NASA: il bilancio è salvo, ma con rinunce importanti
Uno degli hangar di assemblaggio del Kennedy Space Center, in Florida. Foto: NASA
Nell’estate del 2025 la Casa Bianca aveva presentato una proposta di bilancio per l’anno fiscale 2026 destinata a incidere in modo significativo sulle attività della NASA. Il piano dell’amministrazione Trump prevedeva una riduzione complessiva delle risorse e, soprattutto, un ridimensionamento marcato dei programmi scientifici. Una linea che avrebbe introdotto una netta discontinuità rispetto agli anni precedenti e che aveva sollevato forti preoccupazioni nella comunità scientifica statunitense e internazionale, sia per l’impatto immediato sulle missioni in corso sia per le ricadute a lungo termine sulla capacità di pianificazione dell’agenzia.
Il successivo passaggio parlamentare ha però portato a un esito diverso. Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un bilancio che, pur introducendo correzioni e rinunce, mantiene in vita la gran parte delle missioni scientifiche della NASA e si discosta in modo sostanziale dalle indicazioni impresse da Donald Trump.
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Il contesto del bilancio federale
Negli Stati Uniti il bilancio delle agenzie federali nasce come proposta della Casa Bianca, ma viene poi discusso e riformulato dal Congresso attraverso le leggi di spesa. Nel caso della NASA, la proposta iniziale per il 2026 indicava un finanziamento di circa 18,8 miliardi di dollari, con un taglio particolarmente severo alla Science Mission Directorate.
Una riduzione di questa portata avrebbe colpito sia missioni in fase di sviluppo sia programmi già operativi, compromettendo la pianificazione a medio termine e aumentando il rischio di interruzioni non pianificate. Per un’agenzia che lavora su cicli pluriennali, spesso decennali, l’incertezza di bilancio rappresenta un fattore critico non solo sul piano scientifico, ma anche su quello industriale e occupazionale (nonchè sulla sicurezza). Il lavoro delle commissioni parlamentari ha invece condotto a un risultato diverso: il budget approvato per il 2026 ammonta a circa 24,4 miliardi di dollari, una cifra che consente di garantire continuità a molte attività chiave, pur senza ripristinare integralmente tutti i programmi messi in discussione.
Le proposte di bilancio per la NASA. In arancione il taglio lineare richiesto e non ottenuto dalla Casa Bianca.
Una scelta politica diversa
La decisione del Congresso rappresenta una presa di posizione politica chiara. Di fronte alla proposta della Casa Bianca e nonostante i due rami del Parlamento americano siano a maggioranza repubblicana, i parlamentari hanno scelto di preservare il ruolo scientifico della NASA, riconoscendo il valore strategico delle missioni di ricerca, sia per la produzione di conoscenza sia per il mantenimento delle competenze industriali e tecnologiche statunitensi.
Non si tratta di un’espansione della spesa, ma di una riallocazione che attenua i tagli più drastici e riduce il rischio di smantellare infrastrutture scientifiche costruite nel corso di decenni. Il segnale è esplicito: la scienza spaziale viene considerata un ambito da tutelare anche in un contesto di vincoli di bilancio e di priorità concorrenti, come la difesa o la transizione energetica.
Come viene allocato il budget 2026
Nel dettaglio, la Science Mission Directorate riceve circa 7,25 miliardi di dollari. Si tratta della direzione della NASA che coordina l’insieme delle attività di ricerca scientifica dell’agenzia ed è responsabile della maggior parte delle missioni dedicate allo studio della Terra, del Sistema solare, del Sole e dell’universo. È il comparto che sostiene l’osservazione del clima e dell’ambiente terrestre, l’esplorazione planetaria, l’astrofisica e lo studio delle interazioni tra il Sole e lo spazio circumterrestre, rappresentando il principale motore della produzione scientifica della NASA al di fuori dei programmi di esplorazione umana.
La cifra approvata è inferiore ad alcune proiezioni formulate negli anni precedenti, ma sufficiente a mantenere operative le principali linee di ricerca. I fondi sono distribuiti tra scienze planetarie, astrofisica, osservazione della Terra ed eliophysics, con l’obiettivo dichiarato di evitare interruzioni improvvise di missioni già avviate e di preservare la continuità dei flussi di dati scientifici.
Missioni salvate e continuità scientifica
Uno degli effetti più rilevanti della decisione del Congresso è la salvaguardia di numerose missioni scientifiche. Progetti già operativi, come il telescopio spaziale James Webb, continuano a ricevere i fondi necessari per le attività scientifiche e operative. Anche missioni in fase avanzata di sviluppo, come il Nancy Grace Roman Space Telescope e Dragonfly, vengono confermate nel portafoglio della NASA.
Questa continuità consente alla comunità scientifica di lavorare su orizzonti temporali più prevedibili, riducendo il rischio di dispersione delle competenze e di spreco di investimenti già sostenuti negli anni precedenti. In un contesto di crescente competizione internazionale, la stabilità delle missioni scientifiche rappresenta anche un fattore di credibilità per la cooperazione con partner esteri.
Le rinunce e i programmi ridimensionati
La scelta del Congresso non elimina tutte le criticità. Alcuni programmi vengono ridotti o rinviati, e l’agenzia è chiamata a operare in un contesto di maggiore selettività. La linea che emerge è quella di concentrare le risorse su missioni considerate mature o strategiche, rinunciando a iniziative giudicate troppo onerose o caratterizzate da un rapporto costi-benefici ritenuto non sostenibile nel breve periodo.
È in questo quadro che si colloca una delle decisioni più rilevanti del bilancio 2026: la fine del progetto Mars Sample Return.
Il rover Perseverance
Il caso Mars Sample Return
Il Mars Sample Return era concepito come il passo decisivo per riportare sulla Terra campioni di suolo marziano raccolti dal rover Perseverance. Un obiettivo scientifico di grande valore, che avrebbe consentito analisi di laboratorio impossibili da effettuare direttamente su Marte, ma accompagnato da una crescita progressiva dei costi e della complessità tecnica.
Il Congresso ha scelto di non finanziare la prosecuzione del programma nella sua forma attuale. Le motivazioni sono legate soprattutto alla sostenibilità economica: il progetto aveva superato ampiamente le stime iniziali, rendendo difficile giustificarne il proseguimento senza sacrificare altre missioni scientifiche.
Le implicazioni sono significative. Dal punto di vista scientifico, viene rinviata a data indefinita la possibilità di analizzare in laboratorio campioni marziani, uno degli obiettivi più ambiziosi dell’esplorazione planetaria contemporanea. Sul piano strategico, la decisione apre interrogativi sulla leadership statunitense in questo ambito, in un contesto internazionale in cui altri attori stanno sviluppando programmi analoghi. Il bilancio 2026 mantiene alcune linee di finanziamento per tecnologie utili a future missioni marziane, ma il progetto organico di rientro dei campioni viene accantonato. Solo pochi mesi, la NASA aveva annunciato che uno dei campioni raccolti da Perseverance potenzialmente conteneva una biofirma: un segno promettente ma che avrebbe avuto bisogno di ulteriore analisi: il rover marziano non è dotato di una tecnologia d’analisi tale da poter dare risultati definitivi. Ecco, quei risultati si sarebbero potuti avere a Terra. Ma questa possibilità, con l’accantonamento della missione, è – al momento – sfumato.
Il ruolo dell’interlocuzione istituzionale scientifica
Il risultato finale è anche il frutto di un’intensa attività di advocacy da parte di società scientifiche, università e organizzazioni non profit. Le campagne a difesa della scienza NASA hanno contribuito a rendere più evidenti le conseguenze dei tagli proposti, fornendo ai parlamentari elementi utili per valutare l’impatto delle scelte di bilancio.
Questo passaggio mette in luce il peso del confronto tra comunità scientifica e decisori politici, soprattutto in un sistema in cui il Congresso mantiene un ruolo centrale nella definizione delle priorità di spesa federale.
Uno sguardo al futuro
Il bilancio NASA 2026 non rappresenta un ritorno allo status quo, ma un compromesso. Il Congresso ha scelto di discostarsi in modo netto dalla proposta della Casa Bianca, salvaguardando la maggior parte delle missioni scientifiche e garantendo continuità all’agenzia. Allo stesso tempo, alcune decisioni, come la cancellazione del Mars Sample Return, segnalano una crescente attenzione ai costi e alla sostenibilità dei programmi.
Per la NASA si apre ora una fase di transizione, in cui la stabilità ottenuta per il 2026 dovrà essere accompagnata da scelte strategiche chiare per gli anni successivi. Il tema del bilancio resta quindi aperto e continuerà a riflettere l’equilibrio, sempre delicato, tra ambizione scientifica, vincoli finanziari e indirizzo politico. Un ultima postilla: il nuovo amministratore della NASA, il miliardario Jared Isaacman, avrà il suo da fare: voterà l'agenzia aerospaziale americana verso la via della "privatizzazione" come il suo profilo suggerirebbe o solcherà decisioni non in linea con le sue idee imprenditoriali? I prossimi anni ce lo racconteranno.