Il Congresso statunitense limita i tagli alla ricerca di Trump
Alla fine dell’anno appena trascorso, la rivista Science ha stilato una lista delle rivelazioni scientifiche dell’anno, in cima alla quale ha scelto di mettere il boom globale delle fonti di energia rinnovabile. Oltre ai successi però la rivista ha elencato anche i fallimenti e in vetta a questa classifica ha scelto di mettere gli attacchi a scienza e ricerca della nuova amministrazione statunitense.
Nel suo primo anno di mandato presidenziale, Donald Trump ha fortemente ridotto il numero di progetti finanziati dalle due più importanti agenzie federali a supporto della ricerca di base in ambito sanitario (NIH – National Institutes of Health) e scientifico (NSF – National Science Foundation), ha bloccato progetti già avviati sulla base di visioni ideologiche, ha provocato un calo delle iscrizioni alle università statunitensi soprattutto da parte di studenti internazionali e ha ridotto il numero di scienziati e personale impiegati nelle agenzie scientifiche federali.
Ha inoltre sferrato attacchi durissimi, e minacce di tagli, a singole università come Harvard o la Columbia, accusandole tra le altre cose di antisemitismo per aver ospitato nei propri campus manifestazioni in favore della popolazione della striscia di Gaza.
Proposte di tagli
Le mosse della nuova amministrazione non sono estemporanee. Il presidente ha infatti proposto larghissimi tagli anche per il 2026: da quasi 200 miliardi di dollari, Trump avrebbe voluto portare il budget federale dedicato alla ricerca scientifica a poco più di 150 miliardi di dollari, tagliandolo del 22%. Se dal computo si tiene fuori la ricerca e lo sviluppo legati alla difesa, il taglio arriverebbe al 35%: da poco più di 90 miliardi di dollari si passerebbe a circa 60 miliardi. Si tratterebbe della più grande riduzione della spesa pubblica in ricerca del dopoguerra.
L’NIH vedrebbe un calo del proprio budget del 40%, passando da quasi 50 a circa 30 miliardi di dollari. La NSF addirittura vedrebbe calare le sue disponibilità di oltre il 56%, passando da 9 a meno di 4 miliardi, mentre il direttorato scientifico della NASA del 47%.
Il ruolo del Congresso
Fortunatamente per i ricercatori statunitensi, le proposte del presidente devono venire approvare dal Congresso, composto di Camera (House) e Senato, non diversamente da quanto avviene in Europa, con la Commissione che avanza proposte legislative che devono venire votate dal Parlamento e dal Consiglio.
Da inizio gennaio, i parlamentari statunitensi, inclusi quelli repubblicani, si sono spesi per salvaguardare il budget della ricerca scientifica finanziata da fondi pubblici. Dopo settimane di trattative, è probabile che il budget complessivo si manterrà di poco sotto i 190 miliardi di dollari, limitando al 4% i tagli rispetto all’anno precedente.
Il budget dell’NIH verrebbe sostanzialmente preservato o addirittura leggermente aumentato, di circa il 2%, mentre i tagli all’NSF verrebbero limitati a circa il 3%. In altri termini, sia democratici sia repubblicani, che si stanno facendo la guerra su questioni legate alla sicurezza dopo i fatti di Minneapolis, non hanno fatto fatica a trovare l’accordo per rigettare le sforbiciate di Donald Trump alla ricerca, che da almeno 80 anni è uno dei pilastri dell’economia statunitense.
Andando più nel dettaglio, secondo un’analisi dell’American Institute of Physics, il nuovo pacchetto in discussione al Congresso prevede 24,4 miliardi di dollari per la NASA (un taglio di solo l’1,6%), 8,8 miliardi di dollari per l’agenzia per la protezione ambientale (l’EPA, un taglio del 4%), 8,4 miliardi di dollari per l’ufficio per la scienza del Dipartimento dell’Energia (il DoE, che vedrebbe un aumento dell’1,9%), 6,2 miliardi di dollari per la National Oceanic and Atmospheric Administration (un’agenzia cruciale per lo studio del cambiamento climatico, che vedrebbe il proprio budget sostanzialmente invariato), 1,4 miliardi di dollari per lo U.S. Geological Survey (un taglio del 2%) e 1,2 miliardi di dollari per il National Institute of Standards and Technology (che vedrebbe un aumento del 2,3%).
LEGGI ANCHE: NASA: il bilancio è salvo, ma con rinunce importanti
Un’eccezione, anzi due
È interessante notare che almeno due ambiti di ricerca erano stati risparmiati dalle proposte di tagli di Donald Trump, ossia l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche. Nature ha fatto notare che sebbene il presidente voleva più che dimezzare il budget complessivo della NSF, la parte dedicata all’AI sarebbe dovuta aumentare del 3%, così come avrebbe allocato un leggero aumento (dello 0,4%) anche a quello delle scienze quantistiche.
Proprio sull’AI le Big Tech stanno muovendo volumi di capitali privati mai visti prima, mentre con un ordine esecutivo, a novembre dell’anno scorso, la Casa Bianca ha dato il via alla Genesis Mission, un programma che punta a fornire gli strumenti dell’AI alla comunità scientifica statunitense, partendo dai dati custoditi da 17 National Laboratories.
Ciononostante, anche le ricerche in ambito quantistico e dell’AI hanno subito rallentamenti a causa degli attacchi alla scienza di Trump nel 2025. Nature riporta che più di un centinaio di ricerche finanziate dall’NSF che menzionano il termine “intelligenza artificiale” nella loro descrizione sono state bloccate, così come quasi una settantina di progetti che citano il termine “quantum”.
Per gestire queste complesse tecnologie serviranno competenze altamente qualificate e il calo di iscrizioni di studenti stranieri alle università statunitensi è fonte di preoccupazione. Nonostante le toppe al budget federale messe dal Congresso, molti scienziati nel corso del 2025 hanno preferito cercare di continuare le proprie ricerche fuori dagli Stati Uniti, che sotto la seconda amministrazione Trump si trovano a dover scongiurare un brain drain.