SOCIETÀ

Öcalan: 26 anni di isolamento nell'isola carcere di Imrali in Turchia

Il 24 novembre 2025, una delegazione di parlamentari turchi ha visitato il detenuto Abdullah Öcalan, nel carcere dell'ormai disabitata isola di Imrali. Mandela rimase imprigionato per circa lo stesso (incredibile) tempo, per qualche mese in meno proprio sull’isola carcere di Robben Island e, comunque, con centinaia di altri reclusi, quasi tutti “politici” e colleghi di partito. Mentre la geopolitica mondiale è travolta da guerre e dazi oltre che da sconvolgimenti in secolari alleanze verso incerte prospettive, mentre la Turchia svolge spesso una funzione di primo piano per contatti e trattative su più scenari oltre che da blocco per migranti euroasiatici (spesso forzati), mentre i diritti fondamentali degli individui umani restano formalmente sanciti e sempre meno rispettati nei singoli paesi (ricordate l’arresto proprio in Turchia del sindaco di Istanbul, potenziale candidato unitario dell’opposizione?) e nelle sfere d’influenza anche europee (come nel cimitero Mediterraneo), c’è da decenni un uomo solo nell’istituto penitenziario di sicurezza di un’isoletta vicina. I fatti.

L’isola di Imrali: storia e geografia

Imrali è un’isola turca di circa 2.500 ettari, venticinque km², collocata nella parte meridionale orientale del piccolo Mar di Marmara, il “mare” che collega il grande Mediterraneo al Mar Nero: le rilevanti città costiere turche di Gallipoli e Istanbul sono a Est sui Dardanelli e a Nord-Ovest sul Bosforo. All’interno del Mar di Marmara vi sono più di venti isole e un paio di arcipelaghi. Imrali è fra le isole più grandi, solitaria rispetto alle altre, abbastanza distante sia dalla costa meridionale che dalla penisola orientale. Non possiede montagne, il “picco” più alto e il Türk Tepesi (Collina Turca), di appena 217 metri d’altitudine. Ha una lunghezza, da Nord a Sud, di circa otto chilometri con una larghezza di tre, una superficie appunto di circa 25 chilometri quadrati (ovvero metà delle “nostre” Asinara o Ischia).

Imrali conosce la presenza umana da almeno un millennio. Nel 1308 fu conquistata dall’impero ottomano che si assicurò così il controllo di tutta l’area, tagliando il collegamento dei bizantini con Bursa. Il nome deriva appunto dal suo conquistatore, Emir Ali, uno dei più importanti ammiragli dell’impero. Fino alla guerra d’indipendenza turca (1919-1923) esistevano sull’isola tre villaggi greci, i cui abitanti vivevano soprattutto di viticoltura e di pesca. Poi è rimasta disabitata fino al 1935, quando fu costruito un ampio complesso carcerario, tipo colonia penale: ai prigionieri erano permessi la produzione e lo scambio di prodotti di agricoltura e pesca. Poche cittadine e cittadini turchi continuarono per un poco a risiedervi. Invece, attualmente sull’isola ci sono solo il carcere e una base militare e non ci sono abitanti all’infuori degli addetti alle due istituzioni. Non sono possibili attracchi pubblici, tantomeno visite turistiche.

L’area marina circostante è zona ad accesso proibito ed e vietato perfino scattare fotografie. A fine 1999 c’erano nel penitenziario, 240 detenuti, che furono tutti evacuati per far posto al solo Abdullah Apo Öcalan, capo del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), appena catturato in Kenya. Da allora l’isola è divenuta un carcere-tortura per “eccellenza”. Fino al 2009, per i primi dieci anni, Öcalan è stato l’unico prigioniero, in una cella singola. Successivamente, grazie all’indignazione e alla protesta di istituzioni europee, vi sono stati trasferiti per alcuni anni altri cinque detenuti (due dei quali spostati già nel 2016). A Öcalan viene concessa ogni giorno un’ora di ricreazione con gli altri detenuti; in carcere (teoricamente) può leggere, scrivere e preparare memorie difensive da presentare in tribunale. Periodicamente si svolgono in Europa manifestazioni che ne chiedono la liberazione, da ultimo in Italia il 14 febbraio 2026 a Roma, Milano, Cagliari e in altre città.


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Apo compirà 78 anni il 4 aprile 2026, dal 1977 è stato il leader della lotta per l’autonomia del Kurdistan, per il suo assetto istituzionale ispirato al confederalismo democratico, per l’emancipazione della donna e la distruzione del sistema patriarcale e capitalista, per uno sviluppo rispettoso del pianeta e della natura. A lui si ispira il movimento curdo contro tutte le oppressioni, dalla Siria alla Turchia, le cui vicende hanno colpito il mondo intero a cominciare dalla resistenza di Kobane e nel Rojava, ancora di forte attualità dopo i recenti rivolgimenti in Siria e i recentissimi parziali accordi con la comunità di quell’area prima “autodeterminata”. Per questo Öcalan è apparso a lungo una delle (poche) figure di riferimento dei movimenti per “un altro mondo possibile”. Da sempre ricercato dalle autorità turche, Öcalan raggiunse nel 1999 l’Italia, dove chiese inutilmente asilo politico.

Convinto a lasciare il nostro paese, venne catturato dai Servizi segreti turchi in Kenya, durante il trasferimento dalla sede della rappresentanza diplomatica greca all’aeroporto di Nairobi. Condannato a morte, si vide commutare la pena nell’ergastolo a seguito della abolizione della pena capitale da parte del Parlamento di Ankara. Da allora, è detenuto sull’isola carcere di Imrali. La sua vicenda giudiziaria costituisce una delle più clamorose violazioni dello Stato di diritto in un Paese che fa parte, politicamente se non geograficamente, del contesto europeo. Le ragioni stesse della detenzione sono fragili (non parliamo poi della scelta di un’isola carcere nel XXI secolo): con sentenza del 12 maggio 2005, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha, infatti, stabilito che il processo e la condanna non si erano svolti davanti a un tribunale indipendente e imparziale e che il suo diritto di difesa risultava violato. 

Öcalan per un periodo è rimasto detenuto insieme ad altri tre prigionieri (Ömer Hayri Konar, Hamili Yıldırım e Veysi Aktaş), tutti in isolamento assoluto su un’isola per il resto disabitata, eccettuati i carcerieri e i militari. I detenuti di Imrali sono privati del diritto di incontrare avvocati e familiari (per fare un esempio, nei due anni 2018 e 2019 Öcalan ha avuto, complessivamente, cinque incontri con gli avvocati e tre con i familiari, alcuni dei quali, l’11 agosto 2019 e il 3 marzo 2020, solo dopo la notizia di un incendio sull’isola), del diritto di telefonare (nei primi venti anni Öcalan ha potuto fare direttamente un’unica telefonata, il 27 aprile 2020, al fratello convocato in Procura), di scrivere lettere e qualunque altro tipo di comunicazione. Ciò ha provocato proteste in varie parti del mondo. Nel 2019 ben 3.000 persone hanno fatto uno sciopero della fame in vari luoghi del mondo per protestare contro Imrali e l’iniziativa ha portato nove di loro alla morte (death fast). Tuttavia, fuori dal Kurdistan si parla sempre meno dello status di Öcalan. 

Il 5 agosto 2020 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt) aveva pubblicato un rapporto sulla situazione nella prigione. Il rapporto definisce “inaccettabili” il sistema e l’isolamento a Imrali. Nell’ottobre 2020 l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione sulla repressione dell’opposizione in Turchia, che, fra l’altro, ha chiesto la fine dell’isolamento di Öcalan. La risposta del Governo turco è consistita in nuovi divieti e rifiuti e in un isolamento carcerario, se possibile, ancora maggiore. Per esempio, nel 2020 nessuna delle 96 richieste di visita presentate dal difensore fu accolta: 68 non ricevettero risposta e 28 furono respinte; su 50 richieste di visite dei familiari, 40 non ricevettero risposta, nove respinte, una sola accettata. Tutti i prigionieri di Imrali sono tenuti in isolamento per la maggior parte del tempo (ovvero 159 ore su 168 a settimana, comprese 24 ore al giorno nei due giorni del fine settimana).

La visita ufficiale a Öcalan di esponenti istituzionali pluralisti presso l’apposito istituto detentivo dell’isola carcere è stata resa possibile da un’iniziativa della commissione parlamentare “Solidarietà nazionale, fratellanza e democrazia”, creata per pianificare i passaggi legislativi e i colloqui necessari al nuovo fragile processo di pace tra stato turco (quindi Erdoğan consapevole) e partito dei lavoratori Pkk (quindi Öcalan consapevole), avviato un po’ più di un anno fa. Dopo alcune settimane di discussione, nel corso della diciottesima riunione, il 20 novembre 2025 la commissione ha approvato con 32 voti a favore, 3 astenuti e 2 contrari l’invio di una propria delegazione. Il contatto personale è durato circa un’ora e mezzo.

Come detto, in oltre 25 anni di detenzione il leader del Pkk aveva precedentemente incontrato solo in rarissime occasioni un ristrettissimo numero di familiari, avvocati, esponenti dell’opposizione, componenti dei servizi segreti, in totale (ulteriore) isolamento politico e mediatico e pur nella persistente incertezza rispetto ai successivi sviluppi del processo istituzionale. Ovviamente, nessun materiale audiovisivo è stato divulgato e non sono stati resi pubblici dettagli specifici sui contenuti dell’incontro; certo la visita risulta avvenuta in un clima di grande attenzione e polemiche in tutta la Turchia. Dall’arresto nel 1999, è la prima volta che ufficialmente le porte del carcere speciale di Imrali si sono aperte ai deputati dei partiti di governo, Akp (quello principale e maggioritario, fondato dallo stesso attuale presidente Erdoğan nel 2001) e Mhp (braccio politico dei cosiddetti Lupi grigi). Come noto, il 72enne Recep Tayyip Erdoğan è stato sindaco di Istanbul dal 1994 al 1998 e primo ministro dal 2003 al 2014, ora è Presidente dal 2014.


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Una deputata dell’opposizione ha poi fatto sapere che la delegazione è arrivata in elicottero, trovando Öcalan in salute. Nel breve scambio di opinioni è entrato quanto sta avvenendo in Siria e l’adesione del SFD (Forze Democratiche Siriane) al nuovo esercito del paese (terminata la dittatura di Assad). Per quanto riguarda i curdi (si potrebbe dire “turchi”) sarebbe stata ribadita la scelta della deposizione delle armi, connessa anche alla (futura, eventuale) trasformazione democratica dello stato. Il 4 dicembre la Commissione parlamentare ha concluso la prima fase dei propri lavori, quella dedicata alle “udienze”. Seguiranno nei prossimi mesi analisi e relazioni, intanto è stato reso pubblico un “riassunto” della visita al leader imprigionato Öcalan, ma non è stato subito pubblicato il verbale integrale e ufficiale. È stato pure ipotizzato che, se il Pkk risultasse “sciolto” potrebbero cadere in prescrizione i processi per “sostegno all’organizzazione”, coinvolgendo forse lo stesso Öcalan, che intanto resta recluso da solo sull’isola carcere. Da 26 anni, ogni secondo minuto ora del giorno, ogni giorno settimana mese dell’anno, riflettiamoci un attimo per cortesia: un prigioniero sostanzialmente “politico” triplicatamente isolato.

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