SCIENZA E RICERCA

Un anno di Trump e di attacchi alla ricerca scientifica

Il cambiamento climatico è una truffa. Biden ha finanziato ricerche sui topi transgender. La lista di vaccinazioni somministrate ai bambini andrebbe riconsiderata. È difficile star dietro a tutte le uscite fantasiose del presidente degli Stati Uniti in tema di scienza e ricerca: tentare di correggerle una per una somiglierebbe a tappare con un dito la crepa nella diga che sta crollando.

Per farsi un’idea del rapporto tra Donald Trump e la scienza allora è forse più utile andare guardare alcuni numeri che raccontano le scelte messe in atto nei primi 12 mesi del suo secondo mandato.

Dopo un anno di governo, la rivista Nature ha fatto un bilancio provvisorio dei danni subiti dal settore della ricerca scientifica statunitense, che dal secondo dopoguerra in avanti è sempre stata un faro nel mondo.

Negli USA la ricerca di base viene finanziata principalmente da due agenzie federali. I National Institutes of Health (NIH) supportano quella biomedica e in questo ambito, con un budget di quasi 50 miliardi di dollari all’anno, sono uno degli enti con maggiore disponibilità finanziaria al mondo. La National Science Foundation (NSF) è invece il più importante finanziatore pubblico in ambito scientifico e ingegneristico, con quasi 10 miliardi dollari annuali.

La NSF è il simbolo più emblematico della cosiddetta economia della conoscenza che ha fatto la fortuna degli Stati Uniti negli ultimi 75 anni. L’agenzia nasce nel 1950 sotto il presidente Truman, ma in realtà rappresenta l’attuazione delle indicazioni contenute nella lettera Science the endless frontier, scritta da Vannevar Bush nel 1945 a Franlkin Delano Roosevelt. Allora gli Stati Uniti davano avvio a un’economia incentrata sulla costante produzione di innovazione, grazie al sostegno pubblico alla ricerca di base.

Ricerche bloccate

In un anno l’amministrazione Trump ha cancellato o sospeso quasi 6.000 progetti sostenuti dall’NIH e quasi 2.000 dalla NSF. Il filo conduttore sono le tematiche sgradite al presidente e alla sua visione del mondo: sono state fermate ricerche che avevano a che fare con lo studio dei fenomeni di misinformation, esitazione vaccinale, ma anche malattie infettive e ricerche che coinvolgevano gruppi sociali e di genere sottorappresentati. La Columbia di New York è stata una delle università più colpite da questi tagli.

Molti tribunali hanno ordinato di restituire ai ricercatori i fondi che avevano vinto, ma al momento non è chiaro quanti li abbiano veramente rivisti o se potranno in un prossimo futuro continuare a portare avanti il loro lavoro. Secondo Nature più di 2.600 progetti risultano ancora sicuramente bloccati, per un totale di circa 1,4 miliardi di dollari.


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Meno progetti finanziati

Non solo ha congelato ricerche già avviate, ma Trump ha anche significativamente ridotto il numero di nuovi progetti che sono stati finanziati nel 2025. L’NSF negli ultimi 10 anni ha finanziato in media circa 12.000 progetti ogni anno, mentre in quello appena trascorso il calo è di circa il 25%: hanno ricevuto fondi pubblici infatti poco più di 9.000 progetti.

Una riduzione analoga si registra anche per i progetti finanziati nel 2025 dall’NIH (-24%): da una media decennale di circa 10.500 progetti l’anno si è passati a poco più di 8.000.

Meno scienziati e meno studenti

Di conseguenza si è ridotto non solo il numero di scienziati che lavorano con il supporto di questi finanziamenti, ma anche quello delle iscrizioni alle università statunitensi da parte di nuovi studenti, soprattutto quelli internazionali.

I dati dell’Institute of International Education, basandosi su un sottoinsieme rappresentativo delle università statunitensi, parlano di un calo del 17% dal 2024 al 2025. In termini assoluti si riscontrano i numeri più bassi dell’ultimo decennio, a eccezione dell’anno del Covid (2020).

È interessante notare però che alcune università hanno registrato aumenti, anche del 40% delle iscrizioni, mentre quelle che hanno avuto meno iscritti hanno visto cali anche del 60%. La quasi totalità di queste ultime ha individuato la causa di questo declino nelle difficoltà degli studenti stranieri a ottenere il visto.


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Meno personale nelle agenzie federali

I tagli hanno colpito duramente non solo i ricercatori delle università ma anche il personale delle agenzie scientifiche federali: oltre all’NIH e alla NSF, le sforbiciate sono arrivate anche al dipartimento dell’energia (DoE), al centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDCP), all’agenzia per la protezione ambientale (EPA), alla Food & Drug Administration, all’agenzia spaziale (NASA), al National Institute of Standards and Technology e alla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Tutte queste agenzie, che portano avanti importanti progetti scientifici in moltissimi ambiti, nel 2025 hanno visto calare il proprio staff di circa il 20%, quando era rimasto per lo più stabile negli ultimi dieci anni. Particolarmente colpite sono state quelle agenzie che si occupano di cambiamento climatico, come la NOAA, l’EPA, ma anche la stessa NASA.

Alcuni dipendenti sono stati direttamente licenziati all’inizio dell’anno scorso, vittime della scure del dipartimento per l’efficienza governativa allora guidato da Elon Musk, mentre altri sono stati mandati in prepensionamento o invitati a dimettersi accettando un’offerta di incentivi. Altri ancora, soprattutto quelli a inizio carriera, sono stati trasferiti ad altre agenzie. Il personale rimasto all’NIH e alla NSF ritiene di essere sottodimensionato per gestire tutto il carico di lavoro.

La rivista Science ha quantificato in più di 10.000 le persone con un dottorato di ricerca che hanno dovuto lasciare le agenzie federali come conseguenza delle politiche di Trump. Il numero rappresenta il 14% di tutte le persone dottorate in materie scientifiche o mediche che erano impiegate alla fine del 2024 nelle 14 agenzie federali analizzate dalla rivista.

Con le sue sferzate al mondo della ricerca, Trump è riuscito in un’impresa non da poco: minare la fiducia degli scienziati in un Paese, gli Stati Uniti, che sono sempre stati visti come la terra promessa di chi vuole esplorare i confini della conoscenza.

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