SOCIETÀ

Più studentesse in materie STEM nei paesi arabi ma c’è bisogno di un cambiamento alla base

C’è una tendenza che si sta affermando negli ultimi anni, soprattutto nei paesi arabi: le ragazze sono più a loro agio con le materie STEM rispetto ai ragazzi. In alcuni stati, infatti, la percentuale di studentesse laureate è maggiore rispetto alla controparte: Giordania, Qatar ed Emirati Arabi registrano numeri promettenti, superando a volte anche quelli delle società occidentali. Pur essendo un dato di fatto che le donne nel mondo arabo abbiano meno opportunità e libertà rispetto agli uomini e che la loro entrata nel mondo del lavoro sia dettata da restrizioni di tipo sociale, ci sono piccoli passi in avanti nell’ambito accademico che fanno sperare in un futuro più equo. 

Come spiega Sumaya bint El Hassan, Principessa di Giordania e presidente della Royal Scientific Society di Amman, nella dottrina islamica non ci sono limiti nell’educazione delle donne: infatti, viene incentivata l’acquisizione della conoscenza per tutti i credenti. Un esempio è l’università Al-Qarawiyyin di Fès, in Maracco, che venne fondata del 859 d.C. da Fatima al-Fihriyya, donna araba che si dedicò allo studio della giurisprudenza islamica e alle tradizioni relative al profeta Maometto.

Tuttavia, anche nei paesi arabi le donne trovano difficoltà con il procedere della propria carriera accademica e con l’entrata nel mondo del lavoro. I finanziamenti statali per la ricerca sono molto più bassi rispetto ad altre aree geografiche: per le ricercatrici, infatti, è quasi impossibile portare avanti il proprio lavoro rimanendo vicino a casa e in alcuni casi le pressioni della famiglia schiacciano le ambizioni accademiche e lavorative. 

Flavia Zucco, fondatrice dell’associazione Donne e Scienza ed ex direttrice dell’Istituto di Neurobiologia e Medicina molecolare del CNR di Roma nonché membro di diverse commissioni e progetti nazionali e internazionali relativi a questo ambito, ci racconta che ci sono due fattori importanti da tenere in considerazione: il primo è l’accesso all’educazione sin dall’infanzia, prendendo in considerazione anche l’aspetto economico oltre a quello di genere, mentre il secondo riguarda il ruolo della donna all’interno della società.

Secondo il Global education monitoring report 2019 relativo al gender gap nell'istruzione, la situazione a livello mondiale è ancora negativa: solo due paesi su tre hanno raggiunto la parità nella scuola primaria mentre uno su due nella scuola secondaria di primo grado. Le percentuali diminuiscono con l’avanzare della carriera scolastica, per esempio dal 2000 la situazione nelle scuole secondarie di secondo grado non è cambiata, rimanendo ferma a un paese su quattro. Uno dei motivi principali di questa disparità è la visione della donna come moglie e caregiver: Oltre un quarto delle persone pensa che l’istruzione universitaria sia più importante per i ragazzi. 

Percentuale di bambine e ragazze in età scolare che non frequentano la scuola. Dati: UNESCO eAtlas of Gender Inequality in Education

Il report, condotto dall’Unesco e dall’UNGEI, United Nations Girl’s Education Initiative, mette in chiaro che il cambiamento deve avvenire attraverso un forte impegno politico, abolendo ad esempio le leggi che permettono il fenomeno delle spose bambine e l’esclusione delle ragazze in gravidanza dall’istruzione.

Non solo: gli autori del report aggiungono anche altri aspetti da migliorare per poter avere una parità di genere nella scuola. Il bullismo, l’educazione sessuale e le strutture igieniche essenziali per la gestione del ciclo mestruale sono tra i principali fattori che contribuiscono all’esclusione delle bambine e delle ragazze all’istruzione.

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