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In Salute. Donare il corpo alla scienza: ora si può

Da ben prima di Andrea Vesalio lo sviluppo della scienza medica è strettamente connesso con la possibilità di utilizzare cadaveri, fondamentale per l’incremento e l’esercizio delle conoscenze anatomiche. E ancora oggi, pur disponendo di modelli realistici e simulatori virtuali sempre più efficaci, l’osservazione diretta e concreta del corpo umano è un elemento insostituibile per la ricerca e per la formazione dei giovani medici.

Proprio in Italia però, culla della scienza moderna, la donazione del corpo per scopi di ricerca e didattica è ancora poco diffusa: una situazione che affonda le radici nella cultura e nelle sensibilità personali, ma anche in una legislazione che fino a poco tempo fa risaliva a un regio decreto del 1933 e che permetteva l’utilizzo del cadavere solo nel caso in cui non vi si opponessero i familiari del defunto. Un panorama profondamente innovato dalla legge 10 del 10 febbraio 2020 (“Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”), la quale prevede che la dichiarazione di consenso alla donazione del proprio corpo o dei tessuti per fini di ricerca sia redatta nelle forme previste per le dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat).

Un cambiamento che, si spera, dovrebbe invertire un trend che rischia di impoverire i nostri atenei e il sistema Italia. “Da tempo i nostri chirurghi hanno iniziato a recarsi all'estero per poter esercitare le varie tecniche che poi applicano nel vivente, perché in Italia si è affievolita la tradizione dell’uso del cadavere per la formazione pratica”, spiega a Il Bo Live Raffaele De Caro, docente di anatomia e direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, che per anni si è speso per l’approvazione della legge. Un quadro che adesso dovrebbe cambiare: “La legge ha la finalità sia di dare al cittadino la possibilità di effettuare una donazione del corpo per un miglioramento della formazione in ambito medico e chirurgico, sia di mettere a disposizione dei medici, in particolare dei chirurghi, l'opportunità di svolgere la loro formazione pratica di eccellenza direttamente in Italia, vicino alla sede in cui esercitano la loro professione”.

Intervista di Daniele Mont D'Arpizio, montaggio di Elisa Speronello

In Francia ogni anno vengono effettuate circa 2.500 donazioni, che permettono ricerche all’avanguardia nei diversi campi della medicina, una adeguata formazione e un continuo aggiornamento per i chirurghi; la donazione è inoltre diffusa anche in diversi altri Paesi europei e negli Stati Uniti, mentre solo di recente si sta diffondendo in Italia. Negli ultimi anni la possibilità di poter disporre di cadaveri a fini didattici era infatti divenuta sempre più difficile nel nostro Paese, e in molte università italiane le aule settorie rischiavano di diventare un cimelio storico. Non all’università di Padova, che non ha certo atteso la nuova legge per darsi da fare: da anni infatti la sede di anatomia umana del Dipartimento di Neuroscienze ha adottato una serie di linee-guida per informare i cittadini e permettere loro di esprimere la loro volontà in questo ambito, conseguendo anche la certificazione ISO 9001. Non a caso nel 2019 la giunta della Regione Veneto ha individuato l’Istituto di Anatomia umana di Padova quale Centro di riferimento della Regione del Veneto per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi donati: una decisione che ha a sua volta ha anticipato quella del governo, che con il decreto 23 agosto 2021 ha incluso l’università di Padova tra gli 11 centri di riferimento nazionali attivi in questo campo: “Le ispezioni ministeriali sono arrivate a Padova nel mese di marzo – conferma De Caro –; gli ispettori sono venuti a fare un sopralluogo e hanno verificato la corrispondenza del nostro centro alle caratteristiche richieste dalla normativa”.

Secondo la nuova normativa il corpo può essere donato alla scienza con le stesse modalità previste per la Dat, vale a dire con atto pubblico o scrittura privata consegnata all'ufficio dello stato civile del comune di residenza e alla Asl di appartenenza, a cui spetta il compito di conservarla e di trasmetterla telematicamente alla banca dati Dat. La revoca al consenso può essere effettuata con le stesse modalità in qualsiasi momento. A differenza della legge n. 219/2017, nella dichiarazione di consenso alla donazione post mortem deve essere obbligatoriamente indicato un fiduciario a cui spetta poi l'onere di comunicare al medico che accerta il decesso l'esistenza del consenso. Ora si spera che, come per la donazione degli organi, la legge 10 dia anche l’impulso per un cambio di sensibilità. A questo riguardo è utile ricordare che, come spiega ancora il professor De Caro, “non esiste alcuna incompatibilità tra la donazione degli organi e quella del corpo alla scienza. Noi riteniamo in ogni caso prioritaria la donazione d'organo, perché ha una finalità diretta sul vivente e soprattutto sul malato, ma la seconda finalità non è incompatibile, perché dopo aver effettuato l’eventuale prelievo d'organi per trapianto il corpo può sempre essere utilizzato per il processo di formazione”.

Resta comunque da combattere una battaglia a livello culturale per una sensibilizzazione diffusa alla donazione del corpo come scelta di responsabilità e di altruismo: “Abbiamo interagito sia con i riferimenti laici che con le autorità religiose e non abbiamo mai trovato ostacoli sostanziali alla donazione del corpo – conclude Raffaele De Caro –. Attualmente, in assenza di una campagna di informazione, riceviamo circa tre-quattro dichiarazioni di interesse alla settimana da parte di cittadini. Come membro del tavolo tecnico interministeriale predisposto per l’elaborazione dei decreti attuativi posso però dire che stiamo valutando come muoverci per favorire una maggiore diffusione delle informazioni”. Perché anche oggi, attraverso il gesto del dono la morte, può veramente continuare a soccorrere la vita: così recita l’antico motto del teatro anatomico, così è scritto anche nell’opera appena inaugurata dall’artista Milo Manara proprio nello storico istituto di Anatomia.

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