Budget NASA, nuovi tagli alla scienza nella proposta della Casa Bianca
Una veduta della Casa Bianca. Foto: The White House
La tabella generale del bilancio rende la scelta molto netta. L’area Exploration, cioè l’insieme dei programmi di esplorazione umana e lunare-marziana, sale da 7,783 a 8,514 miliardi. Al contrario, si riducono anche il programma Space Technology, dedicato allo sviluppo di nuove tecnologie spaziali, e Aeronautics, che finanzia la ricerca aeronautica civile. Viene inoltre azzerato STEM Engagement, il capitolo dedicato a iniziative educative nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. Il senso della proposta è quindi chiaro: concentrare le risorse su un numero ristretto di priorità e comprimere tutto ciò che non rientra direttamente nella nuova gerarchia.
Il punto di rottura: la scienza quasi dimezzata
Il cuore del bilancio non è però l’aumento dell’esplorazione, ma il drastico ridimensionamento della scienza. La Direzione per le missioni scientifiche perde quasi il 50 per cento delle sue risorse. È la scelta che incide più profondamente sull’identità della NASA, perché colpisce l’area che più di tutte ha tradizionalmente garantito alla NASA una funzione ampia: osservazione della Terra, planetologia, astrofisica, eliofisica. Il documento non cancella tutto, ma seleziona. Restano finanziate missioni considerate prioritarie come il telescopio spaziale Nancy Grace Roman, Dragonfly verso Titano, il cacciatore di asteroidi NEO Surveyor e il rover lunare VIPER. Ma il quadro complessivo resta quello di una scienza ridotta e filtrata, non più di una scienza intesa come pilastro paritario dell’agenzia.
Ed è proprio qui che si apre il nodo politico più delicato. Nel 2026, infatti, il Congresso aveva già corretto in modo significativo la linea della Casa Bianca, difendendo la scienza molto più di quanto l’amministrazione avesse chiesto e ripristinando anche i fondi per STEM Engagement. Questo precedente rende probabile che anche nel 2027 lo scontro istituzionale si concentri soprattutto su questo capitolo.
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L’esplorazione come asse dominante
Il contrappunto alla contrazione della scienza è la crescita dell’esplorazione. Il budget 2027 protegge e rafforza il nucleo dei programmi legati alla Luna e, in prospettiva, a Marte: il razzo Space Launch System, o SLS, la capsula Orion, il sistema di allunaggio umano Human Landing System, cioè i veicoli commerciali destinati a portare gli astronauti dal veicolo orbitale alla superficie, le tute spaziali di nuova generazione e lo sviluppo di sistemi per la logistica lunare e marziana. La logica è coerente con l’impostazione difesa da Jared Isaacman nelle ultime settimane: non un problema di quantità assoluta di risorse, ma di riallocazione coerente con gli obiettivi del presidente. In altre parole, non un taglio imposto dalla necessità, ma una scelta politica di concentrazione.
Questa protezione dell’esplorazione è resa ancora più forte dalla presenza di fondi obbligatori esterni al bilancio discrezionale annuale. La NASA ricorda infatti che il Working Families Tax Cut Act ha già stanziato quasi 10 miliardi di dollari fino al 2032 per programmi Artemis, missioni marziane e attività Moon to Mars, cioè il grande contenitore strategico che collega ritorno alla Luna e futuro viaggio verso Marte. Questo significa che l’esplorazione non solo viene privilegiata nel bilancio ordinario, ma dispone anche di un canale aggiuntivo di protezione finanziaria.
Artemis ristrutturato: le modifiche annunciate a marzo tornano nel bilancio
Il budget request 2027 non introduce dal nulla una nuova strategia. Piuttosto, mette per iscritto e finanzia un cambiamento che la NASA aveva già annunciato poche settimane fa, il 24 marzo, in occasione della presentazione delle nuove linee operative per attuare la National Space Policy americana. In quel passaggio l’agenzia aveva spiegato che Artemis non sarebbe più stata gestita come una sequenza lineare di missioni culminanti subito nell’allunaggio, ma come un’architettura progressiva: più test in orbita terrestre bassa, più enfasi sulle infrastrutture di superficie, minore centralità del Gateway e una cadenza più regolare di missioni lunari nel medio periodo. Questo è esattamente il quadro che ora riappare nel bilancio 2027.
La modifica più evidente riguarda Artemis III. La missione, secondo la nuova scheda ufficiale NASA, non sarà più il primo allunaggio umano del programma, ma una missione dimostrativa in orbita terrestre bassa, cioè Low Earth Orbit, finalizzata a testare le operazioni di incontro e aggancio tra Orion e uno o più lander commerciali. Il primo allunaggio con equipaggio viene così spostato ad Artemis IV, previsto nel 2028. Il bilancio 2027 conferma questa ristrutturazione: la continuità di SLS e Orion viene mantenuta, ma dentro una sequenza più prudente sul piano operativo.
Gateway ridimensionato: meno orbita cislunare, più superficie
È in questo contesto che va letto il ridimensionamento del Lunar Gateway, la stazione spaziale che gli Stati Uniti avrebbero voluto realizzare in orbita lunare. Il budget 2027 non parla tanto di cancellazione formale quanto di perdita di centralità. Le risorse discrezionali per il Gateway scompaiono e l’infrastruttura viene ricollocata dentro una logica subordinata alla futura base lunare di superficie. In pratica, il centro di gravità del programma si sposta dall’avamposto orbitale alla Luna abitata.
Questo passaggio, però, non arriva all’improvviso. Era stato anticipato proprio nella conferenza del 24 marzo e sintetizzato con chiarezza anche nelle analisi successive: la NASA aveva già chiarito di voler privilegiare la costruzione di una presenza sostenibile sulla superficie lunare rispetto al completamento dell’architettura orbitale del Gateway. Il budget request 2027 non fa quindi che tradurre in termini contabili una scelta strategica già annunciata.
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Il precedente 2026 e la variabile Congresso
Resta però una variabile decisiva: il Congresso. Il precedente del 2026 mostra che la proposta della Casa Bianca non coincide automaticamente con l’esito finale. Lo scorso anno i parlamentari avevano corretto in modo significativo il disegno dell’amministrazione, difendendo la scienza e ripristinando i fondi per l’educazione scientifica. Questo significa che la proposta 2027 va letta prima di tutto come una dichiarazione politica di priorità, non come un esito già acquisito.
Ed è proprio per questo che il capitolo più esposto allo scontro resta la scienza. Il Congresso potrebbe accettare una NASA più concentrata sull’esplorazione strategica, ma potrebbe anche intervenire, come già fatto nel 2026, per ristabilire una maggiore pluralità di missione. La partita, in altre parole, non è solo tecnica o contabile. È una partita sull’identità stessa dell’agenzia.
Una NASA più selettiva, ma politicamente contestata
La proposta di bilancio 2027 non riduce semplicemente la NASA. Ne cambia il baricentro. Rafforza l’esplorazione, protegge Artemis, conferma la ristrutturazione del programma già annunciata a marzo, ridimensiona il Gateway e comprime drasticamente la scienza. È questa, più del -23 per cento complessivo, la novità sostanziale del documento. La NASA che emerge dal request 2027 è meno plurale, più selettiva, più orientata a obiettivi operativi e strategici: più Luna e Marte, meno ricerca come funzione sistemica dell’agenzia.
Resta però ancora solo una proposta, non ancora approvata. Se il Congresso dovesse confermare questa impostazione, la trasformazione sarebbe profonda. Se invece replicasse il copione del 2026, difendendo scienza e formazione, allora il budget 2027 finirebbe per dire anche qualcos’altro: non solo come la Casa Bianca vuole cambiare la NASA, ma anche quanto sia difficile, negli Stati Uniti, ridurre un’agenzia come la NASA a una sola missione dominante.