SOCIETÀ

L’Istat compie 100 anni: un secolo di dati per raccontare l’Italia

Ogni volta che facciamo un’analisi socio-economica del nostro Paese, ogni volta che esperti e addetti ai lavori cercano di capire qual è lo stato attuale, passato e le proiezioni future di qualsiasi settore, lo possiamo fare anche e soprattutto perché c’è un ente statistico che con i suoi dati ci permette di farlo. L’Istat è uno di quegli enti che diamo quasi per scontati, ma la mole di conoscenze che passano attraverso di lui è materiale preziosissimo per la quotidianità di tutti noi. Nel 2026 l’Istat compie 100 anni. L’Istituto Nazionale di Statistica nasce precisamente il 9 luglio 1926. Non c’era ancora la Repubblica, non c’era ancora stata la seconda Guerra Mondiale e l’istituto si chiamava Istituto Centrale di Statistica.  Ad istituito, una legge, precisamente la n. 1162, e alla presidenza del nuovo istituto fu nominato Corrado Gini, una delle figure scientifiche più rilevanti dell’epoca.

Era un mondo completamente diverso, con una popolazione diversa e anche risorse limitate. I dipendenti erano poco più di 20 i collaboratori meno di 150. Il progetto però era ambizioso e voleva costruire una vera e propria infrastruttura statistica nazionale. Di fatto, per la prima volta l’idea della statistica venne intesa come strumento indispensabile per conoscere la realtà sociale ed economica.

La storia della statistica in Italia

La storia della statistica in Italia però inizia ben prima della nascita dell’Istat. Il primo censimento della popolazione risale al 1861, anno di nascita del Regno d’Italia. Nella notte tra il 31 dicembre 1861 e il 1° gennaio 1862, a pochi mesi dall’Unità, il nuovo Stato prova a contarsi per la prima volta: una fotografia della popolazione suddivisa per sesso, età e stato civile.

Il risultato è un Paese di poco più di 22 milioni di abitanti, che raggiunge i circa 26 milioni se si considerano anche i territori che non erano ancora stati annessi. La prevalenza delle persone era leggermente di sesso maschile (51%) ma era un’Italia decisamente diversa da quella attuale: l’età media? 27 anni!

La natalità era molto alta, tanto che i bambini sotto i 10 anni rappresentavano quasi un quarto della popolazione, mentre ora, già da qualche anno, ci sono più 80 enni che nuovi nati. 


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Dall’epoca in poi il censimento della popolazione è diventato un appuntamento regolare con cadenza decennale, accompagnando la costruzione dello Stato e l’evoluzione della società. Le eccezioni sono poche ma significative: nel 1891, quando l’indagine viene sospesa per difficoltà finanziarie, e nel 1941, a causa della guerra.

Nel corso dei decenni, il censimento si trasforma insieme all’Italia. Prima, nel 1881, viene adottato il criterio della popolazione residente, poi, nel 1901, furono introdotte anche le schede individuali per ogni componente della famiglia e si sposta la data di riferimento della rilevazione. Fino al 1921 inoltre, quindi prima della nascita dell’Istat,il censimento era stato gestito direttamente dai Comuni. 

Dal secondo dopoguerra in poi, come si legge nel sito dell’Istituto, il censimento continua ad adattarsi a una società sempre più complessa e ricca di dati. Nel 1971 viene realizzato il primo censimento dei gruppi linguistici a Trieste e Bolzano; nel 1991 il questionario viene tradotto in più lingue e si introduce un foglio specifico per gli stranieri non residenti. 

La svolta del 1989: la statistica come sistema

Gli anni ‘80 per l’Istat sono un periodo di svolta e cosapevolezza. Già nel 1983 le prime banche dati sono state messe a disposizione della popolazione, nel 1986 l’Istituto viene inserito nel comparto della ricerca, ottenendo il riconoscimento dell’attività scientifica svolta ma il passaggio decisivo arriva nel 1989. Il decreto legislativo 322 istituisce il Sistema statistico nazionale (Sistan). In pratica l’Istat non è più soltanto un produttore di dati, ma da quel momento diventa il nodo centrale di una rete che coinvolge amministrazioni, enti pubblici e istituzioni. È un passaggio cruciale perché da quel momento la statistica in Italia assume pienamente il suo carattere di bene pubblico, utile nella ricerca, nella condivisione di sapere e nella raccolta di informazioni sullo stato del Paese.

Il censimento permanente dell'Istat

Una seconda grande innovazione per l’Istat è arrivata nel 2018. Da quell’anno il censimento della popolazione è diventato permanente. È il cambiamento grazie al quale tutte le persone possono avere una fotografia chiara dello stato attuale rispetto a innumerevoli indicatori. Un salto di qualità non banale, si passa da’’avere dei dati ogni dieci anni a un sistema continuo. 

Un cambiamento che permette anche a noi di poter effettuare delle analisi più puntigliose, mettendo a confronto indicatori diversi e cercando di capire qualcosa in più del nostro Paese.


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Ora l’Istat compie 100 anni, ed è un anniversario che dobbiamo ricordare. Le celebrazioni si apriranno ufficialmente il 21 maggio 2026, con la presentazione del Rapporto annuale nell’Aula dei Gruppi parlamentari, che è sempre uno dei momenti centrali dell’attività dell’Istituto e che restituisce una lettura complessiva dello stato del Paese.

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