SOCIETÀ

Quei bambini che il mondo fatica a vedere

Ha tenuto tutti con il fiato sospeso la storia dei 12 bambini thailandesi estratti vivi, insieme al loro allenatore di calcio, dopo 18 giorni passati intrappolati tra acqua e fango nelle grotte di Tham Luang, nel nord della Thailandia. Ed è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di casi simili in cui la coscienza collettiva si attiva. Una storia a lieto fine che ha emozionato, appassionato, fatto parlare i media di tutto il mondo. Una storia che ha acceso però anche aspre polemiche per il gran rumore fatto, scontratosi violentemente contro quel silenzio ‘assordante’ che invece accompagna le storie di migliaia di bambine e bambini nel mondo, che sono e continuano a restare invisibili agli occhi dei più

Minori senza voce, che sopravvivono (quando la vita viene loro risparmiata) privati della libertà, dei diritti fondamentali di esseri umani, della protezione che meritano, nella totale impossibilità di difendersi. Non sono visibili agli occhi di tutti, non compaiono nelle pagine di tanti giornali, nei servizi alla televisione, ma la lista di bambine e bambini vittime di ingiustizie in tutto il mondo è davvero lunga.

Sono oltre un miliardo i minori nel mondo che rischiano di morire prima di aver compiuto cinque anni; bambini e bambine che non hanno cibo sufficiente di cui nutrirsi, che non possono andare a scuola perché devono lavorare, che sono costrette a diventare mogli e schiave troppo presto. Lo raccontano le 45 pagine del rapporto 2018 stilato dall’ong Save the childrenLe tante facce dell’esclusione’ all’interno del quale l’ ‘end of childhood index’, valuta quali siano le zone nel mondo in cui i diritti fondamentali dei bambini (alla salute, all’istruzione e alla protezione) vengono rispettati e in quali questo non succede. Nei paesi in via di sviluppo un minore su cinque vive in condizioni di miseria estrema e sono 30 milioni quelli che nei Paesi più sviluppati, vivono invece in povertà relativa grave. Questa, incidendo sulla salute, l’educazione, la politica di un paese, è uno dei principali ostacoli alla sopravvivenza e allo sviluppo dei bambini. Di 175 paesi analizzati dal report di Save the children, le aree del mondo in cui i bambini perdono la loro infanzia troppo presto, sono concentrate soprattutto nel continente africano (il Niger si colloca all’ultimo posto della classifica) come nell’area asiatica e nell’America meridionale. L'Italia, nonostante l’ottavo posto occupato nella classifica, conta un milione e 300.000 bambini in condizione di povertà assoluta mentre Paesi come gli Stati Uniti e Russia, si attestano su livelli peggiori rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale.

Il secondo grave dramma che tocca milioni di bambini nel mondo è quello legato ai conflitti armati.

Secondo quanto riferito dal rapporto, un bambino su cinque che muore prima dei cinque anni, si trova nelle aree colpite dai conflitti e muore a causa delle armi, della malnutrizione, delle malattie e della mancanza di accesso alle cure. Le guerre inoltre allontanano dalle scuole e dal diritto fondamentale all’istruzione che i bambini hanno (uno dei più importanti fra gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio sanciti nel 2000 dall'assemblea Generale dell'ONU), circa 27 milioni di minori.

E’ la discriminazione, infine, l’altro grande dramma che ferisce l’infanzia di molti minori colpendo soprattutto bambine e ragazze. Secondo Save the children 15 milioni di bambine in età scolare (la maggior parte delle quali nell’Africa sub-sahariana), non potranno mai imparare a leggere e scrivere contro i 10 milioni di maschi della stessa età, e una delle principali cause riguarda il fenomeno dei matrimoni precoci. Una prassi, questa, che coinvolge 12 milioni di ragazzine che diventano mogli, e a volte madri, prima dei 18 anni (le gravidanze precoci riguardano quasi otto milioni di adolescenti).

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