SOCIETÀ

Migranti e asilo, perché il Regno Unito cambia rotta

Il Regno Unito si è ormai definitivamente impantanato sulla questione migranti. Ricordate il contestatissimo progetto del Partito Conservatore (guidato in sequenza da Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak) che pensava di risolvere la questione dei “troppi” sbarchi spedendo in Rwanda qualsiasi immigrato fosse sbarcato sulle coste britanniche? "Quel piano è morto e sepolto", annunciava trionfante il leader laburista Keir Starmer nel luglio dello scorso anno, a poche ore dal suo insediamento dopo aver vinto le elezioni. Lunedì scorso però il Labour Party ha compiuto un passo che molti leggono come un tradimento dei suoi valori fondanti, della sua storia, perfino del suo elettorato. La ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, ha presentato un piano che inasprisce ulteriormente la politica sui rifugiati, e che si stenta a credere che possa essere stato elaborato da un partito di sinistra. Il piano, presentato dal governo come "la più grande riorganizzazione delle leggi sull’asilo degli ultimi 40 anni”, prevede che lo status di rifugiato (che viene concesso, secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, in presenza di fondati timori di persecuzione individuale nel Paese di provenienza) sia ridotto da cinque anni a 30 mesi; che coloro ai quali viene concesso l’asilo debbano attendere non più cinque anni per ottenere la residenza permanente, com’è attualmente, ma 20 anni; che il Regno Unito avrà la possibilità di confiscare beni ai richiedenti asilo (gioielli?) per contribuire ai costi del loro mantenimento; che alle famiglie di richiedenti asilo sarà offerto un sostegno finanziario per tornare nel loro paese d’origine: e se rifiuteranno quel sostegno, si procederà con un rimpatrio forzato, compresi i bambini. Infine: le protezioni concesse non saranno più definitive, ma “regolarmente riviste” e i rifugiati saranno incoraggiati a tornare nei loro paesi d’origine, una volta ritenuti sicuri; e non ci sarà più un diritto automatico al ricongiungimento familiare per i rifugiati. L’obiettivo dichiarato del governo è rendere sempre più lunga e precaria la via dell’insediamento per la maggior parte delle persone che raggiungono irregolarmente il Regno Unito.

È necessario un effetto deterrente

Non c'è nulla di compassionevole nel permettere che il vile commercio di traffico di persone che perpetua la migrazione illegale continui”, ha scritto il primo ministro Starmer nella prefazione al documento, titolato Restoring Order and Control. “Se vogliamo vedere meno attraversamenti della Manica, meno sfruttamento e un sistema più equo con percorsi sicuri e legali, abbiamo bisogno di un approccio con un effetto deterrente più forte e di regole che vengano applicate in modo rigoroso”. La ministra dell’Interno ha anche aggiunto: "Questo piano delinea un modello di asilo completamente nuovo per il Regno Unito. Proprio come in Danimarca, lo status di rifugiato diventa temporaneo: dura soltanto finché un rifugiato non può tornare a casa in sicurezza. I richiedenti asilo e i rifugiati non riceveranno le condizioni generose che attualmente ricevono. Non avremo più il dovere di sostenere chi ha la capacità di sostenersi da solo, né chi infrange le nostre leggi o regole. Chi possiede beni sarà costretto a contribuire al proprio mantenimento". 

Shabana Mahmood, lei stessa figlia di immigrati pakistani (è nata a Birmingham nel 1980), ha espresso anche l’intenzione di intervenire sulla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU): non ritirando tout court il Regno Unito dal trattato, come propone l’estrema destra, ma proponendo alcune riforme: come quella dell’articolo 8, dove si stabilisce che “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare”. Questo per tracciare un confine ancor più ristretto della “famiglia”, riducendo soltanto a chi ha un “familiare stretto” nel Regno Unito, come un genitore o un figlio, la possibilità d’invocare l’Articolo 8 per restare. Ma il Regno Unito si unirà anche ad altri paesi nella richiesta di riforma dell’Articolo 3 della CEDU, che è pensato per garantire protezione alle persone contro trattamenti disumani o degradanti. Il 22 maggio di quest’anno nove stati europei, su iniziativa di Danimarca e Italia, hanno pubblicato una lettera aperta (poi firmata da Austria, Belgio, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca) nella quale esprimono preoccupazioni riguardo alla giurisprudenza della Corte su migrazione e asilo, sostenendo che la CEDU aveva interpretato e applicato la Convenzione “in modo ampio, al di là dell’intenzione delle Parti Contraenti”, con l’obiettivo di “ripristinare il giusto equilibrio”. Lo scorso anno, per fare un solo esempio, proprio la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva bocciato l’accordo tra Italia e Albania sui centri per migranti.

Una strada sbagliata che incoraggia il razzismo

Tornando al Regno Unito: al momento si tratta soltanto di un pacchetto di proposte, anche se di enorme valore politico e sociale, che dovrà però passare nei prossimi mesi attraverso diverse votazioni in Parlamento prima di essere approvata. Ma se l’iniziativa ha provocato un terremoto all’interno dello stesso Labour, con almeno una dozzina di deputati che si sono dichiarati fermamente contrari al progetto, e che dunque minacciano di non sostenerlo alla prova del voto, ecco che gli stessi Conservatori potrebbero correre in soccorso del governo, magari votando a favore di alcune parti del testo, ma senza rinunciare alla “paternità” del tema, che sta facendo volare nei sondaggi il partito di Nigel Farage, Reform UK, stimato al 34%, contro il 22% del Labour. Lo stesso Farage ha ironizzato, fiutando la mossa laburista e definendo i piani della ministra dell’Interno "un tentativo di unirsi a Reform UK": ma sono in molti a ritenere che la scelta del governo, così brusca, così dirompente, sia proprio finalizzata a sfilare alla destra uno dei suoi cavalli di battaglia, per tentare così di risalire nei consensi. La ministra Mahmood ha risposto con nettezza: "Francamente Farage può andarsene a quel paese. Non mi interessa nulla di quello che ha da dire. E lasciate che dica con chiarezza alle persone di ogni orientamento politico: non sto facendo un calcolo politico qui. Non sto facendo un calcolo elettorale. È mia responsabilità, come ministra dell’Interno di questo paese, capire come riparare un sistema a pezzi, che non funziona, e cosa sia giusto fare". La leader conservatrice Kemi Badenoch ha commentato così: "I cambiamenti non bastano, ma sono un inizio". 

Tra i commenti negativi spicca quello del deputato laburista Tony Vaughan, che su X ha scritto: "Lo scorso settembre il primo ministro aveva detto che eravamo a un bivio: ebbene, queste proposte di legge sull’asilo dimostrano che abbiamo preso la strada sbagliata. La stessa idea che i rifugiati riconosciuti come tali debbano essere deportati è sbagliata. Abbiamo assolutamente bisogno di controlli sull'immigrazione. E dove quei controlli stabiliscono che ci sono le condizioni per concedere l’asilo, dovremmo accogliere e integrare, non creare un limbo perpetuo e un’alienazione. La retorica intorno a queste riforme incoraggia la stessa cultura di divisione che vede crescere razzismo e abusi nelle nostre comunità". Il barone Alf Dubs, veterano laburista, arrivato nel Regno Unito nel 1939, quando aveva 6 anni, fuggendo dalla persecuzione degli ebrei nella Cecoslovacchia occupata dai nazisti, ha definito le proposte della ministra dell’Interno “trasandate”, accusando il governo di voler "usare i bambini come arma". Dura e netta anche la posizione espressa dalla deputata di Nottingham East, Nadia Whittome: "È vergognoso che un governo laburista stia strappando i diritti e le protezioni di persone che hanno subito traumi inimmaginabili". Anche il leader del Partito Verde, Zack Polanski, ha condannato il piano e attaccato il governo: "Tutto questo è estremo, è disumano, opera di un governo di codardi. Invece di affrontare i potenti, perché il problema qui non è l’immigrazione ma l’ineguaglianza, hanno preso di mira i pensionati, i disabili, e ora stanno cercando persone che fuggono dalle guerre e dai conflitti. Sono furioso, così tante persone sono furiose, perché questo è un modo totalmente inconcepibile di affrontare le cose".

Nessuno nega che la questione migranti debba ancora trovare una soluzione: soltanto quest’anno quasi 39.000 persone sono arrivate nel Regno Unito attraversando il Canale della Manica, dal nord della Francia, a bordo di piccole imbarcazioni o di gommoni gonfiabili. Un numero già superiore a quello del 2024, ma inferiore al record stabilito nel 2022 (oltre 45mila arrivi), quando al governo c’erano i Tories. Anche le richieste di asilo hanno raggiunto livelli record: poco più di 111.000 domande a giugno 2025, con un incremento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2024. "Il nostro paese ha una tradizione orgogliosa di accoglienza verso coloro che fuggono dal pericolo, ma la nostra generosità sta attirando i migranti illegali attraverso la Manica", ha ribadito la ministra Mahmood.

Questione di modi, e di metodi. L’UNHCR (l’agenzia dell’ONU per i rifugiati) ha rivolto un appello al governo britannico affinché mantenga “un equilibrio”. Mentre Sile Reynolds, responsabile dell’Advocacy per l’Asilo presso Freedom from Torture (un’associazione benefica che pochi giorni fa aveva pubblicato un rapporto per denunciare il fallimento del sistema di accoglienza e di asilo del Regno Unito) ritiene che "quelle regole andrebbero a punire persone che hanno già perso tutto: non è ciò che siamo come paese". Sulla stessa linea il Refugee Council of Great Britain, che ha criticato l’annuncio della nuova politica del governo: "I rifugiati non confrontano i sistemi di asilo prima di scappare per salvarsi la vita. Quelle persone sono state perseguitate, torturate o hanno visto membri della famiglia uccisi in guerre brutali. Sappiamo perché le persone vengono nel Regno Unito: perché hanno già famiglia qui, perché parlano un po’ d’inglese, oppure hanno legami di lunga data che li aiutano a ricostruire la propria vita in sicurezza". 

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