Tra una guerra e l’altra, il riscaldamento globale accelera
In un mondo ostaggio delle guerre e di uno shock energetico che rischia di abbattersi sulla stabilità economica globale, ci si dimentica di quelle sfide di lungo termine che in realtà sono dei moltiplicatori per quelle stesse crisi che oggi occupano l’orizzonte visibile.
L’organizzazione meteorologica mondiale (World Meteorological Organization - WMO) ha pubblicato un rapporto, lo State of the Global Climate Report 2025, che conferma che gli ultimi 11 sono stati gli anni più caldi che l’umanità abbia mai vissuto. “Quando la storia si ripete 11 volte non è più una coincidenza: è una chiamata all’azione” ha commentato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Poche settimane prima era anche uscito su una rivista scientifica (Geophysical Research Letters) un lavoro di due ricercatori che risponde a una domanda che la comunità dei climatologi si pone da ormai diversi anni: il riscaldamento globale sta procedendo a velocità stabile o sta accelerando? Secondo i due autori, uno dei quali è Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute for Climate Research Impact, ora esistono prove statistiche sufficientemente solide per dire che sta accelerando. Dal 2015 l’aumento della temperatura per decennio è stato di +0,35°C, quasi il doppio rispetto al ritmo tenuto dagli anni ’70, quando era di circa +0,20°C per decennio.
Oggi stiamo già pericolosamente oscillando a cavallo della soglia di sicurezza di 1,5°C (di aumento rispetto alla temperatura di due secoli fa) stabilita dall’accordo di Parigi: il 2025 è stato di poco al di sotto di questo valore, il 2024 invece lo aveva superato. Con un riscaldamento globale che non solo incede incontrastato ma addirittura accelera, potremmo definitivamente superare la soglia del grado e mezzo già entro la fine di questo decennio.
The last 11 years have been the hottest years ever recorded. Earth’s energy imbalance has reached its highest than at any time in observed history, with heat reaching deeper into the ocean.
This is the Global #StateOfClimate 2025.
Read: https://t.co/oeI0TnHsDH #WorldMetDay pic.twitter.com/0BOQk7xlxd— World Meteorological Organization (@WMO) March 23, 2026
Lo stato del clima globale
Dalla rivoluzione industriale in avanti, il carbone prima, il petrolio e il gas poi, sono diventate le fonti energetiche su cui l’umanità ha costruito un crescente benessere che ora però potrebbe aver raggiunto un picco: i vantaggi che derivano dall’uso dei combustibili fossili sono sempre di più sfidati dagli svantaggi che derivano dalle loro esternalità.
L’aumento di concentrazione di anidride carbonica, metano, ossidi di azoto e altri gas climalteranti in atmosfera sta sconvolgendo equilibri planetari che si sono formati nel corso di miliardi di anni.
Il principio è piuttosto semplice ed è quello dello sbilanciamento energetico della Terra (Earth Energy Imbalance – EEI): i gas serra trattengono calore e il pianeta sta assorbendo più energia di quanta ne riesce a smaltire. Di conseguenza, si alza la temperatura. Secondo il rapporto, l’EEI ha raggiunto i suoi massimi nel 2025 da quando lo si monitora dagli anni ‘60.
Solo una piccolissima parte di questo calore in realtà, si stima l’1%, rimane in atmosfera. Poco di più, il 3%, viene assorbito dai ghiacci, mentre il 5% viene immagazzinato dalle masse continentali. La maggior parte invece, oltre il 90%, viene assorbita dagli oceani: negli ultimi 20 anni il loro tasso di riscaldamento è raddoppiato rispetto a quello della seconda metà del secolo scorso.
L’aumento delle temperature delle acque marine ha numerosi effetti negativi. La prima è l’espansione termica della massa oceanica che assieme allo scioglimento dei ghiacci produce un aumento del livello del mare che minaccia le coste di tutto il mondo. Alcune isole del Pacifico per esempio sono destinate a scomparire oltre il grado e mezzo.
Un’altra conseguenza è l’alterazione del PH delle acque che si traduce in un’acidificazione che sta già decimando i coralli, tasselli fondamentale degli ecosistemi e della biodiversità marina, che a cascata ne sta subendo le conseguenze.
Mari più caldi producono maggiore evaporazione che si traduce in eventi meteorologici più violenti, come gli uragani che si formano in Atlantico e si abbattono sulle coste americane (Helene e Milton sono due esempi recenti) o le tempeste che si formano nel Mediterraneo, come quella che a Valencia ha provocato centinaia di morti.
Gli estremi meteorologici non si materializzano soltanto nella forma di precipitazioni, ma anche come ondate di calore e siccità intense e prolungate, che mettono a repentaglio l’agricoltura, la sicurezza idrica e quella alimentare.
“Nella vita di tutti i giorni, il nostro clima è diventato più estremo” ha dichiarato Celeste Saulo, segretaria generale della WMO. “Nel 2025, ondate di calore, incendi boschivi, siccità, cicloni tropicali, tempeste e inondazioni hanno causato migliaia di morti, colpito milioni di persone e provocato miliardi di perdite economiche”.
Significant acceleration of global warming since 2015, finds news PIK study with @rahmstorf
Recent warming: around ~0.35°C per decade.
1970–2015 average: just under 0.2°C per decade.
➡️Current rate is higher than in any decade since records began in 1880.https://t.co/rmpIWmg4K6 pic.twitter.com/kQJGgfn9GK— Potsdam Institute for Climate Impact Research PIK (@PIK_Climate) March 6, 2026
Perché il riscaldamento accelera
La comunità scientifica dei climatologi ha condotto diverse ricerche negli ultimi anni che avevano già suggerito una possibile accelerazione del riscaldamento globale. Tuttavia, alcune fluttuazioni della temperatura dovute a fattori naturali avevano reso difficile una conferma statistica solida. Tra questi fattori confondenti ci sono El Niño, ossia quella ciclica e naturale oscillazione climatica che origina dalle correnti del Pacifico, il vulcanismo e la variazione dell’attività solare.
Addirittura nel 1998, dopo l’affievolirsi di un Niño che era stato particolarmente intenso, erano circolate speculazioni secondo cui il riscaldamento complessivo fosse rallentato o addirittura si fosse fermato.
Stefan Rahmstorf e Grant Foster hanno allora tenuto conto di questa variabilità naturale: “abbiamo filtrato via le influenze naturali note nei dati osservativi, in modo da ridurre il rumore e rendere più chiaramente visibile il segnale sottostante di riscaldamento a lungo termine” ha spiegato Foster. È così che i ricercatori, analizzando 5 diversi set di dati, hanno chiaramente trovato un aumento del tasso di riscaldamento globale nell’ultimo decennio, rispetto a quelli precedenti.
“I modelli climatici hanno un intervallo di incertezza relativamente ampio e siamo ancora al loro interno”, ha affermato Rahmstorf, “Tuttavia, un’accelerazione così drastica è un po’ inaspettata” ha aggiunto.
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Sulle cause che generano questa accelerazione la comunità scientifica dei climatologi non ha ancora certezze. Alcuni le individuano in un fattore alquanto controintuitivo: la riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Oltre all’anidride carbonica, la combustione degli idrocarburi genera anche altre particelle come gli ossidi di azoto o ossidi di zolfo noti come aerosol, ossia minuscole particelle che rimangono sospese in atmosfera. A differenza dei gas a effetto serra, queste sostanze hanno una composizione tale che le rende in grado di riflettere la radiazione solare, anziché assorbirla. In altri termini, la loro presenza è dannosa per la nostra salute, ma ha un effetto refrigerante sul clima, perché aumenta la capacità delle nuvole di riflettere luce e calore.
La lotta all’inquinamento ha dato i suoi frutti a partire dagli anni 2000, riducendo la loro concentrazione, e secondo Rahmstorf così come secondo altri climatologi, i modelli climatici potrebbero non aver considerato adeguatamente questo fattore.
Se questa ipotesi fosse corretta, ci troveremmo ad affrontare un notevole dilemma: contrastare l’inquinamento o contrastare il riscaldamento globale? Se la riduzione degli aerosol fosse davvero il principale motore dell’accelerazione, l’aumento delle temperature tornerebbe a rallentare di nuovo se anche la diminuzione degli aerosol rallentasse.
In realtà, sottolinea Rahmstorf, non è affatto raccomandabile rinunciare alla lotta all’inquinamento per rallentare il riscaldamento globale: “la rapidità con cui la Terra continuerà a riscaldarsi dipende in ultima analisi da quanto velocemente ridurremo a zero le emissioni globali di CO₂ derivanti dai combustibili fossili”. Conclude con un’amara constatazione: “non stiamo facendo abbastanza in termini di politiche climatiche”, anche per colpa delle guerre.