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Jonas Salk. 25 anni dalla scomparsa del medico che scoprì il vaccino contro la poliomielite

Il 23 giugno di 25 anni fa, nel 1995, moriva a 81 anni Jonas Salk, il medico che passò alla storia per aver trovato il vaccino contro la poliomielite, salvando il futuro di migliaia di bambini.
Ricostruiamo la storia di questo scienziato e dell'importanza della sua scoperta con l'aiuto del professor Fabio Zampieri, docente di storia della medicina all'università di Padova.
Prima di tutto, però, andiamo a vedere cos'è la poliomielite e perché negli anni Cinquanta del Novecento era così importante, per il governo degli Stati Uniti, cercare di debellare questa malattia.

“La poliomielite è una malattia virale, causata da tre tipi di poliovirus leggermente diversi fra loro, che colpisce l’umanità da millenni”, spiega il professor Zampieri. “Molto noto è un bassorilievo egiziano del 1400 a.C. circa, che raffigura un individuo affetto da paralisi di un arto inferiore che sembra riconducibile alla poliomielite”.

“La malattia è particolarmente contagiosa e si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso cibi o acque contaminate, o oro-orale, cioè attraverso la saliva. Il virus si replica nel tratto gastrointestinale, ma se invade il sistema nervoso centrale può colpire i moto-neuroni del midollo spinale, causando diversi tipi di paralisi muscolari, come la paralisi degli arti, in particolare di quelli inferiori, o dei muscoli respiratori come il diaframma, causando gravissimi e a volte mortali problemi respiratori.

La poliomielite era una malattia molto temuta, vista con grande preoccupazione soprattutto da parte dei genitori, dato che colpiva principalmente i bambini. Prima che venisse coniato il termine poliomielite, nelle prime descrizioni, veniva definita paralisi infantile.
La paralisi è la caratteristica clinica principale della malattia, che oltre agli arti poteva colpire anche i muscoli respiratori, come il diaframma. Proprio per questo motivo furono inventati i polmoni d'acciaio, per i bambini che non riuscivano più a respirare.

La malattia fu individuata e descritta correttamente fra 1700 e 1800, mentre il virus fu individuato nei primi anni del Novecento. Prima della scoperta del vaccino, l’incidenza della malattia era piuttosto bassa (colpiva circa 50 bambini su 100.000) e le complicanze neurologiche erano relativamente rare (solo l’1% sviluppava la paralisi, il 5-10% sviluppava una forma di meningite, mentre il restante 90% circa sperimentava solo sintomi simili a una influenza). Tuttavia, il fatto che colpisse i bambini causando danni permanenti e compromettendo quindi la qualità del resto della loro vita, determinò la grandissima attenzione nei confronti della malattia.

Inoltre, se prima del 1900 i focolai epidemici erano piuttosto rari, a partire dal nuovo secolo divennero sempre più frequenti, soprattutto nei mesi estivi. Negli anni Cinquanta vi fu un picco epidemico negli Stati Uniti. Nel 1952 vi furono 58.000 casi, di cui 3200 mortali e 21000 che causarono danni permanenti.
Le ragioni di questo cambiamento epidemiologico sono ancora dibattute fra gli scienziati. Sembra possa esserci una qualche correlazione – anche se un legame di causa-effetto non è ancora stato evidenziato – fra miglioramenti igienico-sanitari tipici delle aree urbane moderne e la diffusione della malattia nei bambini e nell’adulto”.

È in quegli anni, quindi, che Jonas Salk, come molti altri scienziati, era alla ricerca di un vaccino contro la malattia. Quali furono i momenti principali della sua carriera e in che modo riuscì nel suo intento?

“Originario di una famiglia di ebrei polacchi immigrati a New York, Jonas Salk fu il primo della famiglia a studiare al college. Al principio scelse gli studi di legge, ma poi decise di passare a medicina, affascinato dalla combinazione fra studi umanistici e scientifici rappresentata da questa disciplina. Il centro di interesse di Salk, infatti, era sempre stata la conoscenza dell'uomo.

Si iscrisse dunque alla University School of Medicine di New York, e fin da studente si interessò ai vaccini anti-influenzali. Dopo la laurea ottenne una prestigiosa research fellow presso l’Università del Michigan per studiare un vaccino contro l’influenza per l’esercito americano, allora impegnato nella Seconda guerra mondiale.
Dopo la fine della fellowship, iniziò a interessarsi a un possibile vaccino contro la polio, seguendo lo stesso metodo precedentemente utilizzato per l’influenza, quello cioè di produrre un vaccino attraverso virus “uccisi” o meglio “inattivati”.
All’epoca, il metodo più seguito era quello di creare vaccini con virus attenuati, perché si riteneva che un virus del tutto inattivato non fosse sufficiente a suscitare la risposta immunitaria.
Nel 1947, Salk divenne direttore del Virus Research Laboratory dell’Università di Pittsburg. Le sue ricerche e pubblicazioni richiamarono l’attenzione della National Foundation of Infantile Paralysis, la società senza scopo di lucro fondata da Franklin Roosevelt per la ricerca sulla polio.

Nel 1952, Salk mise a punto un vaccino attraverso un virus “ucciso” con formaldeide che dimostrava di essere efficace nel suscitare la risposta immunitaria. Dopo vari test sulle scimmie e su alcuni volontari (compreso se stesso e la sua famiglia), nel 1954 Salk iniziò uno dei più vasti trial clinici della storia, perché testò il vaccino su ben 1.800.000 bambini, grazie a fondi ottenuti con donazioni pubbliche e grazie all’operato di migliaia di volontari. Il 12 aprile 1955 poté finalmente annunciare al mondo che il vaccino era sicuro ed efficace.

Solo due anni dopo l’introduzione del vaccino di Salk, il tasso di infezione negli USA scese a 6.000 casi all’anno. Oggi la malattia negli Stati Uniti è pressoché scomparsa, ma esistono ancora dei focolai, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, come in Africa e alcuni paesi orientali. Siamo ancora, quindi, nel pieno del programma di eradicazione di questa malattia”.

Oltre alla sua scoperta, passò alla storia anche la decisione di Salk di non brevettare il vaccino. Quali furono i motivi di questa scelta?

“Salk era un uomo mosso da un forte sentimento umanitario, infatti nel 1965, fondò il Salk Institute for Biological Studies a La Jolla in California, il cui scopo principale era proprio quello di raccogliere ricercatori innovativi che proponessero nuove idee per il benessere dell'umanità (uno dei primi membri a farne parte fu Francis Crick, celebre scopritore della struttura del DNA).

Alla domanda di un giornalista a proposito della proprietà del brevetto del vaccino, Salk rispose con una celebre frase, dicendo che il brevetto apparteneva al popolo, e che, anzi, non c’era brevetto perché sarebbe stato come brevettare il sole.

Probabilmente, questa scelta derivò dal fatto che le ricerche di Salk furono in gran parte finanziate da donazioni da parte del pubblico, cioè da persone che liberamente avevano deciso di contribuire.
La National Fondation of Infantile Paralysis richiamò infatti una movimentazione popolare senza precedenti per sostenere le ricerche e i test clinici di Salk. Era giusto, dunque, che il vaccino appartenesse a tutti”.

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