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Obesità: la paura delle malattie non è deterrente sufficiente

L'ultimo rapporto dell'Istat (consultabile online) sugli stili di vita di bambini e ragazzi, riferito agli anni 2017-2018 e pubblicato il 29 ottobre 2019, sottolinea la portata mondiale della diffusione del fenomeno dell'obesità tra i bambini e gli adolescenti nella fascia d'età tra i 5 e i 19 anni: sarebbero oltre 340 milioni quelli in eccesso di peso. In Italia è obeso il 18% dei bambini tra i 7 e gli 8 anni. L'Istat riferisce anche che l'eccesso di peso nei minori interessa maggiormente i maschi e che aumenta significativamente passando dal nord al sud Italia. Le percentuali sono particolarmente elevate in Campania (35,4%), Calabria (33,8%), Sicilia (32,5%) e Molise (31,8%).

Nel periodo 2017-2018 i ragazzi tra i 3 e i 17 anni che hanno praticato uno o più sport nel tempo libero sono stati il 59,4% della popolazione di riferimento. Il 52,5% l'ha fatto con continuità e il 6,9% saltuariamente. Nel periodo 2016-2017, il 74,2% dei bambini e degli adolescenti ha consumato frutta e/o verdura ogni giorno, ma solo il 12,6% ne ha consumato 4 o più porzioni. Quanti sono in totale i bambini e gli adolescenti obesi in Italia? L'Istat ha rilevato che nel biennio 2017-2018 sono stati stimati circa 2 milioni e 130 mila minori tra i 3 e i 17 anni in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di riferimento. Tra il 2010 e il 2011, invece, erano il 28,5%. Questi dati significano che possiamo tirare un sospiro di sollievo e che la tendenza all'obesità nei minori sia in calo?

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Lorenzo Maria Donini, responsabile dell'Unità di ricerca di scienza dell'alimentazione e nutrizione umana presso l'università degli studi di Roma, la Sapienza, risponde: “Nutro molti dubbi su questa tendenza. Diciamo che ci sono delle oscillazioni che possono essere date dalla stima puntuale dei parametri e da una diversa campionatura delle persone. Bisogna capire se si tratta di dati riferiti o misurati. Quando si fanno delle indagini sui bambini ci sono dei problemi relativi, ad esempio, al fatto che i genitori non vogliono che i loro figli siano misurati, pesati o intervistati. Io ho la sensazione, a pelle, che ci sia un sommerso di obesità che non viene rilevato dall'indagine: non mi sembra che, ultimamente, lo stato di salute della popolazione stia migliorando a livello globale”.

Nelle note metodologiche del rapporto dell'Istat succitato, in effetti, si parla della somministrazione di questionari tramite tecnica mista sequenziale Cawi/Papi. Viene inoltre specificato che le informazioni riportate vengono fornite direttamente da tutti i ragazzi a partire dai 14 anni d'età, mentre i bambini e i ragazzi al di sotto di questa soglia vengono intervistati in modalità proxy: è un genitore o un componente maggiorenne a fornire le informazioni in loro vece. Inoltre, data la sensibilità di alcuni quesiti, è prevista la possibilità di non rispondere.

In Italia si inizia a parlare di obesità come un vero e proprio problema a partire dagli anni '80. Donini racconta che negli anni '70 c'era ancora un grande impatto del modello mediterraneo nella nostra alimentazione: “Stanno avvenendo tutta una serie di cambiamenti che ci allontanano sempre di più dal modello di riferimento. Nelle famiglie vigevano delle regole: la madre decideva cosa si mangiava e i bambini ubbidivano”.

Possiamo quindi prendercela con l'alimentazione sbagliata e le famigerate merendine? Donini spiega che non è così semplice: “Le merende che consumavamo negli anni '60 erano a grande intensità energetica, con apporto di sali e di grassi decisamente superiore. Le merendine odierne sono molto controllate da questo punto di vista. Il problema è un altro: io passavo intere stagioni a correre, oggi i ragazzini passano intere stagioni sul divano, perciò qualsiasi cosa mangino tendono a ingrassare”.

Il problema maggiore, dunque, sembra essere la sedentarietà crescente, che coinvolge sia lo stile di vita dei minori che quello degli adulti. In passato era normale spostarsi a piedi, mentre oggi l'attività fisica è diventata occasionale o un obbligo da rispettare, ma di scarsissima frequenza o durata nell'arco della giornata. L'essere umano si è ingegnato per muoversi sempre più velocemente, nel minor tempo possibile e col minor dispendio energetico: basti pensare alla recente introduzione nelle città del monopattino elettrico.

Siamo ancora in tempo per invertire questa tendenza o siamo destinati a peggiorare? La sensazione è che parlare alla gente della necessità di mangiare correttamente per migliorare il proprio stato di salute, non sia molto efficace: “Una possibile chiave di volta potrebbe essere la questione ambientale: ad esempio, se si sottolineasse che mangiare mediterraneo corrisponde a ridurre il proprio impatto sull'ambiente, perché si riducono significativamente gli alimenti di origine animale, si potrebbe influenzare positivamente il comportamento delle persone ed essere globalmente più sani. Non ho la sensazione che la paura delle malattie sia un deterrente sufficiente” conclude Donini.

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