SOCIETÀ

Ripartire da qui, insieme. Le donne ucraine che ricostruiscono il loro futuro in Italia

Secondo i dati Eurostat, la maggior parte dei cittadini e delle cittadine ucraine che hanno trovato rifugio in Italia e nel resto dell'Unione Europea dopo l’invasione russa del febbraio 2022 sono donne e bambini, che si sono trovati costretti a ricostruire la propria quotidianità in un Paese nuovo e sconosciuto, spesso lontano dalla rete familiare e affettiva su cui avevano potuto contare prima dello scoppio della guerra.

In questi quattro anni di conflitto, si sono mobilitate in tutta Italia numerose realtà del terzo settore, organizzazioni no profit e gruppi di volontariato per fornire loro assistenza burocratica, supporto psicologico, mediazione culturale e orientamento nella ricerca di lavoro. Tra queste, troviamo anche l’Associazione delle Donne Ucraine di Trieste, fondata circa due anni fa su iniziativa di alcune donne ucraine residenti nel capoluogo giuliano, con l’obiettivo di aiutare chi, come loro, è arrivata in Italia per fuggire dalla guerra.

È qui che Il Bo Live ha incontrato una persona molto attiva dell’associazione – che preferisce restare anonima – la quale ci ha raccontato quali sono le maggiori difficoltà che incontrano le donne ucraine che arrivano in Italia da sole (o con i figli piccoli al seguito) e il tipo di supporto di cui hanno bisogno. “La guerra cambia tutto da un momento all’altro”, racconta. “Un giorno si ha una casa, un lavoro e una stabilità economica, mentre il giorno dopo non c’è più niente. Bisogna perciò rimettere insieme, un pezzo alla volta, ogni aspetto della propria quotidianità, ma non è facile farlo in un Paese nuovo, dove non si conosce nessuno e di cui non si parla la lingua. Ricominciare è difficile, soprattutto per le persone meno giovani.

Noi cerchiamo quindi di inserirci in ogni fase di questo processo. Forniamo aiuto nella ricerca di un alloggio e di un lavoro, offriamo supporto linguistico e psicologico e cerchiamo di dare una mano a chiunque si rivolga a noi, non solo alle donne o ai cittadini ucraini.

Ogni situazione è diversa e complessa a modo suo. Molte persone arrivano senza conoscere il funzionamento della burocrazia italiana e con poca dimestichezza con le tecnologie digitali, per esempio. Per questo offriamo assistenza nella compilazione dei documenti, nell’attivazione dello SPID e in molte altre pratiche quotidiane. Le prime di noi che sono arrivate in Italia hanno dovuto imparare tutto da sole; per questo, abbiamo voluto renderci utili per le altre, insegnando loro ciò che già sapevamo per rendere la loro esperienza più semplice”.

Al momento l’associazione conta una decina di soci e offre supporto a circa 120 persone. “In questi anni le richieste di aiuto sono aumentate e abbiamo ampliato la nostra rete di collaborazioni con altre organizzazioni di volontariato, tra cui la Caritas e il Banco alimentare. Abbiamo ricevuto molto supporto anche dalle istituzioni e dagli uffici locali, dalla Prefettura al Comune, oltre che dai CAF. Circa un anno fa, il Comune di Trieste ha messo a nostra disposizione una sede in cui poter svolgere le nostre attività. Fino a quel momento, infatti, siamo state ospitate da una chiesa avventista locale”.

La prima e forse la principale difficoltà che affrontano le donne ucraine riguarda la ricerca di un alloggio. “Non è facile trovare proprietari disposti ad affittare un appartamento a donne arrivate in Italia da poco, che devono mantenere loro stesse e la propria prole solo con le loro forze. In questi casi, cerchiamo di aiutarle nella compilazione delle domande per l’alloggio e nella ricerca di soluzioni abitative. Allo stesso tempo, supportiamo le famiglie nell’iscrizione dei bambini a scuola o all’asilo e nella ricerca di un impiego, collaborando anche con un’agenzia del lavoro”.

“Spesso si fa fatica a trovare un’occupazione stabile”, aggiunge Mariia Vesela, segretaria dell’associazione. “Anche le donne che in Ucraina avevano titoli di studio, diplomi o professioni qualificate in Italia trovano impiego principalmente nel settore delle pulizie o dell’assistenza domestica. Per molte questo può essere scoraggiante; purtroppo, però, il riconoscimento dei titoli di studio è un percorso lungo e costoso, che richiede di rivolgersi alle università, sostenere eventuali esami integrativi e, prima ancora, di imparare bene la lingua. Infatti, una volta raggiunto il livello A2 di italiano, diventa più facile studiare, cercare lavoro e comunicare”.

Oltre a organizzare corsi di italiano per adulti e bambini, l’associazione offre anche uno sportello di ascolto, erogato da due psicologhe professioniste ucraine. “Spesso le persone che aiutiamo si sentono più a loro agio a parlare con qualcuno che conosce non solo la lingua, ma anche il contesto culturale di riferimento. Infatti, il nostro modo di esprimere le emozioni e i pensieri è un po’ diverso da quello delle persone italiane, e per questo è più facile sentirci comprese da chi proviene dal nostro stesso Paese. È importante, inoltre, offrire sostegno psicologico anche agli adolescenti e ai preadolescenti, che a volte hanno problemi con la scuola e lo studio o attraversano momenti di disagio”.

Vesela menziona anche l’importanza di facilitare l’accesso ai servizi sanitari. “Molte persone, bambine e bambini compresi, arrivano dall’Ucraina con disabilità o problemi di salute causati dalle esperienze vissute durante la guerra”, racconta. “In questi casi è fondamentale, a maggior ragione, aiutarle a orientarsi nel sistema sanitario italiano e completare tutta la documentazione necessaria rapidamente, così che possano ricevere le cure necessarie il prima possibile”.

Come sottolinea la prima delle nostre intervistate, l’associazione svolge anche un ruolo importante nel creare relazioni tra le persone. “Molte donne si conoscono qui per la prima volta, costruiscono una rete di sostegno reciproco e si aiutano tra loro, anche semplicemente condividendo le conoscenze che hanno acquisito o aiutandosi a vicenda nella ricerca del lavoro. Arrivare da sole in un Paese nuovo è molto complicato; perciò, affrontare insieme le difficoltà rende tutto un po’ più facile e permette di integrarsi meglio anche nella società italiana. Inoltre, attraverso i social, riceviamo richieste di aiuto anche da parte di donne che si trovano ancora in Ucraina, le quali chiedono informazioni in vista della partenza.

Il nostro obiettivo è continuare a crescere e riuscire a sviluppare nuovi progetti di accoglienza. Vorremmo, per esempio, ottenere fondi per creare convenzioni che facilitino l’accesso agli affitti e magari aprire un centro dedicato alla gestione delle situazioni più difficili.

In questi anni abbiamo infatti incontrato storie molto diverse. Tante persone non possono o non desiderano lasciare il loro Paese. Alcune famiglie decidono di restare in Ucraina per assistere parenti anziani o perché non vogliono abbandonare la propria casa. Altre giungono in Italia sperando un giorno di tornare in Ucraina dopo la fine della guerra, considerando temporanea la loro permanenza qui.
Altre, invece, desiderano restare in Italia, soprattutto quelle in cui i figli hanno iniziato il percorso scolastico qui e hanno imparato la lingua. Certo, ricominciare è difficile: bisogna trovare un posto in cui vivere, un lavoro, una nuova stabilità. Ma ciò che più conta, per noi, è permettere ai bambini e alle bambine di vivere una vita tranquilla e lontana dallo stress della guerra. Il nostro futuro, in fondo, sono loro”.

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