SOCIETÀ

A dieci anni dai Panama Papers: quando il giornalismo cambia le cose

Era il 3 aprile 2016 quando è stata pubblicata una delle più grandi inchieste della storia del giornalismo. Dei giornalisti-giornalisti per dirla alla Siani, erano riusciti a mettere mano e ad analizzare oltre 11,5 milioni di documenti, provenienti dallo studio legale panamense Mossack Fonseca. Il racconto che ne è emerso è quello di un vero e proprio sistema globale fatto di società offshore, di capitali nascosti e di paradisi fiscali. Non era “semplice” evasione fiscale o reati simili, era un meccanismo che fino a quel momento era rimasto in gran parte invisibile. Per la prima volta, infatti, emergeva con chiarezza come una parte rilevante dell’economia globale si muova attraverso strutture opache, spesso perfettamente legali, ma difficili da tracciare e da controllare. 

Esplicativo è uno dei dialoghi del film di Steven Soderbergh: “L'evasione fiscale è un reato. Ma l'elusione fiscale è ciò che ci ha messo noi in affari e la linea tra le due, come ci piace dire, è sottile quanto le pareti di una prigione”.

E proprio dal film The Laundromat che vogliamo partire per provare a fare uno dei percorsi di approfondimento de Il Bo Live. I Panama Papers infatti hanno smesso di essere soltanto un’inchiesta giornalistica ma sono diventati anche fonte di ispirazione per nuovi racconti. Tra film, documentari e libri, in molti hanno provato a riassumere un lavoro tanto difficile quanto interessante. The Laundromat è uscito nel 2019, è diretto da Steven Soderbergh, e costruisce una serie di storie intrecciate per spiegare il funzionamento delle società offshore, alternando elementi di finzione e momenti più esplicativi. Il cast è di primissimo livello, da Meryl Streep ad Antonio Banderas e, sempre nel 2019, è stato in lizza per il Leone d’Oro al festival del cinema di Venezia.


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Ma che cosa sono stati i Panama Papers?

I Panama Papers sono stati una delle più grandi fughe di dati della storia del giornalismo. Tutto inizia nel 2015, quando una fonte anonima contatta il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e consegna un archivio immenso: oltre 11,5 milioni di documenti riservati provenienti dallo studio legale di Mossack Fonseca, specializzato nella creazione di società offshore. Lo studio dell’avvocato era a Panama, da cui il nome dell’inchiesta.

I file comprendevano email, contratti, registri societari, una vera ragnatela di società e contatti che creavano un mondo opaco. L’inchiesta è stata coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) e ha coinvolto centinaia di giornalisti in tutto il mondo. Il 3 aprile 2016, la pubblicazione simultanea in tutto il mondo delle prime rivelazioni.

Oltre al film di Soderbergh, sono stati diversi anche i documentari che hanno parlato dell’accaduto. In particolare The Panama Papers, uscito nel 2018 e realizzato da Alex Winter, che si concentra sul lavoro giornalistico, sull’analisi dei dati, sul coordinamento tra redazioni e sulle difficoltà incontrate dai reporter nel riuscire a collaborare su una scala così grande. 

Ci sono anche dei libri che trattano puntigliosamente l’argomento. Su tutti Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite in cui Jake Bernstein, che era un reporter dell’ICIJ, cerca di allargare lo sguardo e mostrare come i Panama Papers rappresentino solo una parte di un sistema più ampio, che coinvolge giurisdizioni, istituzioni finanziarie e professionisti in diversi Paesi. Ne emerge un quadro in cui le strutture offshore non sono un’anomalia, ma un elemento stabile dell’economia globale come spesso abbiamo visto anche in altre inchieste.

I Panama Papers colpiscono anche l’Italia

Anche l’Italia compare nei Panama Papers, anche se non ci sono figure di primo piano paragonabili a quelle emerse in altri Paesi. Nei documenti compaiono centinaia di nomi tra imprenditori, professionisti e intermediari finanziari, spesso legati a società offshore registrate in giurisdizioni a bassa trasparenza. In molti casi si tratta di strutture legali, utilizzate per gestire patrimoni o investimenti internazionali. In altri, le verifiche successive hanno aperto indagini fiscali e accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di finanza. L’Espresso, partner del progetto, aveva pubblicato la lista con tutti i 100 nomi coinvolti, lista che si può leggere ancora oggi.

I Panama Papers oggi

A dieci anni dalla pubblicazione, l’International Consortium of Investigative Journalists si è chiesto se i Panama Papers sono davvero un capitolo chiuso. Come sottolinea il consorzio, le indagini avviate nel 2016 continuano ancora oggi a produrre effetti concreti: governi e autorità fiscali hanno recuperato oltre 1,3 miliardi di dollari tra tasse, multe e sanzioni. Il sistema però, secondo l’ICIJ, non è scomparso: si è adattato. Lo confermerebbero altri leak successivi, come i Pandora Papers, che mostrano come le strutture offshore continuino a esistere e a evolversi, spostandosi verso nuove giurisdizioni e nuovi strumenti finanziari.

L’inchiesta ha vinto il premio Pulitzer

Una nota di colore, che però fa capire quanto sia importante lavorare in collaborazione, è il fatto che nel 2017 i Panama Papers hanno vinto il Premio Pulitzer,cioè il premio giornalistico più importante. Il premio è stato assegnato all’International Consortium of Investigative Journalists insieme a diverse testate partner, tra cui L’Espresso per l’Italia, proprio per la capacità di raccontare e rendere comprensibile un sistema complesso come quello dell’offshore.

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