UNIVERSITÀ E SCUOLA

Tasse universitarie: più opportunità per i redditi bassi

di Daniele Mont D'Arpizio

Aumenta in tutta Italia la platea degli studenti che non pagano tasse universitarie: effetto anche della legge di bilancio del 2016 (232/2016), che a partire dall’anno scorso ha previsto un’esenzione totale per chi aveva una famiglia con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 13.000 euro.

Una decisione presa dal precedente Parlamento per dare anche a chi viene da famiglie meno abbienti l’opportunità di proseguire gli studi, ma anche per dare uno scossone al numero di laureati, che vede l’Italia costantemente agli ultimi posti tra i Paesi sviluppati in tutte le classifiche internazionali.

Una boccata d’aria per tanti studenti in un Paese in cui fare l’università è ancora troppo costoso, a patto però di essere a posto con gli studi. Come si legge nell’ultimo Bando contribuzione studentesca ed esoneri dell’università di Padova, oltre al requisito di reddito bisogna infatti soddisfare anche quelli di tempo e di merito: essere al massimo un anno fuori corso e fare esami (nessuno ovviamente al momento dell’iscrizione, poi almeno 10 crediti il primo anno e 25 i successivi). In caso di soddisfacimento del solo requisito di merito è comunque previsto un contributo onnicomprensivo con un valore massimo di 200 euro.

L’applicazione della misura ha comportato, solamente a Padova, un aumento di 2.400 studenti che quest’anno non hanno dovuto versare alcun contributo. A questi si aggiungono, secondo i dati forniti dall’ufficio Servizi agli studenti dell’università di Padova, 6.300 esoneri totali per studenti idonei all’assegnazione borsa di studio e 700 per altre tipologie (per studenti con disabilità, studenti internazionali o in regime di detenzione, dipendenti universitari…). È inoltre previsto l’esonero parziale per chi ha l’Isee compreso tra 13.000 e 30.000 euro (9.950 studenti) e in altri casi previsti dall’ateneo (studenti lavoratori, a regime parziale o con particolari condizioni di merito, studentesse in maternità: circa 3.700 persone).

Dal punto di vista del bilancio dell’ateneo, per il momento non ci sono conseguenze negative: “Un leggero aumento dei contributi per le fasce di redito più alte è riuscito a compensare il minor introito – spiega a Il Bo Live Renzo Guolo, prorettore alle condizioni di lavoro e di studio –; tra l’altro già l’anno precedente avevamo fatto una riforma importante in cui avevamo redistribuito il carico di contributi, con un risparmio fino a 200 euro per studente. Dal punto di vista della squadra di governo si trattava di una manovra anticongiunturale per favorire il diritto allo studio”.

Non possono essere le università a pagare i costi di questi provvedimenti, e nemmeno gli studenti in termini di servizi peggiori Renzo Guolo

Già a partire dal 2016 infatti l’università di Padova di propria iniziativa aveva esentato gli studenti con un Isee fino 6.500 euro: “Siamo anche favorevoli a un ulteriore ampliamento della no tax area e del diritto allo studio, consapevoli che istruzione e formazione sono fattori di sviluppo decisivi non solo per giovani ma anche per il Paese. Servono però più trasferimenti da parte dello Stato: non possono essere le università a pagare i costi di questi provvedimenti, e nemmeno gli studenti in termini di servizi peggiori”. Nel ‘contratto di governo’ siglato da Lega e Movimento 5 Stelle si parla di no tax area e di altri provvedimenti che aumentano i costi, per cui probabilmente non basteranno gli ulteriori 55 milioni di euro già previsti nell’ultima legge di bilancio per le ultime misure. “C’è il paradosso che gli atenei sono considerati autonomi, ma poi di fatto non lo sono dal momento che devono far fronte a misure legislative che possono metterli in difficoltà. Il sistema italiano è già uno dei meno finanziati a livello europeo”.

Del resto le esenzioni da sole non bastano: spesso il problema non è rappresentato solo dalle tasse, ma anche dalla scarsità di finanziamenti specifici per gli studenti. “Le borse di studio dipendono da leggi nazionali – continua Guolo – ma stiamo cercando di incrementare anche le borse per merito, anche grazie a iniziative come le ‘Mille e una lode’”. Si tratta di 1.000 borse per merito del valore di 1.000 euro ciascuna in servizi, assegnate da quest’anno ai migliori studenti (circa il 3% per ciascun corso di studio) e da spendere in opportunità di studio all'estero (anche tramite l’integrazione della borsa Erasmus), stage e tirocini o attività di tutorato. Lo studente non deve presentare alcuna domanda, poiché la selezione avviene d’ufficio. “Vogliamo far capire a chi si iscrive che ci sono diverse opportunità; faremmo anche di più se avessimo più risorse, ma dobbiamo tenere in equilibrio diversi fattori per garantire agli studenti la qualità dei servizi”.

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