riciclo di litio in Europa è prossimo allo zero. “È chiaro che è solo un pilastro di una strategia complessiva: l’economia circolare, anche quando la tecnologia in futuro potrà consentire di recuperare in scala industriale i materiali, potrà coprire soltanto una parte della domanda complessiva”, sottolinea Prina Cerai, “dal momento che esiste un lasso di tempo tra i prodotti a fine vita che si rendono disponibili e le necessità a breve termine”.

Una alternativa è provare a sfruttare nuovi giacimenti individuabili in Europa. Nel 2020 il Servizio Geologico Europeo ha pubblicato una mappa del continente indicando i punti dove è più probabile trovare litio in quantità. 

 

Qui, però, si apre un altro capitolo della vicenda, come mostra la recente vicenda che in Serbia ha coinvolto l’azienda angl-australiana Rio Tinto. Un progetto che prevedeva l’apertura di una miniera di litio nel distretto di Mačva, al confine con la Bosnia ed Erzegovina, è stato cancellato dopo lunghi mesi di protesta da parte della popolazione locale. Di più: la premier serba Ana Brnabić ha annunciato la revoca di tutte le licenze della multinazionale. Significa rinunciare a un investimento di circa 2 miliardi e mezzo di dollari.

Nel frattempo, secondo il sito Chemical and Engineering News, varie aziende si trovano in diversi stadi di avanzamento nell’apertura di miniere di litio in Finlandia, nella valle del Reno in Germania, in Austria e in Portogallo, dove secondo il Financial Times dovrebbe aprire anche il più grande impianto di produzione di litio del continente. Nei prossimi anni si capirà quanto litio ne verrà effettivamente fuori.

 

I prossimi anni

Proprio a proposito del litio e delle altre terre rare, la Commissione Europea scriveva nel 2020 che “la posta in gioco è alta”, perché “il successo dell’UE nella trasformazione e modernizzazione della sua economia dipende dall’approvvigionamento sostenibile delle materie prime primarie e secondarie necessarie per potenziare le tecnologie pulite e digitali”. Per quanto riguarda la mobilità, non si può cioè pensare di eliminare le auto con il motore a scoppio in poco più di dieci anni senza il litio necessario per le batterie.

 

La geografia del litio, così come quella di altri metalli critici per la transizione energetica, riscriverà le filiere e così anche i rapporti di forza globali. Alberto Prina Cerai

Anche mettendo il turbo alle tecnologie per il riciclo, all’apertura di nuove miniere senza che ci siano ostacoli dovuti a conflitti con le popolazioni locali, i tempi non sono brevi. E se l’Europa vorrà raggiungere i proprio obiettivi di coperta del mercato, spiega Prina Cerai, “dovrà farlo rivolgendosi ai mercati esteri”. E qui la partita diventa ancora una volta geopolitica, in cui la capacità di negoziare contratti con i paesi produttori e la stabilità di alcune aree del mondo sono di essenziale importanza. Un esempio della difficoltà della situazione? Alla fine del 2021 European Lithium, una grossa azienda specializzata, si è assicurata due giacimenti enormi. In Ucraina…

 

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