Scarsità di tenori nei cori: una mancanza da non trascurare
È stato rilevato, soprattutto in tempi recenti, che nelle formazioni di canto corale vi è una generale difficoltà a reperire tenori. Il fenomeno è stato descritto in dettaglio in un articolo dell’Economist, che ha fornito alcuni dati che dimostrano quanto questa complessità sia strutturale e tutt’altro che rara. Ha riportato, per esempio, che in Germania sono attivi circa 45.000 cori e che, all’interno di queste formazioni, le donne superano gli uomini in un rapporto di due a uno; lo stesso gap è stato riscontrato anche nel resto d’Europa, America e Nigeria. Come spiegano alcuni esperti, anche le voci maschili che cantano in coro spesso non hanno l’estensione dei tenori, vista la complessità delle armonie o le note particolarmente acute da raggiungere; un cantante amatoriale, infatti, è più propenso alla tonalità dei baritoni o a quella dei bassi, meno complesse e più alla portata anche dei non musicisti.
Per approfondire meglio le cause di questa strutturale mancanza, abbiamo intervistato Manolo Da Rold, docente musica d’insieme vocale e repertorio corale del conservatorio Pollini di Padova. Gli abbiamo chiesto, prima di tutto, cos’è e cosa significa cantare in coro.
“Le origini del canto corale - spiega - sono molto antiche. La voce è il primo strumento musicale che l’uomo ha utilizzato, e già in tempi lontani, quando esistevano le tribù, le persone cantavano insieme, magari accompagnandosi con le percussioni. La caratteristica peculiare dei cori è la loro capacità aggregativa: non deve esserci una persona che sovrasta l’altra, ma tutte allo stesso modo perseguono un obiettivo comune, cioè ottenere il miglior risultato possibile insieme”.
Il docente prosegue mostrando quanto sia sfaccettato e variegato il mondo dei cori. Possono differenziarsi in base all’età dei loro membri, suddividendosi in formazioni di voci bianche - costituite da bambini -, di giovani o di adulti. Si distinguono, inoltre, anche a seconda del repertorio: vi sono cori che eseguono brani di tradizione religiosa, quelli che propongono musica popolare, formazioni gospel, pop e tante altre.
Da Rold ha poi confermato la generale difficoltà di reperire tenori per i cori. “Partiamo dal presupposto - afferma - che la voce del tenore è da sempre quella più difficile da reclutare all’interno di un ansamble vocale, perchè deve essere curata in modo particolare, e chi canta in questa tonalità deve avere corde vocali di una certa lunghezza e forma. Inoltre, il tenore deve saper utilizzare il falsetto in alcune note, e ciò ne aumenta ulteriormente la complessità. Quindi sì, reperire tenori è particolarmente difficile, soprattutto nell’Italia del centro-nord”.
Al di là delle peculiari caratteristiche tecniche di questa voce, secondo il docente, esistono anche altri aspetti che, soprattutto negli ultimi anni, hanno amplificato questa mancanza.
“Prima di tutto, ho riscontrato una causa di carattere sociale. Oggi, i giovani tendono a comunicare utilizzando frequenze molto basse. Ciò è dovuto anche alla musica che ascoltano: il pop e il rap, infatti, tendono a valorizzare le frequenze più gravi; in questo modo non si sviluppa lo slancio verso le note acute che contraddistingue l’estensione vocale dei tenori. Esiste anche un aspetto psicologico da considerare: oggi la musica si studia in modo più introspettivo, da soli e con gli auricolari, e si tende a reprimere l’esternazione del suono. In passato, invece, c’era una maggiore abitudine a cantare insieme, vi era più apertura all’altro, e si era più avvezzi a esternare la propria vocalità, anche aprendo fisicamente il cavo orale per cantare più liberamente le note”.
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Come spiega Da Rold, oggi i tenori che ci sono non hanno interesse soltanto per la musica pop o il rap, ma anche per generi più tradizionali, anche soltanto per i brani degli anni Sessanta che hanno un afflato melodico più ampio e luminoso.
“Secondo la mia esperienza - continua - vi è anche una differenza geografica tra il nord e il sud dell’Italia. Avendo diretto molti cori anche al sud, ho notato che qui la mancanza di tenori è meno frequente. Ciò dipende, in base alla mia esperienza, dalle caratteristiche genetiche, in quanto, tendenzialmente, i ragazzi hanno corde vocali più conformi alla vocalità tenorile. Inoltre, al sud è ancora radicata una tradizione musicale che si fonda su melodie più ampie e note acute”.
Ma come si può porre rimedio a questa mancanza strutturale? Secondo il docente, una soluzione è senza dubbio quella di far sì che i maestri di coro possano lavorare, tramite progetti curricolari, all’interno degli istituti comprensivi, così che i ragazzi apprendano fin da piccoli il gusto per il canto, che è libertà e apertura.
“È importante - conclude - che gli insegnanti comprendano che la musica - in particolare quella corale -, è la materia più trasversale che ci sia: abbraccia in se la matematica nella struttura dei brani, la letteratura nei testi delle canzoni, la storia e le lingue straniere. Inserire il canto corale nelle scuole valorizzerebbe sicuramente la vocalità dei singoli e dei gruppi, e renderebbe possibile l’emergere di tutto il potere aggregativo e sociale che la musica possiede”.