L’Europa prova a fare da sola sulle armi a lunga gittata
Foto Ministero della Difesa
Lo scorso 12 febbraio i paesi parte dell'accordo ELSA hanno firmato una lettera d'intenti per lo sviluppo comune dell'One Way Effector 500 Plus (OWE500+), un'arma vagante economica con una gittata superiore ai 500 km.
L'uso su larga scala da parte della Russia di missili balistici e da crociera di gittata intermedia nella sua guerra contro l'Ucraina sta spingendo alcuni paesi europei a rivalutare i vantaggi del possesso di capacità convenzionali di attacco a lungo raggio. Un'opzione è acquistarle al di fuori della regione, ma un'altra è produrle autonomamente o in collaborazione. Quest'ultimo approccio è alla base del progetto ELSA.
L'European Long-Range Strike Approach (ELSA) è stato costituito nel luglio 2024 a margine dei lavori del summit per i 75 anni della NATO di Washington dai ministri della difesa di Francia, Germania, Italia e Polonia per la produzione in Europa di armi a lunga gittata (oltre i 500 km) e alta precisione, le 'deep precision strike’ (DPS) appunto, al fine di rafforzare rapidamente le capacità europee di deterrenza e difesa. A questi primi paesi, nell'ottobre 2024, si sono aggiunti il Regno Unito e la Svezia, mentre i Paesi Bassi, la Germania e la Grecia hanno successivamente manifestato interesse ad aderire al progetto.
Secondo i proponenti, ELSA mira a creare una coalizione per sviluppare capacità DPS al fine di rafforzare la difesa europea, potenziare la base industriale della difesa del continente e ridurre la dipendenza degli alleati europei della NATO dagli Stati Uniti. ELSA dovrebbe fungere da quadro di riferimento per determinare i requisiti di difesa e sostenere lo sviluppo congiunto. Il programma non comprende solo armi, ma anche uno spettro di tecnologie che ne consentano l'uso, inclusi i sistemi di intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR).
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Nelle fasi iniziali del processo i paesi partecipanti hanno identificato dei 'pilastri di sviluppo', ciascuno dei quali rappresenta una capacità distinta. Ogni pilastro ha uno o due paesi guida, selezionati in base alle rispettive forze tecnologiche e industriali nazionali; fra le capacità individuate da sviluppare: la sorveglianza aerea avanzata (Airborne Early Warning), armi a lungo raggio lanciate da aeromobile, un lanciatore missilistico multiplo (Euro Multi Missile Launcher) e droni unidirezionali a basso costo per distanze superiori a 500 km.
Finora, tuttavia, sono state rese pubbliche pochissime informazioni sullo stato del coordinamento e sugli argomenti relativi ai pilastri. In particolare non ci sono indicazioni se si intenda puntare allo sviluppo di missili balistici o cruise. Lo sviluppo di un missile da crociera sembra più probabile rispetto a quello di un missile balistico, a causa della significativa esperienza maturata dalle aziende europee della difesa nella produzione dei primi rispetto ai secondi. Ad eccezione di ArianeGroup (Francia) e Roketsan (Turchia), nessuna altra grande azienda europea del settore difesa ha esperienza nella produzione di missili balistici, se non di razzi tattici a corto raggio.
Una delle sfide per i partner di ELSA è la tensione tra l'esigenza di potenziare rapidamente le capacità di attacco terrestre a lunghissima gittata e l'obiettivo di sostenere l'industria europea. Gli acquisti di prodotti già disponibili sul mercato internazionale favoriscono il primo obiettivo ma non il secondo, per il quale è necessario lo sviluppo di nuove strutture industriali. Le forniture da paesi extraeuropei diventerebbero inoltre problematiche in caso di conflitto effettivo, sia per i tempi delle consegne a sostituzione delle armi utilizzate che per l'esposizione ad attacchi nemici dei convogli nelle fasi di trasporto.
"L'iniziativa odierna getta le basi per una cooperazione integrata e a lungo termine tra le nostre Nazioni per rafforzare le capacità europee di #difesa e deterrenza sviluppando la base industriale del settore". Così Min @GuidoCrosetto a margine della firma della Lettera di… pic.twitter.com/wM4Ke1Qp3q
— Ministero Difesa (@MinisteroDifesa) July 11, 2024
Al momento non è chiaro come i programmi ELSA siano in linea con il 'processo di pianificazione integrata della difesa aerea e antimissile' (IAMD) della NATO e con i requisiti operativi nazionali; non si comprende nemmeno se gli sforzi di sviluppo già noti, come il progetto francese Missile Balistique Terrestre (una versione lanciata da terra del proprio Missile de Croisière Naval/Naval Cruise Missile) o il programma britannico-tedesco ' Deep Precision Strike' per un sistema con una gittata superiore ai 2.000 km, possano rientrare nel coordinamento ELSA o rimangano iniziative nazionali o industriali. La scomoda realtà è che le varie alternative sono in competizione, richiedendo ciascuna fondi sostanziali e prolungati.
L'OWE500+: il drone autonomo europeo
L'OWE500+ è il primo progetto lanciato nell'ambito ELSA; si tratta di un drone autonomo non riutilizzabile dotato di una testata di circa 50 kg di alto esplosivo destinato ad attacchi di precisione contro obiettivi nemici di alto valore, comprese le difese aeree antimissili, sistemi di lancio su allarme o lancio sotto attacco e centri logistici.
Per ridurre al minimo i costi, una delle proposte prevede l'utilizzo di proiettili di artiglieria convenzionali da 155 mm come testate, con l'obiettivo di mantenere il prezzo unitario nell'ordine di centinaia di migliaia di euro. Nonostante l'accento posto sull'economicità, il sistema dovrebbe operare senza guida manuale, con un singolo operatore in grado di dispiegare decine di droni simultaneamente.
Il programma dovrebbe valutare la fattibilità di una piattaforma comune in grado di integrare carichi utili specifici per ciascun paese, con la produzione potenzialmente distribuita tra le nazioni partecipanti per aumentare la scalabilità e la resilienza.
OWE500+ potrebbe venir impiegato anche dalla Germania nelle batterie della futura 'Multi-Domain Task Force' pianificata per il 2029.
I sistemi DPS (deep precision strike)
L'ambizione di colpire il nemico con precisione e in profondità utilizzando armi convenzionali non è nuova; ciò che è cambiato e continua a evolversi sono i parametri che definiscono entrambe le dimensioni. La profondità è oggi misurata da centinaia fino a qualche migliaio di chilometri, mentre la precisione, in alcuni casi, è ora inferiore al metro. La caratteristica critica che rende queste nuove armi di estremo interesse è appunto l'alta accuratezza, che permette di porre a rischio anche sistemi strategici nucleari; concentrando alti esplosivi in attacchi puntuali si possono ottenere effetti 'controforza' (counterforce) altrimenti richiedenti armi nucleari.
Gli attacchi a queste distanze dal fronte storicamente erano essenzialmente di natura strategica, per colpire i centri del potere politico e per aggravare le condizioni di vita delle popolazioni al fine di ridurre la loro sopportazione del conflitto e la determinazione di resistenza; queste armi si qualificavano come strumenti di deterrenza per punizione, ossia per una ritorsione a un attacco colpendo obiettivi di estremo valore dell'aggressore.
La situazione attuale è differente, nel senso che ora i DPS si rivelano essenziali anche per operazioni tattiche, dato che i conflitti attuali (e quelli previsti) si articolano su teatri estremamente ampi, con risorse cruciali per i combattimenti al fronte poste a centinaia di km dalla zona degli scontri: centri di concentramento delle truppe di rincalzo, piattaforme lanciamissili marine o terrestri, basi aeree, arsenali di munizioni e centri logistici, sistemi ISR, nonché comandi superiori.
L'attacco a obiettivi situati in profondità può provocare uno shock capace di destabilizzare l'intera infrastruttura nemica, producendo effetti operativi significativi. Per esempio, la dottrina russa 'scala' le forze in base alla loro profondità d'azione e al valore degli obiettivi che possono neutralizzare. Le diverse scale sono: strategica, oltre i 500 km; operativo-strategica, tra 200 e 500 km; e tattico-operativa, tra 100 e 200 km. A ciascuna scala corrisponde uno specifico concetto di operazioni, con una propria struttura di comando, sistemi informativi e sensori e sistemi d'attacco di specifica gittata ed effettori dedicati, per consentire la distribuzione e l'allocazione dinamica dei sistemi d'arma in linea con gli obiettivi prioritari.
La Russia, a partire dai primi anni 2000 ha sviluppato un'articolata varietà di sistemi DPS con alta capacità di penetrazione: missili cruise lanciati da aerei (Kh-101, Kh-55 con gittate di oltre 2.500 km), il missile balistico lanciato da aerei Kinzhal (gittata 1.500–2.000 km), missili balistici terrestri (Iskander con gittata 500 km e il nuovissimo Oreshnik con gittata superiore ai 3.500 km), e i missili cruise terrestre Kalibr (gittata 1.500–2.500 km) e marino Zircon (gittata 500 km); inoltre le munizioni programmabili (droni kamikaze) Shahed/Geran con gittata 2.500 km, fortemente impiegate in Ucraina. Va osservato che molti di questi sistemi hanno una duplice valenza nucleare o convenzionale.
Nel contesto di una difesa europea in funzione anti-russa autonoma dagli Stati Uniti, le armi DPS sono ora considerate una lacuna nelle capacità europee, caratterizzata da un'eccessiva dipendenza dalle capacità aeree (missili cruise subsonici lanciati da aerei) e da una quasi totale assenza di armi lanciate da terra nell'insieme delle gittate desiderate.
È quindi probabile che il programma ELSA concentri l'attenzione sui sistemi mobili lanciati da terra; le armi DPS terrestri sono facilmente disperdibili, e offrono vantaggi in termini di sopravvivenza. Sono inoltre meno costose dei sistemi lanciati dall'aria o dal mare, che richiedono rispettivamente aeromobili da combattimento e piattaforme di lancio marittime. L'acquisizione di una gamma di sistemi DPS sosterrebbe inoltre la difesa aerea e missilistica integrata della NATO (IAMD), consentendo l'ingaggio dei sistemi superficie-superficie a lungo raggio dell'avversario prima del loro lancio.
Dal confronto al dialogo
Nei documenti resi pubblici non sono considerate le possibili reazioni russe allo sviluppo dei sistemi DPS europei; ricordiamo che da anni i russi richiedono che nei negoziati relativi ai sistemi nucleari si considerino, oltre ai sistemi antimissile, anche le armi convenzionali precise e a lunga gittata, proprio per la possibile valenza antiforza. Possono quindi considerare i piani europei essenzialmente aggressivi, miranti alla decapitazione dei sistemi di deterrenza russi.
Per disinnescare il conseguente aggravamento della minaccia reciproca e il rischio di un escalation destabilizzante, l'Europa ha bisogno di bilanciare la deterrenza militare con accordi diplomatici finalizzati a raggiungere una co-esistenza stabile con la Russia.
Solo un serio e continuo dialogo contribuisce a garantire che la Russia non interpreti erroneamente le misure difensive come intenzioni offensive e fornisce un canale per esplorare modi per allentare le tensioni.
Sarà necessario prestare molta attenzione nel configurare un tale dialogo, considerate le divisioni all'interno dell'Europa riguardo alla natura della minaccia russa e la profondità del diffuso sentimento antirusso, ma è urgente che si trovino canali operativi, attraverso anche contatti informali fra le comunità scientifiche, culturali e artistiche europee e russe.