SCIENZA E RICERCA

Un nuovo accordo per arrestare il declino della natura. Se non ora quando?

Un milione di specie a rischio di estinzione

Nei decenni passati sono stati tanti gli sforzi e i successi per conservare la biodiversità: aree protette, programmi di conservazione, politiche di integrazione del valore intrinseco e relazionale, oltre che strumentale, della natura nelle politiche settoriali (come agricoltura, turismo, industria) alle politiche intersettoriali (per esempi la cooperazione internazionale e la lotta ai cambiamento climatico).  Eppure, il declino della natura, dalla scala locale e quella globale, procede a ritmi senza precedenti. Il rapporto dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) sullo stato della natura globale sostiene che circa 1 milione di specie (circa una specie su nove delle specie eucariotiche esistenti) sia a rischio estinzione. Alcuni studi indipendenti ritengono che fino al 50% delle specie animali e vegetali che con noi condividono il pianeta potrebbero estinguersi entro il 2100. Il rapporto dell’IPBES ha confermato la convinzione di numerosi scienziati secondo i quali l’attuale tasso di estinzioni di specie e sottospecie è da cento a mille volte superiore alla media delle estinzioni della storia del pianeta e che siamo nel mezzo della sesta grande estinzione di massa, dopo quella causata dal meteorite che portò all’estinzione i dinosauri, 65 milioni di anni fa.

L'ultima edizione del Living Planet Index Report del WWF, che valuta le tendenze di 20.811 popolazioni di 4.392 specie di vertebrati selvatici, ci dice che dal 1970 a oggi c'è stato un calo medio del 70% dell'abbondanza delle popolazioni di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. Il rapporto aggiunge che il declino delle specie è particolarmente pronunciato nelle regioni tropicali (-94%) e nei sistemi di acqua dolce (-84%). Secondo l'IPBES, tra il 1980 e il 2000 sono andati perduti circa 100 milioni di ettari di foresta tropicale (una superficie pari a oltre tre volte l'Italia), principalmente a causa dell'allevamento di bestiame in America Latina e alle piantagioni di palma da olio e altre colture nel sud-est asiatico. Tutto questo sta avvenendo per mano dell’uomo e delle attività agricole, forestali, turistiche, industriali, energetiche, commerciali, insediative, che portano alla distruzione e alla degradazione degli habitat, allo sovra-sfruttamento delle risorse biologiche (specialmente a causa di pesca industriale, bracconaggio e contrabbando), l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la diffusione di specie aliene invasive) vedono ridurre le loro probabilità di sopravvivenza nel lungo periodo.

A confermare la gravità della situazione in cui versa la natura (che Gerardo Ceballos e altri colleghi, in un articolo del 2017 su PNAS, abbandonando lo stile solitamente sobrio che contraddistingue la comunità scientifica, hanno definito un «annientamento biologico» e uno «spaventoso assalto alle fondamenta della civiltà umana») è giunto, nel 2020, la quinta edizione del Global Biodiversity Outlook (GBO5) del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente per dirci che nonostante i progressi in alcune aree e le numerose iniziative positive da parte dei Paesi, la comunità internazionale non ha centrato pienamente nessuno dei 20 target del Piano strategico mondiale della Convenzione per la Diversità Biologica (CBD) per il periodo 2011-2020. Per alcuni di essi, come quello di ridurre la deforestazione e la distruzione di habitat naturali o di eliminare i 500 miliardi di dollari l’anno di sussidi governativi destinati a settori che causano impatti sulla natura (specialmente agricoltura convenzionale, pesca non sostenibile e combustibili fossili), c’è stato un peggioramento.

Sia il GBO5 sia il rapporto di valutazione globale dell’IPBES affermano che l’allarmante tendenza alla perdita di biodiversità, sta mettendo in pericolo le economie, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare e la qualità della vita delle persone in tutto il mondo, specialmente delle donne e delle comunità più vulnerabili, come le popolazioni indigene. Ciò è facilmente comprensibile se pensiamo che l’economia e il benessere umano dipendono anche dalla biodiversità per alimenti, acqua potabile, energia, protezione dalle alluvioni, controllo dell’erosione, ispirazione per la creatività e l’innovazione. Un rapporto del World Economic Forum ha stimato che circa la metà del Prodotto Interno Lordo mondiale è ‘moderatamente’ o ‘altamente’ dipendente dalla biodiversità. Il GBO5 e il rapporto IPBES ritengono inoltre che il mancato intervento per contrastare la perdita dei sistemi di supporto del pianeta ai bisogni umani potrebbe minare gli obiettivi dell'accordo di Parigi sulla crisi climatica e gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, o SDG) dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, approvati nel 2015.

Un cambiamento trasformativo per vivere in armonia con la Natura

L’IPBES, nel rapporto di valutazione citato prima, conclude che per arrestare e invertire l’annientamento biologico del pianeta e per costruire un futuro in cui si possa “vivere in armonia con la natura” non sia più sufficiente un approccio business as usual, fatto di lievi miglioramenti di politiche e azioni su cui si è puntato in passato, ma che viceversa occorra mettere in campo le più avanzate e solide acquisizioni scientifiche, le più efficaci tecniche e tecnologie disponibili, al fine di dispiegare il potenziale offerto da un transformative change.

L'IPBES definisce il cambiamento trasformativo (o radicale) come «la fondamentale, sistemica, riorganizzazione dei fattori tecnologici, economici e sociali, nonché dei paradigmi, degli obiettivi e dei valori». Ma può essere definito in diversi modi. In linea generale, è un cambiamento che implica la transizione da un sistema all'altro attraverso processi dinamici, non lineari, spesso dirompenti. Il cambiamento spesso implica l'avvio di un’innovazione e quindi la diffusione di nuovi modi di pensare e agire in un sistema più ampio fino a quando le strutture più vecchie non svaniscono, portando alla trasformazione dell'intera società. Pochi di questi processi sono lineari e tutti hanno una natura profondamente politica. La ricerca sulle transizioni mira a capire come i vari attori bloccano o viceversa sostengono le trasformazioni, in modo che il cambiamento desiderato (ad esempio, verso un maggiore supporto e migliori risultati per la biodiversità) possa essere anticipato, portato avanti e, possibilmente, accelerato.

La fermezza del messaggio dell’IPBES, condiviso successivamente da governi, istituzioni, organizzazioni e fora internazionali, quali UNEP e FAO e, più recentemente, dal G20 presieduto dall’Italia (si veda il paragrafo 2 del comunicato finale), ha consegnato ai negoziati in ambito della CBD - dove intanto era stato avviato un processo scientifico-negoziale che doveva culminare con l’adozione, in occasione della XV sessione della Conferenza delle Parti (COP15) della CBD, del Global Biodiversity Framework per il post 2020, in breve Post-2020 Framework) - un senso di urgenza e di intenti e ha posto una serie di sfide cruciali per capire: (i) come questo cambiamento trasformativo può essere reso in maniera concreta, con azioni sul terreno (on-the-ground actions), accanto a nuove forme di mainstreaming, capacity building e mobilitazione di risorse; (ii) come il cambiamento trasformativo sarà integrato nella governance globale della conservazione della biodiversità e, in particolare, nel nuovo accordo globale per la biodiversità per il Post-2020 Framework; (iii) come il Post-2020 Framework potrà diventare una bussola per tutti i livelli di governo (da quello nazionale a quello locale) e attori di tutta la società (dalle imprese alle comunità locali) per procedere verso i tre obiettivi generali della Convenzione per la Diversità Biologica: la conservazione della biodiversità genetica, di specie e di habitat; l’uso sostenibile delle sue componenti; la giusta e equa condivisione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse biologiche.

Il Post-2020 Framework

Già nel 2017, di fronte al profilarsi dell'insuccesso del mancato raggiungimento degli Aichi Biodiversity Targets, i delegati dell'organismo sussidiario di consulenza scientifica, tecnica e tecnologica (Subsidiary Body for Scientific, Technical and Technological Advice, SBSTTA) della CBD avevano adottato un documento con una serie di raccomandazioni per stimolare i Paesi a rafforzare le azioni e le misure per il raggiungimento degli obiettivi per il 2020 e per preparare un nuovo Post-2020 Framework. Dopo varie riunioni di un gruppo di lavoro costituito ad hoc (Open-Ended Working Group, OEWG) da parte della CBD e una riunione del SBSTTA, agli inizi di luglio 2021 il Segretariato della CBD ha pubblicato la prima bozza del Post-2020 Framework. Questa bozza mette in evidenza una Vision per il 2050 e una Mission per il 2030, vale a dire: “entro il 2050, la biodiversità è valutata, conservata, ripristinata e utilizzata con saggezza, mantenendo i servizi ecosistemici, sostenendo un pianeta sano e offrendo benefici essenziali per tutte le persone”. Nel periodo fino al 2030, la bozza del Post-2020 Framework afferma che ci sarà “un'azione urgente in tutta la società per conservare e utilizzare in modo sostenibile la biodiversità e garantire la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dall'uso delle risorse genetiche, per mettere la biodiversità su un percorso di recupero entro il 2030 a beneficio del pianeta e delle persone”.

La prima bozza del Post-2020 Framework individua quattro goal a lungo termine (2050 relativi alla Visione per la biodiversità al 2050. Ciascun goal contempla una serie di traguardi intermedi (milestone) per valutare i progressi raggiunti nel 2030. I goal a lungo termine riguardano:

  • il miglioramento dell’integrità di tutti gli ecosistemi;
  • la valorizzazione, mantenimento o miglioramento dei contributi della Natura alle persone attraverso la conservazione e l'uso sostenibile;
  • la condivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche;
  • la saldatura del divario tra mezzi finanziari e altri mezzi di attuazione disponibili e quelli necessari per raggiungere la Vision 2050.

Il Post-2020 Framework individua inoltre 21 target orientati all'azione per interventi urgenti nel decennio fino al 2030, organizzati in tre categorie:

  1. riduzione delle minacce alla biodiversità (8 target);
  2. soddisfare i bisogni delle persone attraverso l’uso sostenibile e la condivisione dei benefici (5 target);
  3. strumenti e soluzioni per l'implementazione e il mainstreaming (8 target).

I target fondamentali sono:

  • garantire che almeno il 30% delle aree terrestri e il 30% delle aree marine a livello globale (soprattutto le aree di particolare importanza per la biodiversità e i contributi che essa offre alle persone) siano conservati attraverso (i) sistemi efficaci di aree protette, gestite equamente, ecologicamente rappresentative e ben collegate e (ii) altri interventi efficaci di conservazione basate sul territorio.
  • prevenire o ridurre del 50% il tasso di introduzione e insediamento di specie esotiche invasive e controllare o eradicare tali specie per eliminarne o ridurne l'impatto.
  • ridurre di almeno la metà i nutrienti (come azoto e fosforo) dispersi nell'ambiente, di almeno due terzi i pesticidi ed eliminare gli scarichi di rifiuti di plastica.
  • utilizzare gli Approcci basati sugli ecosistemi [Ecosystem-based Approaches] (per esempio creazione di nuove foreste, ripristino di aree umide, agricoltura rigenerativa, difesa della vegetazione da disturbi biotici e abiotici) per contribuire alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici, contribuendo per almeno 10 GtCO2e l'anno alla mitigazione, introducendo garanzie per evitare che tutti gli sforzi di mitigazione e adattamento producano impatti negativi sulla biodiversità.
  • reindirizzare, riutilizzare, riformare o eliminare gli incentivi dannosi per la biodiversità in modo giusto ed equo, riducendoli di almeno 500 miliardi di dollari all'anno.
  • aumentare le risorse finanziarie da tutte le fonti di almeno 200 miliardi di dollari l'anno e aumentare i flussi finanziari internazionali verso i paesi in via di sviluppo di almeno 10 miliardi di dollari l'anno.

La prima bozza del Post-2020 Framework include anche sezioni su: meccanismi di supporto all'implementazione; condizioni abilitanti; responsabilità e trasparenza rispetto a pianificazione, monitoraggio, reporting e revisione; sensibilizzazione, consapevolezza e comunicazione.

Una nota dei due co-presidenti dell’OEWG, che introduce la prima bozza del Post-2020 Framework indica che lo stesso framework sarà supportato da tre documenti aggiuntivi: (a) un quadro di monitoraggio per gli indicatori principali (headline indicators), (b) un glossario con una definizione di termini utilizzati nel GBF (c) informazioni tecniche di supporto su obiettivi e target.

Potrà il GBF realizzare il cambiamento trasformativo?

La prima bozza del Post-2020 Framework dichiara che «è necessaria un'azione politica urgente a livello globale, regionale e nazionale per trasformare i modelli economici, sociali e finanziari in modo che le tendenze che hanno esacerbato la perdita di biodiversità si stabilizzino nei prossimi 10 anni (entro il 2030) e consentano il recupero degli ecosistemi naturali nei successivi 20 anni, con miglioramenti netti entro il 2050 per realizzare la visione della Convenzione di “vivere in armonia con la natura entro il 2050”».  Il GBF, inoltre, presuppone che per arrestare e invertire l’annientamento biologico del pianeta sia necessario «un approccio whole-of-government e whole-of-society per apportare i cambiamenti necessari nei prossimi 10 anni come trampolino di lancio verso il raggiungimento della Vision 2050». Pertanto, i governi e le società devono determinare le priorità e allocare risorse, finanziarie e di altro tipo, internalizzare il valore della natura e riconoscere il costo dell'inazione.

Guardando alla struttura del GBF per il post-2020, ai suoi obiettivi principali, ai target e al quadro di monitoraggio, possiamo ritenere che un transformative change sia stato instillato nel lavoro della CBD e nell’implementazione del Framework per il post-2020?

Alcuni osservatori ritengono che importanti passi in avanti siano stati compiuti nell'integrazione di azioni trasformative nel GBF, capaci di dispiegare le soluzioni necessarie per raggiungere gli obiettivi di ridurre le minacce alla biodiversità e garantire che la biodiversità sia utilizzata in modo sostenibile e che siano soddisfatti i bisogni delle persone.  Altri, tuttavia, inclusi alcuni degli autori del rapporto di valutazione dell'IPBES ritengono che questo tentativo di integrazione del cambiamento trasformativo nel Post-2020 Framework rimane ancorata all'idea che per attuare un cambiamento trasformativo sia sufficiente aumentare il livello dell'ambizione dei goal per il 2050 e dei target per il 2030 e della conseguente attuazione a livello nazionale. Insomma, un poco di più rispetto a prima. Cioè quello che non deve essere un cambiamento trasformativo. Questi analisti ritengono che per affrontare la perdita dell'integrità biologica del pianeta, nella sua complessità socio-ecologica, l’attenzione deve essere rivolta non solo, come pure fa il GBF, ai fattori diretti del cambiamento (trasformazione dell'uso della territorio e del mare e la degradazione degli habitat, lo sfruttamento diretto, il cambiamento climatico, l'inquinamento, le specie invasive) e al loro controllo attraverso la definizione di goal e target appropriati. Viceversa, l’attenzione deve essere rivolta anche ai fattori indiretti della crisi della natura, quelli che strutturano le attività economiche e generano i fattori diretti citati sopra: i fattori demografici e socioculturali e i fattori economici e tecnologici; il patrimonio culturale immateriale; le istituzioni formali e informali, come norme, valori, regole e sistemi di governance.

Di fronte a tale scenario, come può essere migliorata l’attuale struttura del Post-2020 Framework per raggiungere i tre obiettivi della CBD? Inoltre, qual è il ruolo della comunicazione per sensibilizzare i cittadini di ogni parte del mondo e far crescere la consapevolezza tra i decisori politici e le imprese del ruolo della biodiversità per il benessere umano e un pianeta sano? È utile cambiare il linguaggio (a cominciare dal termine biodiversità e servizi ecosistemici, oscuri e ambigui ai più) e la narrativa e sviluppare strategie di comunicazione più efficaci per trasmettere messaggi chiari e semplici, nuovi format e media per raggiungere tutta la società?

Il Post-2020 Framework può rappresentare lo strumento di riferimento fondamentale per rimettere il mondo sulla buona strada per proteggere e ripristinare la biodiversità entro il 2030, guidando l'azione necessaria per il cambiamento trasformativo e fornendo un segnale per sapere se stiamo continuando sulla strada giusta.

È evidente che questa trasformazione richiede una nuova visione del mondo che trascenda le divisioni politiche, economiche e culturali e che sia catalizzata da un'ampia gamma di fattori e condizioni abilitanti, inclusi i mezzi finanziari, le nuove tecnologie, le acquisizioni scientifiche e i saperi e le conoscenze delle popolazioni locali e dei popoli indigeni. La vasta gamma di fattori abilitanti necessaria per perseguire questo cambiamento richiede anche una gamma altrettanto ampia di attori e regole per consentire e incoraggiare la condivisione di esperienze, il trasferimento di tecnologia e i fondi per l'attuazione.

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