CULTURA

Piero Angela: il congedo editoriale e la sua eredità

“Questo è probabilmente l’ultimo libro che scrivo” ha detto Piero Angela quando ha parlato per la prima volta a Massimo Polidoro di quello che sarebbe diventato La meraviglia del tutto, e che è poi uscito all’inizio del 2024 per Mondadori. Come già tante altre volte, ci aveva visto giusto, e molti di noi ricorderanno sempre cosa stavano facendo in quel giorno d’estate del 2022 quando è arrivata la notizia. Ce lo ricorderemo perché in qualche modo Piero Angela era uno di famiglia, un nonno o uno zio che ci aveva accompagnato da bambini nei nostri viaggi alla scoperta del mondo. Da uno schermo, certo, ma, anche se non ci aveva tenuto personalmente per mano quando ci aveva raccontato del primo sbarco sulla luna o dei segreti del gatto, ci eravamo abituati alla sua voce tranquilla ma nello stesso tempo curiosa e appassionata, e per noi era diventata familiare come quella dello zio saggio che ai pranzi di famiglia ti raccontava storie che ti distraevano persino dal dolce più goloso.

La meraviglia del tutto è stato un bel regalo per tutte quei (tanti) bambini cresciuti che lo hanno sempre seguito, mantenendo la stessa curiosità che lui aveva saputo innescare. Il libro rappresenta un viaggio emozionante attraverso i grandi temi della scienza e dell'umanità, ed è stato efficacemente definito dai figli Christine e Alberto una vera enciclopedia dei suoi pensieri. Piero Angela, in un dialogo con Massimo Polidoro che tende a porgli domande complicate, affronta tutte le questioni della vita a cui non è facile rispondere, a partire da chi è il nostro più lontano antenato: un sasso, a quanto pare. Angela si è sbilanciato persino sulla religione, cosa che non faceva spesso, e ha regalato ai lettori anche dettagli più personali, da cui emerge il profondo amore che provava per la sua famiglia e per i suoi amici.

In 531 pagine i temi affrontati sono davvero molti, e tutti in qualche modo ugualmente importanti. Non avendo lo spazio per indagarli come meriterebbero, abbiamo scelto di concentrarci su due aspetti: il suo approccio alla divulgazione scientifica e l’atteggiamento che dovremmo avere nei confronti del progresso, e in particolare verso l’intelligenza artificiale (che Piero Angela è riuscito a incrociare appena prima che diventasse di libero accesso per le masse). Lo facciamo parlandone con Massimo Polidoro, divulgatore e collaboratore storico di Angela senza il quale, probabilmente, questo libro non esisterebbe.

Servizio e Montaggio di Anna Cortelazzo

Piero Angela ha avuto il grande merito di aver portato la divulgazione scientifica in televisione. O, per meglio dire, un certo tipo di divulgazione scientifica: qualcosa c’era anche prima, ma interessava a pochi, e magari, chissà, quei pochi la guardavano soltanto per conciliare il sonno. Angela invece si è reso conto di una cosa con cui noi, abituati ai social network, abbiamo familiarizzato da un po’, ma che all’epoca non era affatto scontata.

Non basta essere chiari, bisogna anche essere interessanti Piero Angela

“Piero – conferma Polidoro – aveva capito una cosa importante: se vuoi parlare di argomenti che sono rilevanti per la nostra società, argomenti magari anche complessi, difficili e impegnativi, non puoi farlo tenendo una lezione accademica, non puoi farlo usando un linguaggio troppo tecnico, altrimenti parli a chi queste cose le sa già. Il suo desiderio invece era quello di raggiungere un pubblico che fosse il più vasto possibile e ce l’ha fatta”.

Dobbiamo essere dalla parte della scienza per ciò che riguarda il rigore dei contenuti e dalla parte del pubblico per il linguaggio: si può usare lo spettacolo per fare scienza, ma non si può mai utilizzare la scienza per fare spettacolo Piero Angela

Lui aveva un suo metodo per fare divulgazione, ed era semplice ma allo stesso tempo complicatissimo (“È difficile essere facili” è il calzante titolo di uno dei paragrafi del libro). Si trattava di stare in equilibrio tra il rigore scientifico e l’interesse che era necessario suscitare per raggiungere un pubblico così vasto, lo stesso pubblico che faceva sempre il tutto esaurito ai suoi eventi. Un pubblico formato anche da persone che sceglievano di intraprendere un dato cammino professionale perché stimolate da lui, come ricorda Polidoro.

Molti hanno una vera e propria paura di essere divertenti (e quindi interessanti), perché temono di perdere credibilità Piero Angela

Il rigore non è mai stato tradito da Piero Angela, ma a volte è stato necessario sacrificare l’esaustività, come ha scoperto Rita Levi Montalcini, che gli ha negato un’intervista per il troppo poco tempo a disposizione, ma che anni dopo gli disse che aveva capito le sue ragioni e si era ricreduta.

Anche quella volta, comunque, Angela non se l’era presa. Era sempre sereno e pacato, anche di fronte a provocazioni molto più gravi (solo una volta lo hanno visto arrabbiarsi, ma purtroppo nel libro non si svela di più e rimaniamo con la curiosità). Era così di carattere, e quindi gli è venuto naturale portare questa parte di lui anche nel suo lavoro. È un messaggio importante: a volte si è portati a pensare che più fai rumore e più ti daranno retta, e che più sei provocatorio e più farai rumore. Forse è anche per questo che molte persone, pur fidandosi degli scienziati, criticano il modo che hanno di rapportarsi con i loro interlocutori. Il fatto che Piero Angela sia arrivato a questi livelli ci fa riflettere su come l’assertività sia importante nella comunicazione della scienza. Conferma Polidoro: “Scaldarsi, arrabbiarsi, partecipare a quei dibattiti dove si litiga e basta non serve allo scopo ultimo, che deve essere quello di condividere informazioni e di renderle comprensibili, non quello di primeggiare o schiacciare gli altri”.

Importante dovrà essere anche il tono: non dovremo essere pesanti e bisognerà mantenere sempre un atteggiamento di umiltà Piero Angela, parlando del libro

Il tempo che risparmiava evitando sterili discussioni e vane diatribe lo utilizzava per le sue ricerche. Era un tipo che si faceva molte domande, e che affrontava ciò che era nuovo con quella curiosità che da sempre muove la conoscenza. Questo stesso atteggiamento lo aveva anche nei confronti del progresso: nel libro si sottolinea come gli strumenti siano neutri, e a fare la differenza sia il fattore umano; del resto, come ricorda Vasco Brondi, l’umanità è quella che ogni giorno crea cose come la stazione spaziale internazionale, le armi di distruzione di massa e le canzoni d’amore, mentre Angela rileva che dalla stessa scoperta ha avuto origine la lampadina ma anche la sedia elettrica.

Si potrebbe continuare a lungo a vedere come ogni novità porti a conseguenze, positive e negative, del tutto impreviste Piero Angela

Non ha fatto in tempo ad assistere alla diffusione capillare di ChatGPT e di Midjourney, ma dell’intelligenza artificiale pensava che, in quanto strumento, poteva avere delle conseguenze tanto positive quanto negative, a seconda delle scelte umane. Non credeva che le macchine potessero sviluppare una coscienza umana, ma non si spingeva a conclusioni nette: pur reputando fortemente improbabile questa possibilità, manteneva una mente aperta, perché se un giorno qualcuno portasse le prove del contrario, come persone di scienza sarebbe nostro dovere valutarle.

È singolare che una simile apertura la si possa riscontrare in un uomo che aveva inviato una sola email in tutta la sua vita (proprio a Massimo Polidoro), ma del resto pur non avendo dei profili personali sui social era sempre molto disponibile a realizzare video per queste piattaforme, che venivano poi postati da altri profili, perché aveva compreso la loro importanza nel settore della divulgazione. “Lui direbbe – precisa Polidoro – che i social possono essere molto utili per raggiungere pubblici diversi, e questa era una cosa molto importante per lui. Non a caso ha accettato quando gli è stato proposto dalla Rai di fare anche una serie se vogliamo più social friendly, Super Quark più, per raggiungere un pubblico che magari frequentava meno la televisione”.

Certo, qualsiasi strumento, come dicevamo, può essere usato bene o male: “I problemi – spiega Polidoro - non derivano dalla tecnologia di per sé ma dal suo uso. La scoperta scientifica è conoscenza e non può fare del male a nessuno, ma le tecnologie, se vengono utilizzate male, possono avere delle conseguenze negative e quindi sarebbe davvero importante se a scuola, oltre a imparare le varie materie, si imparasse anche il modo di pensare che è alla base della scienza e si studiasse anche la filosofia e l'etica della scienza e della tecnologia, per capire davvero che ogni scelta che si fa e ogni decisione che si prende in questi ambiti ha delle conseguenze”.

Non solo: nel libro si insiste molto anche su una sorta di “cultura generale scientifica”, a cui al momento non viene data abbastanza importanza: inorridiamo di fronte a qualcuno che non sa chi ha scritto la Divina Commedia, ma non facciamo lo stesso se qualcun altro ignora la differenza tra un virus e un batterio.

Oggi tantissime persone, magari anche molto colte, sono semianalfabete quando si esce dall’ambito umanistico. Siamo diventati effettivamente degli analfabeti del nostro tempo Piero Angela

Se c’è un’eredità che Piero Angela ci lascia è il suo invito a mantenere viva la curiosità e l'apertura verso argomenti complessi, anche al di là dei nostri interessi immediati. Attraverso il suo approccio unico alla divulgazione scientifica, ha dimostrato che la chiarezza e l'intrattenimento possono andare di pari passo, raggiungendo un vasto pubblico con contenuti significativi. Il suo atteggiamento verso il progresso tecnologico, cauto ma tutto sommato ottimista, ci spinge a considerare attentamente le implicazioni delle nuove scoperte e a considerare l’importanza di una cultura scientifica più ampia e inclusiva. Anche grazie al libro, la sua figura resterà un punto di riferimento per le generazioni future, ispirando una visione del mondo permeata da curiosità, rigore e umiltà.

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