SOCIETÀ

I principi di Cialdini applicati dai complottisti

Tempi duri per i complottisti sui social, che cercano di diffondere la loro visione del mondo per "risvegliare", come dicono loro, i sempliciotti che seguono l'informazione mainstream: c'è stato un fuggifuggi da Facebook, colpevole di aver bannato Donald Trump, e anche su YouTube non gli va meglio da quando i vertici hanno deciso di usare il pugno di ferro con chi fa disinformazione sui vaccini. Quando poi i difensori della VeritàVera™ hanno proposto di trasferirsi su VK (che è più o meno l'equivalente russo di Facebook) solo pochi colleghi particolarmente motivati li hanno seguiti: evidentemente l'alfabeto cirillico scoraggia i più.

A un certo punto, però, hanno preso piede i gruppi e i canali Telegram. Vediamo intanto la differenza tra i due: un gruppo Telegram è a tutti gli effetti una chat, in cui i diversi membri possono intervenire e dire la loro. Alcuni gruppi hanno anche un canale collegato, per esempio famigerato Basta Dittatura, chiuso da Telegram lo scorso settembre. Seguire un canale Telegram è molto più semplice: possono postare solo gli amministratori, che al massimo possono decidere di lasciare aperti i commenti sotto i post. Se vuoi studiare le modalità di comunicazione complottiste, il canale Telegram è la via più adatta, perché meno dispersivo. Ma come si riesce a entrarci? Dipende dal livello di segretezza. Ci sono canali alla portata di tutti, dove si può entrare cercando il link su Google o facendosi invitare da un contatto: essendoci migliaia di membri, puoi anche essere invitato da qualcuno che ha il tuo numero e che vuole diffondere la VeritàVera™ senza fare una grande selezione. Altre volte è necessario invece buttare lì una frase tipo "secondo me ci nascondono qualcosa": il nostro interlocutore si illuminerà e ci farà entrare nella tana del Bianconiglio. Man mano che la segretezza aumenta, il numero di membri diminuisce, ed entrare è più difficile e pericoloso: a volte basta votare ai sondaggi di un canale meno segreto come farebbe un complottista ("Pensi che Mattarella andrebbe processato per alto tradimento?" Sì, certo, se serve per essere ammessi a dare un'occhiata. Ed ecco che ottieni l'accesso a un canale un po' più segreto; la mia gavetta però si è conclusa presto, cioè quando mi hanno chiesto di entrare in un supermercato senza mascherina e pernacchiare un po' in giro, filmandomi e terrorizzando i "museruolati" (quelli che indossano la mascherina). Ovviamente mi sono rifiutata: è illegale, pericoloso e anche immorale, e la mia sete di conoscenza arriva fino a un certo punto.

Anche nei canali meno segreti, comunque, si possono riscontrare stilemi comuni e dinamiche sociali codificate: è grazie a queste cose che gli amministratori riescono a creare una community, che poi si cementa nei gruppi, con un gergo e dei valori condivisi (salvo infiltrati). Chiunque abbia studiato copywriting, per esempio, non farà fatica a individuare i principi di Cialdini dietro allo storytelling complottista.

Ma facciamo un passo indietro: Robert Cialdini è uno dei più importanti studiosi della psicologia sociale nell'ambito della persuasione. Tra gli anni Settanta e gli Ottanta Cialdini si infiltrò in aziende ed enti benefici che dovevano spingere il pubblico a compiere un'azione, che fosse comprare un oggetto o fare una donazione. Sulla base delle tecniche che gli furono insegnate e partendo dall'assunto che l'essere umano cerca di semplificare il più possibile i processi decisionali, Cialdini delineò i suoi sei principi della persuasione (descritti nel suo Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire sì del 1984), diventati poi sette molti anni dopo, che sono rimasti più o meno dei capisaldi del marketing (con alcuni correttivi necessari per rimanere al passo con i tempi). Ma vediamo, uno per uno, come vengono applicati questi principi alla comunicazione complottista.

  1. Principio di reciprocità

    Trattiamo gli altri a seconda di come loro trattano noi. È il motivo per cui i bravi venditori fanno dei regali ai clienti che hanno appena conosciuto e a quelli migliori: questo spingerà le persone a comprare ancora di più. Anche gli amministratori dei canali Telegram fanno dei regali apparentemente disinteressati. Che siano le istruzioni per compilare un'autocertificazione o moduli scritti da avvocati per richiedere l'esenzione dal greenpass, si preoccupano di dare qualcosa che a loro costi poco, ma che per i frequentatori di questi canali, spesso terrorizzati dal vaccino, abbia un valore inestimabile. Ai più affezionati viene poi richiesta un'azione in più: può essere una donazione, l'iscrizione a un'associazione o la firma di una petizione. Di fatto ci si trova all'interno di un vero e proprio funnel di vendita.  

  2. Principio di autorevolezza

    Banalmente, tendiamo a farci influenzare di più da tutte quelle persone che all'interno del nostro gruppo sono considerate esperte. Ed ecco che fioccano le condivisioni di articoli scritti da medici novax, filosofi, capipopolo e via dicendo: ogni canale ha i suoi punti di riferimento, ma è singolare notare che queste persone sono sempre d'accordo tra di loro. Siccome sappiamo che la scienza procede per tentativi e che ogni risultato può potenzialmente essere smentito dall'esperimento successivo, viene da pensare che questi influencer si mettano d'accordo prima e si dotino di convinzioni granitiche (vedi anche punto 5).  

  3. Principio di scarsità

    Tendiamo a comprare un oggetto quando non ce ne sono molti a disposizione. Vale anche per l'informazione all'interno dei canali: non la puoi trovare ovunque, te la sei guadagnata con la tua presenza nel gruppo. Gli altri devono accontentarsi dell'informazione mainstream, tu hai l'occasione per essere più avanti di loro. Ti conviene credere a quello che leggi, no?  

  4. Principio del consenso, o riprova sociale

    Tendiamo a comprare ciò che compra la maggioranza. Ecco spiegate le recensioni positive comprate dagli ecommerce per aumentare le vendite e gli slogan "unisciti ai ventordici utenti che hanno già usato questo servizio". Per questo motivo, i numeri sono un po' un'ossessione per gli amministratori dei canali Telegram complottisti: vengono mostrate costantemente le piazze piene durante manifestazioni e proteste, gli accessi ai siti affiliati, le sottoscrizioni, persino le cifre donate. Il messaggio, neanche troppo nascosto è: se lo hanno già fatto tutti loro, perché dovresti essere da meno?  

  5. Principio di impegno e coerenza

    Tendiamo a reiterare i nostri comportamenti, anche quando non ci convincono al 100%, perché così non solo non dobbiamo ammettere con gli altri di avere sbagliato, ma contribuiamo a validare il nostro comportamento anche di fronte a noi stessi, in un perverso effetto valanga. Citando Amelie Nothomb: "Gli errori sono come l'alcol: ci si rende conto subito di avere ecceduto, ma piuttosto di smettere per limitare i danni, una sorta di rabbia la cui origine è estranea all'ubriachezza obbliga a continuare […] Persistere nell'errore o nell'alcol acquista valore di argomento, di sfida alla logica: se mi ostino, vuol dire che ho ragione […] Fra dieci anni, dieci secoli, il tempo, la storia o la leggenda finiranno per darmi ragione". Ed ecco che le persone entrano in questi canali perché magari hanno qualche marginale dubbio sui vaccini (il che non li rende automaticamente complottisti) e poi li ritrovi qualche mese dopo a inneggiare all'idrossiclorochina. Gli amministratori sanno come funziona, e non mancano mai di sottolineare quanto la sola presenza nel canale dimostri un livello di intelligenza superiore.  

  6. Principio di simpatia

    Riponiamo la nostra fiducia in chi suscita in noi simpatia. Pensiamo al classico venditore con il sorriso mentadent che andava di moda una volta, adesso si è trasformato nell'influencer acqua e sapone che ricorda tanto la ragazza della porta accanto. È l'unico principio che viene blandamente disatteso: per tenere alto l'interesse nei canali telegram complottisti non si può essere "carini e coccolosi", anzi: in questi canali il principio di simpatia viene sovvertito dal principio della rabbia controllata. I moderatori alternano battute salaci a comizi scritti apparentemente di getto, in cui si chiedono come sia possibile che "ci stiano facendo questo". Parlano di dittatura sanitaria, nei casi peggiori di genocidio, dicono che la classe politica va riformata e Mattarella processato per alto tradimento. In ogni caso, il fine è quello di suscitare un'emozione in chi legge: una volta l'empatia si otteneva con il sorriso, ora con l'indignazione.

E poi c'è il settimo principio, introdotto da Cialdini nel 2016, che è un po' la chiave dell'intera narrazione dei canali Telegram, e si chiama principio di unità. In parole povere, tendiamo a prendere le decisioni partendo da quelle prese da chi appartiene al nostro stesso gruppo: in un certo senso, questo principio integra e supera quello della riprova sociale, perché non scegliamo ciò che compra la maggioranza, ma quello che comprano le persone simili a noi, con cui condividiamo valori, credenze, linguaggi ed esperienze. Una volta che ci siamo identificati con gli altri utenti di un gruppo Telegram che magari hanno i nostri stessi dubbi, diventa molto facile radicalizzarsi e diventare prede perfette di teorie più o meno campate in aria. Nei casi peggiori, si rischia anche di assumere un ruolo attivo: prima della chiusura del gruppo Basta Dittatura, per esempio, erano stati condivisi i contatti dei nemici del gruppo (virologi e politici in genere), con l'invito a chiamarli o a farsi trovare sotto casa loro per contestarli.

La pericolosità di tutto questo è molto chiara, c'è un'altra riflessione da fare. Nei post di questi canali viene ribadito più volte che l'informazione mainstream sta cercando di manipolare le menti dei cittadini, perché l'emergenza è pompata a scopo politico (per approfondire, googlate "grande reset", "elite pedosataniste", "covid piano di depopolazione" oppure leggete Complotti di Leonardo Bianchi). Lo ribadiscono, però, mentre loro stessi utilizzano tutti i principi di persuasione mandati a memoria anche dai venditori porta a porta di pentole e di presunti beveroni miracolosi: il tutto suona un po' incoerente oppure, per usare un proverbio adatto al tempo di avvento in cui ci troviamo, fanno come il bue che dice cornuto all'asino.

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012