SOCIETÀ

Il Parlamento europeo ha approvato la direttiva anticorruzione

Nella seduta del 26 Marzo 2026, con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astenuti, il Parlamento Europeo ha approvato, la Direttiva Europea Anticorruzione

Il documento parte da una premessa chiara e dice che “la corruzione è ancora un grave problema a livello dell'Unione”. La minaccia principale che viene dalla corruzione è proprio dovuta alla stabilità e alla sicurezza dei Paesi. Una società più corrotta è anche più permeata dalla criminalità organizzata e le sue fondamenta democratiche vengono pian piano erose.

“La lotta contro la corruzione - si legge in apertura alla direttiva - è essenziale per rafforzare la qualità della democrazia e per realizzare pienamente lo Stato di diritto”. Con questo provvedimento quindi, l'UE cerca di uniformare le norme penali nei 27 Stati membri e a colmare le differenze tra i vari sistemi nazionali che sono spesso molto diversi tra loro. 

Il documento poi fa emergere “lacune nell'applicazione delle norme” e qui, purtroppo, l’Italia fa la sua parte. Ma andiamo per punti. Come abbiamo visto, il cuore pulsante della direttiva è il cercare di armonizzare le varie legislazioni nazionali. Per la prima volta quindi, l’Unione stabilisce quali comportamenti devono essere considerati reati in tutti gli Stati membri e con quali standard minimi di pena.

Devono essere considerati reato la corruzione, attiva e passiva, nel settore pubblico e nel settore privato, l’appropriazione indebita e il traffico di influenze in due situazioni diverse. È reato promettere o ottenere vantaggi indebiti per esercitare un’influenza impropria su un funzionario pubblico, anche se quell’influenza non viene realmente esercitata o non produce risultati. Poi è reato il traffico di influenze a prescindere dal fatto che l’influenza sia stata presunta o reale, che sia stata esercitata o meno e, soprattutto, che abbia ottenuto o meno il risultato voluto.

Questo è un passaggio che sembra tecnico ma in realtà è molto importante e concreto. “Affinché siano efficaci - si legge -, gli approcci anticorruzione in tutti gli Stati membri dovrebbero basarsi su misure volte a migliorare la trasparenza e l'integrità, anche disciplinando ambiti quali il conflitto di interessi, il lobbismo e il fenomeno delle "porte girevoli".

Il nervo scoperto dell’Italia: l’abuso d’ufficio

C’è un passaggio della direttiva su cui il nostro Paese dovrebbe necessariamente soffermarsi: l’esercizio illecito di funzioni pubbliche. 

Il documento dice che “rischia di minare la fiducia dei cittadini, lo Stato di diritto e l'equità economica e può arrecare grave pregiudizio all'interesse pubblico”. Per prevenire tutto ciò “gli Stati membri dovrebbero individuare violazioni gravi della legge, siano esse azioni od omissioni, o entrambe”. La norma quindi impone agli Stati di punire le violazioni gravi della legge commesse da funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni, sia attraverso azioni sia attraverso omissioni. Ci sono anche degli esempi concreti come violazioni delle regole sugli appalti, oppure applicazioni deliberatamente scorrette della legge. 

A leggerla così sembra proprio un reato che l’Italia ha abolito nel 2024: l’abuso d’ufficio. È vero che la direttiva non impone una formulazione proprio identica, ma il principio è simile: deve esistere una responsabilità penale per l’uso illecito del potere pubblico. L’abolizione dell’abuso d’ufficio non era stata ritenuta incostituzionale, ma ora, inevitabilmente, l’Italia dovrà tornare sulla questione.

Diventano reato poi anche l’intralcio alla giustizia, cioè ogni tentativo di ostacolare indagini e procedimenti, l’arricchimento derivante da corruzione, che consente di intervenire anche sul patrimonio accumulato e l’occultamento o la dissimulazione dei beni, cioè le pratiche che servono a nascondere l’origine illecita della ricchezza.

Inoltre, la direttiva europea punisce anche chi istiga, favorisce o concorre nella commissione di questi reati. 

“Questa legge è storica - ha dichiarato la relatrice della norma Raquel García Hermida-van der Walle -. La corruzione ha portato al silenziamento di giornalisti, alla morte di cittadini e a vite spezzate. Dietro ogni statistica c’è un nome, una storia e un futuro negato. La corruzione drena inoltre miliardi dalle nostre economie, erode la fiducia nelle istituzioni e mina la democrazia stessa. Se non contrastata, minaccia le fondamenta stesse della nostra Unione. Questa legge serve a difendere l’Europa nel suo nucleo e a rispondere alle esigenze dei cittadini”

Cosa succede ora

La direttiva dovrà ora essere formalmente adottata dal Consiglio prima di diventare operativa. Entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, dopo di che gli Stati membri avranno due anni per recepirla nei rispettivi ordinamenti.

Significa che devono trovare il modo migliore per traumtare queste direttive in norme concrete. Significa anche che inevitabilmente in Italia si tornerà a parlare d’abuso d’ufficio, e si vedrà se con la stessa legislatura che l’ha abolito o con una di colore differente.

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