SOCIETÀ

Il novembre tragico della pandemia. In Italia nel 2020 muoiono meno giovani ma molti più anziani

Il mese di novembre in molte Regioni italiane è stato il più tragico da inizio pandemia. Usiamo questo termine perché a pesare maggiormente sono state le morti. Il quarto Rapporto prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) non lascia scampo ad equivoci: in Valle d’Aosta l’eccesso di mortalità è stato del +139%, in Piemonte del +98%, in Veneto del +42,8% e in Friuli-Venezia Giulia del +46,9%. Tutti dati che superano anche i primi mesi della pandemia. Ad aprile infatti in Valle d’Aosta si era registrato un eccesso di mortalità del +71%, in Piemonte del +77%, in Veneto del +30,8% ed in Fiuli-Venezia Giulia del +21,1%.

Ci sono due regioni poi, in cui l’eccesso di mortalità di novembre è stato inferiore a quello registrato a marzo e aprile: in Lombardia a novembre è stato riscontrato un +66%, mentre a marzo un +192% e al aprile +118%, e in Emilia-Romagna (+34,5% rispetto al +69% di marzo).

I casi di Covid-19

In tutto i casi diagnosticati di positività al Covid-19 tra febbraio e fine novembre in Italia sono stati 1.651.229, con 57.647 morti, numero che sappiamo già aver superato le 70mila unità a fine dicembre. 

Il rapporto dell’Istat mette in luce anche come si confermi la prevalenza della componente femminile tra le positività, con il 54%. Rispetto alla prima ondata è calata però la classe di età mediana dei casi: 45-49 anni rispetto a 60-64 anni della prima ondata. Anche il tasso di positività nelle persone con più di 80 anni è calato dal 26% all’8% di questa seconda ondata che stiamo ancora vivendo. Un calo dovuto principalmente all’aumentare della diagnostica.

L’età media dei positivi

Come abbiamo già detto, l’età media (e mediana) dei positivi al Covid-19 è mutata nelle due diverse ondate. Sia nella prima che nella seconda ondata le più colpite sono state le donne (con una leggera prevalenza che va dal 54% della prima ondata al 51% della seconda), ma ciò che è variato in modo sostanziale è l’età.

Nel periodo estivo infatti la classe mediana è scesa a 40-44 anni per le donne e 35-39 anni per gli uomini, mentre nei mesi di ottobre e novembre è risalita a 45-49 anni. “Nella seconda ondata - si legge nel rapporto Istat - si documenta anche un calo nel numero relativo dei contagi registrato nella popolazione molto anziana (80 anni e più), che passa da 31% nelle donne e 19% negli uomini nella prima fase, a 10% nelle donne e 6% negli uomini nel periodo ottobre-novembre”.

Fino a qui abbiamo parlato di casi di positività, ma l’Istat, seppur in fase preliminare, ha cercato di capire anche come si sia distribuita la mortalità, sia rispetto alla zona d’Italia che alle classi d’età.

Il primo dato che balza agli occhi è come in tutti i mesi del 2020, eccetto marzo e novembre e solo per gli uomini residenti nel Nord Italia, tra gli 0 e i 49 anni ci sono stati meno morti rispetto ai valori medi del periodo 2015.2019. Detto in modo ancora più diretto, nel 2020 ci sono stati meno decessi per tutte le cause tra gli under 50. Questa riduzione di mortalità però bisogna analizzarla a fondo e non giungere a facili conclusioni.

Meno morti infatti non significa minore letalità della pandemia, ma è dovuto ad una riduzione della mortalità per alcune delle principali cause. Come si legge nel rapporto “secondo le stime preliminari dell’Istat, nel periodo gennaio-settembre 2020 è in forte riduzione il numero di incidenti stradali con lesioni a persone (90.821, pari a -29,5%), il numero dei feriti (123.061, -32,0%) e il totale delle vittime entro il trentesimo giorno (1.788, -26,3%)”. Se cala tra gli under 50 però, nelle altre fasce d’età la mortalità è comunque cresciuta nel periodo gennaio-novembre 2020 rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2015-2019.

Nel 2020 ci sono stati meno decessi per tutte le cause tra gli under 50

In particolare, come vediamo dalla tabella sottostante, la mortalità degli ultra ottantenni è aumentata del 19,5% tra gli uomini e del 14,3% tra le donne, così come quella della classe d’età tra i 65 e i 79 anni (+ 11,9% per gli uomini e +5,7% tra le donne). 

L’eccesso di decessi più accentuato infine, si riscontra nel mese di marzo per gli uomini di 65-79 anni residenti al Nord Italia (+131% vs 77,9% delle donne nella stessa classe di età e ripartizione).

Tutti i dati che abbiamo sviscerato fino ad ora sono dati certi e standardizzati dall’Istat, ma si fermano, com’è normale che sia, al mese di novembre. Il bilancio provvisorio quindi parlava di 664.623 decessi, cioè 77.136 mila in più della media 2015-2019. Ad oggi (mercoledì 30 dicembre 2020) sappiamo che i decessi causati dal Covid-19 in Italia sono stati 73.029 con un totale di casi positivi che supera i due milioni (2.067.487).

Per poter fare un’analisi concreta quindi di come la pandemia ha cambiato le nostre vite in termini di positività e di decessi, bisogna attendere la fine di questo sfortunato 2020 e cercare di trarre degli insegnamenti anche da questa sciagura mondiale. Dei piccoli aspetti positivi ci sono, anche se parlare di positività con questo eccesso di mortalità non è mai corretto. Capire concretamente i motivi per cui in alcune fasce d’età la mortalità per tutte le cause si è ridotta può essere utile anche per cercare di strutturare una diversa società del futuro prossimo.

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